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domenica 1 febbraio 2026

Il nuovo Decreto su sversamento di materiali in mare: la lobby dei porti contro l’ambiente

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica il Decreto Ministero dell’Ambiente  16 dicembre 2025 (QUI) che contiene il nuovo allegato (DI SEGUITO NUOVO ALLEGATO TECNICO) che sostituisce l’allegato tecnico (DI SEGUITO VECCHIO ALLEGATO TECNICO) al Decreto Ministero Ambiente n° 173 del 15 luglio 2016 (QUI): “Regolamento recante modalità e criteri tecnici per l'autorizzazione all'immersione in mare dei materiali di escavo di fondali marini.”

Di seguito nel post che segue:

1. Parte I: la storia del percorso lobbystico che ha portato alla predisposizione del nuovo allegato tecnico;

2. Parte II: una sintesi delle novità peggiorative del nuovo allegato tecnico rispetto a quello vecchio; 

3. Parte III: Analisi puntuale del nuovo allegato tecnico attraverso il confronto con il vecchio allegato tecnico per mettere in rilievo le criticità e le parti cancellate nella nuova versione per rendere sempre più facili i dragaggi ma non certo più sostenibili per l’ambiente come vedremo e come già sottolineato QUI.

Evidentemente la vicenda dei dragaggi del porto di Spezia di qualche anno che ha portato alla prima sentenza della Cassazione penale del 2016 (QUI) di applicazione del nuovo delitto di inquinamento ambientale, non ha insegnato nulla al nostro Governo!

martedì 1 luglio 2025

Il neocommissario del porto spezzino dimentica che il porto è ospite di un golfo

Il nuovo Commissario della Autorità di Sistema Portuale Spezia/Carrara in una intervista oggi sul Secolo XIX inizia il suo mandato in continuità con la "cultura" dei Presidenti precedenti, affermando:

1. "l’Autorità di sistema Portuale deve diventare un facilitatore delle opere portuali"

2. "semplificare e accelerare i dragaggi"

3. "la sostenibilità del porto si lega alla zona logistica semplificata".

Davvero il ruolo di una Autorità di sistema portuale deve essere esercitato secondo le suddette priorità? Io non credo proprio sia per ragioni di fatto ma anche di diritto ma soprattutto per una ragione che questo signore dimentica (volutamente o meno): il porto è ospite dell’ecosistema golfo non il contrario!

Ma vediamo meglio la inconsistenza giuridica e sostanziale delle affermazioni del neocommissario sopra riportate…

giovedì 12 giugno 2025

Nuovi dragaggi nel porto di Spezia: possibile omessa bonifica e violazione codici appalti pubblici

Nelle note che seguono dimostro la potenziale gravissima illegittimità e illegalità della assegnazione diretta senza gara, da parte della Autorità di Sistema Portuale spezzina, ex Decreto Commissario Autorità di sistema Portuale n°9 del 20/1/2025 "REDAZIONE DEL PROGETTO ESECUTIVO RELATIVO ALL'INTERVENTO DI BONIFICA DEI FONDALI DEL MOLO ITALIA ANTISTANTI IL MOLO GARIBALDI". Queste motivazioni sono state depositate prima della udienza di archiviazione in Tribunale a Spezia ma ovviamente non sono state minimamente prese in considerazione dal Giudice, ora vedremo come andrà l’udienza del prossimo 1° luglio il reclamo presentato da varie associazioni ambientaliste tramite l’avvocato Valentina Antonini e il supporto tecnico legale del sottoscritto.

mercoledì 11 giugno 2025

Nuove regole per i dragaggi: il porto ha una lobby il mare no!

Presentato dal Ministero dell’Ambiente il nuovo allegato (QUI) che sostituirà l’allegato tecnico al Decreto Ministero Ambiente n° 173 del 15 luglio 2016 (QUI): “Regolamento recante modalità e criteri tecnici per l'autorizzazione all'immersione in mare dei materiali di escavo di fondali marini.”

Di seguito nel post che segue in premessa una sintesi del percorso lobbystico che ha portato alla predisposizione del nuovo allegato tecnico e successivamente una un’analisi del nuovo allegato tecnico attraverso il confronto con il vigente allegato tecnico per mettere in rilievo le criticità e le parti cancellate nella nuova versione per rendere sempre più facili i dragaggi ma non certo più sostenibili per l’ambiente come vedremo e come già sottolineato QUI.

Evidentemente la vicenda dei dragaggi del porto di Spezia di qualche anno che ha portato alla prima sentenza della Cassazione penale del 2016 (QUI) di applicazione del nuovo delitto di inquinamento ambientale, non ha insegnato nulla al nostro Governo!

sabato 10 maggio 2025

La mia relazione al Convegno sulla inchiesta penale per le emissioni delle navi nel porto spezzino

Come è noto, l’inchiesta penale sulle emissioni anomale, sia sonore che aeriformi, dalle navi da crociera nel porto di Spezia per ora è stata archiviata. Le associazioni promotrici della inchiesta hanno deciso di presentare reclamo contro la decisione di archiviazione.

