sabato 24 gennaio 2015

Fanghi dal Lagora: riutilizzo “fai da te”nella discarica di Pitelli

La notizia del giorno riportata dal Secolo XIX di oggi (con la solita ottima inchiesta della giornalista Sondra Coggio) è che i fanghi scavati nel Lagora e utilizzati per i riempimenti della discarica in località Pitelli non sono stati analizzati dall’Arpal ma da una ditta privata (come risulta QUI). L’Arpal ha però dato un parere favorevole successivo: vedi QUI, parere fondato solo sulla analisi delle carte prodotte dai privati non certo  su indagini sul posto ovviamente.

La notizia è emersa dalla conferenza di sintesi della Commissione Parlamentare di Inchiesta sui rifiuti nella sua visita al sito di Pitelli. 

Tutto questo accade non casualmente ma grazie ad una normativa recente (citata peraltro all’inizio della relazione della ditta che ha fatto l’analisi dei fanghi: articolo 41bis legge 98/2013) che ha allargato moltissimo le maglie di tutela ambientale delle operazioni di recupero delle terre da scavo.  Normativa e vicenda dei fanghi del Lagora di cui avevo già trattato in un post dello scorso 8 ottobre 2014.

Il riutilizzo dei materiali scavati nella discarica in località Pitelli è avvenuto con semplice autocertificazione dei proponenti ed  un parere dell’Arpal seguendo la procedura prevista per i cantieri minori quelli che producono meno di 6.000 m3 di materiale scavato come previsto peraltro dalla leggina del 2013 che facilita moltissimo queste operazioni

In particolare per caratterizzare (capire cioè quanto e se sono inquinati e inquinanti) i materiali scavati,  sono stati presi in considerazione solo una parte dei limiti inquinanti previsti dalla normativa sulle bonifiche  e cioè quelli che riguardano i terreni. Non sono stati utilizzati quelli previsti per le acque sotterranee. Questo è un grosso limite tanto più nel caso specifico sono stati asportati fanghi da due torrenti.  

Quanto sopra, è dovuto proprio ad uno dei limiti della normativa semplificatoria sopra citata.

Questo limite è stato recentemente solo in parte superato da una Circolare del Ministero dell’Ambiente che ha previsto la necessità di valutare anche i parametri inquinanti per le acque sotterranee anche se con una interpretazione che parrebbe rimettere questa possibilità al confronto tra proponente/esecutore dell’utilizzo del materiale da scavo e l’Agenzia per la Protezione Ambientale (ARPA) competente per territorio.


Per una prima analisi sintetica dei limiti di questa normativa vedi questo mio post QUI.  Se qualcuno ha voglia di approfondire questa normativa lo invito a leggere il mio commento QUI



Da questa vicenda emergono tre dati molto inquietanti.

Il primo è che il Comune di Spezia ha dimostrato per l’ennesima volta di avere un comportamento amministrativo poco trasparente in una vicenda delicatissima come quella della bonifica del sito di Pitelli, ma come dire questa non è una novità, vedi da ultimo QUI. Infatti se è pur vero che la legge permette una procedura così permissiva è altrettanto vero che il Comune avrebbe potuto chiedere che le analisi non fossero fatte da privati ma all'Arpal con la supervisione di un tecnico concordato con cittadini e associazioni ambientalisti. Il tutto proprio per sgombrare il campo da ogni sospetto. Così non è stato peraltro per l'ennesima volta. 

Il secondo ancora più grave è che negli ultimi anni alla cattiva gestione dei rifiuti e delle bonifiche dei siti inquinati si è aggiunta una normativa sempre più confusa e permissiva che rischia non solo di non realizzare l’obiettivo delle bonifiche ma addirittura di peggiorare la situazione attuale, vedi  QUISu tutte la norma del decreto legge sblocca Italia che, nel silenzio anche dei commissari della Commissione Parlamentare di Inchiesta sui rifiuti, ha previsto (articolo 34)  di applicare le procedure semplificate in materia di appalti pubblici per lo svolgimento delle gare di assegnazione dei lavori di bonifica sia nei siti di interesse nazionale (SIN)  che in quelli di interesse regionale (SIR), come ho spiegato in questo post QUI.


Il terzo è la progressiva privatizzazione dei controlli pubblici in materia ambientale, e non solo, come ho sottolineato già da tempo, vedi  QUI




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