Ieri non potendo essere presente per ragioni personali ho seguito a distanza la discussione del consiglio comunale sul progetto Basi Blu (QUI) proposto per l'Arsenale Militare spezzino. La maggioranza ha cercato di dimostrare la sua presunta incompetenza amministrativa in materia e tirando fuori la questione dello stato di pericolo internazionale legato alla guerra in Ucraina.
Il post che segue dimostra, al contrario di cosa pensa la
maggioranza, quanto segue:
1. non è vero che il Comune e la Regione non abbiamo competenze in materia. Non
lo dico io lo dice il Codice dell'Ordinamento Militare (QUI).
2. occorre impostare un protocollo usando le suddette norme (non basta un
generico tavolo informale) per impostare una metodologia per valutare in una
logica di un corretto rapporto Arsenale militare e città.
3. quindi nessuno vuole lasciare l'Arsenale abbandonato a se stesso ma non
disperdere l'occasione di una revisione di queste aree recuperando spazzi per
la città che non servono più alla Marina proprio perché oggi la
4. con tutto quanto sopra francamente la guerra in Ucraina, pur nella sua
drammaticità, non c'entra un tubo d'altronde se così non fosse perché stiamo
discutendo del progetto Basi Blu? Non mi si venga a dire quindi che una
razionalizzazione degli spazi dell'Arsenale metterebbe in crisi il ruolo
dell'Italia nella Nato rispetto alla situazione internazionale attuale, cadremmo
nel ridicolo!
Quindi per evitare alibi alla classe politica e burocratica spezzina e ligure, la conseguente domanda cui provo a rispondere è: ci sono
gli strumenti nelle leggi vigenti per permettere alle autorità civili di
avviare un confronto paritetico con il futuro delle aree militari spezzine?
Intanto sarebbe fondamentale che il governo e in particolare il Ministero della Difesa non continuassero a comportarsi come una succursale delle autorità militari a volte addirittura sembrano i loro rappresentanti corporativi; comunque, lasciando per un momento perdere questioni di politica nazionale (tutt’altro che secondarie sia chiaro) e tornando al locale, quello che voglio dimostrare in questo post è che un progetto come quello di Basi Blu non è fuori da ogni controllo delle autorità civili nella sua programmazione pianificazione ed esecuzione.
Vediamo perché:
L’articolo 322 del Codice dell’Ordinamento Militare al comma 1 recita: “In ciascuna regione é costituito un Comitato misto paritetico di reciproca consultazione per l'esame, anche con proposte alternative della regione e dell'autorità militare, dei problemi connessi all'armonizzazione tra i piani di assetto territoriale e di sviluppo economico e sociale della regione e delle aree subregionali e i programmi delle installazioni militari e delle conseguenti limitazioni.”
Quindi questo Comitato non
si occupa di “giuramenti in piazza” ma di pianificazione sul futuro
delle aree militari. Il ruolo di questo comitato viene riconosciuto anche dallo
studio di prefattibilità ambientale (pagina 20) che accompagna il progetto Basi
Blu.
Il comma 2 articolo 352
del Codice dell’Ordinamento Militare prevede che per i progetti urbanistici
ed edilizi in aree militari la Regione può richiedere il parere di detto
Comitato Misto.
Non solo ma l’articolo 358
del Codice dell’Ordinamento Militare prevede che agli strumenti di
pianificazione in aree militari si possa tranquillamente applicare la
Valutazione Ambientale Strategica ( VAS, prevista per i piani e programmi) salvo
che con apposito Decreto del Ministero della Difesa (ecco quindi il ruolo
sempre della politica) si dimostri che possa pregiudicare scopo di difesa
nazionale. Comunque, prima di questo Decreto, afferma sempre detto articolo 358,
“l'autorità competente in sede statale valuta caso per caso i progetti
relativi a opere e interventi destinati esclusivamente a scopo di difesa nazionale
ai fini della valutazione di impatto ambientale”, dove per autorità
competente si intende il Ministero dell’Ambiente ovviamente.
Quindi viene in gioco il
concetto di opere di interesse per la difesa nazionale Corte Costituzionale che ha infatti escluso che possa, ai fini dell’individuazione di tale tipologia di opere, considerarsi sufficiente il solo criterio soggettivo, “cioè la natura militare dell’Amministrazione interessata ai lavori”, essendo viceversa necessaria la contestuale presenza di specifiche caratteristiche oggettive - teleologiche, finalizzate proprio alla difesa e alla sicurezza del paese" (sentenza n. 150 dell’1.4.1992).
Quindi nessun automatismo ma un verifica
caso per caso con un ruolo quindi attivo delle autorità civili statali in primo
luogo Ministero della Difesa.
UN METODO PER AFFRONTARE LA APPROVAZIONE E ATTUAZIONE DEL PROGETTO BASI BLU
Per ora il Progetto Basi
Blù anche nello studio di prefattibilità ambientale (termine peraltro non
previsto dalla normativa sulla VAS ma solo quella sugli appalti pubblici e già
questo la dice lunga) viene visto come una sommatoria di interventi decisi autonomamente
dal proponente (MINISTERO DELLA DIFESA SEGRETARIATO GENERALE DELLA DIFESA E
DIREZIONE NAZIONALE DEGLI ARMAMENTI) e non come uno strumento di pianificazione
complessiva sia dell’area intera dell’Arsenale che del suo rapporto con la
città. Non solo ma questa visione di sommatoria di progetti e non di strumento
di pianificazione emerge ancora dal citato studio di prefattibilità ambientale
dove si prevede solo la applicazione della VIA e non della VAS.
Da queste norme e dalla
giurisprudenza costituzionale sopra riportata emerge chiaramente come il
progetto Basi Blu possa essere oggetto di un percorso paritetico autorità
civile e militari che permetta di garantire un ruolo agli interessi generali
della città oltre a quelli dell’Arsenale Militare attraverso:
1. un protocollo procedurale approvato dal Comitato
Paritetico regionale che definisce i passaggi istituzionali, le modalità di
valutazione, i percorsi partecipativi per arrivare ad un progetto condiviso con
la città che recuperi spazi vitali alla stessa non più necessari alle autorità
militari
2. la necessaria applicazione di strumenti di
valutazione ambientale strategica (VAS) che dia un ruolo anche a scenari di utilizzo
alternativo di aree dell’Arsenale non strettamente necessarie alla difesa
nazionale come interpretata dal Ministero della Difesa.
3. quanto elencato ai primi due punti potrebbe essere
supportato dall’Osservatorio regionale ambientale istituito nel 2018 opportunamente
riordinato come ho spiegato QUI.
Concludendo come si vede i
presupposti formali ci sono tutti quella che manca e continua a mancare da molti
anni è la volontà politica di chi governa o ha governato sia a livello
nazionale che regionale e locale. Da qui occorre ripartire altrimenti si
prendono per il culo gli spezzini per l’ennesima volta.
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