Non so come finirà questa nuova azione legale, e non vi nascondo che sono scettico perché conosco bene il potere trasversale che da decenni governa questa città e ha stravolto il nostro golfo. Stravolto, nonostante le nostre richieste pluridecennali di equilibrio tra i vari interessi in campo. Richieste sostanziate da proposte concrete di una armonizzazione degli interessi portuali con quelli del resto della città.

Se non partiamo dalla storia (anche relativamente recente) non capiamo neppure la situazione attuale e le difficoltà a far rispettare le norme ambientali e la giurisprudenza in materia di inquinamento atmosferico e non solo.

La storia serve anche a sfatare la bugia che politici, amministratori, operatori portuali e burocrati continuano a far girare: “chi critica il porto sono quelli del no”. Dopo questa breve ricostruzione storica il mio post analizza criticamente le motivazioni che hanno portato il Giudice del tribunale spezzino ad archiviare la suddetta inchiesta e quindi i motivi che hanno portato alla presentazione del reclamo da parte delle associazioni esponenti. 

mercoledì 12 marzo 2025

Rigassificatore di Panigaglia la Commissione VIA chiede integrazioni che confermano la necessità di una VIA ordinaria

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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

È in corso presso il Ministero dell’Ambiente e sicurezza energetica (QUI) la procedura di verifica di assoggettabilità (di seguito screening) a Valutazione di Impatto Ambientale (di seguito VIA) del progetto di Ammodernamento ed adeguamento del rigassificatore di Panigaglia.

In data 3 marzo la Commissione tecnica del Ministero dell’Ambiente che sta gestendo la istruttoria di verifica di assoggettabilità ha notificato a GNL Italia- Snam una serie di richieste di integrazioni (per il testo completo QUI) al progetto di ampliamento del rigassificatore confermano la necessità di inviare alla più complessa e rigorosa procedura di VIA ordinaria di detto progetto.

Peraltro, sulla necessità della VIA ordinaria per questo progetto avevo già scritto QUI,mentre in questo nuovo post analizzo i criteri di legge per lo svolgimento della verifica di assoggettabilità a VIA alla luce delle integrazioni chieste dalla Commissione Ministeriale

La mia interpretazione di queste richieste di integrazioni è che siano più un tentativo di aiutare GNL Italia di migliorare il proprio progetto di ampliamento del rigassificatore ai fini di ottenerne l’autorizzazione e soprattutto e prima di tutto la esclusione della VIA ordinaria.

La verifica di assoggettabilità a VIA come definita dall’articolo 5 del DLgs (QUI) 152/2006 ha la finalità di: “valutare, ove previsto, se un progetto determina potenziali impatti ambientali significativi e negativi e deve quindi essere sottoposto al procedimento di VIA”. 

Come dimostrerò nel seguito del post paradossalmente le stesse richieste di integrazioni della Commissione VIA confermano la necessità di inviare alla più complessa e rigorosa procedura di VIA ordinaria di detto progetto.  Quindi più che integrazioni la Commissione del Ministero avrebbe dovuto esprimere un parere di assoggettamento a VIA ordinaria del progetto di GNL Italia. Peraltro, sulla necessità della VIA ordinaria per questo progetto avevo già scritto QUI fin dall’avvio del procedimento di verifica di assoggettabilità.

Premesso quanto sopra nel post analizzerò criticamente le più significative richieste di integrazioni della Commissione che riproduco in maiuscolo seguite dalle mie considerazioni …

mercoledì 18 dicembre 2024

Lo sversamento per la diga di Genova di fanghi di dragaggio e altri materiali terrestri è legge!

Convertito il Decreto Legge 153/2024 nella legge 191/2024 (pubblicata lo scorso 16 dicembre QUI) che contiene, come illustrerò di seguito, una norma (QUI

La legge di conversione 91/2024 ha un titolo kilometrico che inizia con un incipit apparentemente rassicurante “Disposizioni urgenti per la tutela ambientale del Paese”.

In particolare, l’articolo 5 della legge 191/2024 ha una rubrica dal titolo “Misure urgenti per la promozione di politiche di sostenibilità ambientale ed economia circolare nell’ambito della realizzazione degli interventi infrastrutturali”.

L'articolo 5 modifica la legge 130/2018 (QUI) ed in particolare l’articolo 9-bis (Semplificazione delle procedure di intervento dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale). L’articolo 9-bis definisce, nella sua versione attuale, i compiti del Commissario Straordinario per l’adozione del Programma straordinario di investimenti urgenti per la ripresa e lo sviluppo del porto e delle relative infrastrutture di accessibilità.

Tra i compiti rientranti in detto programma c’è anche quello della realizzazione della diga per il porto di Genova finalizzata a potenziare l’accesso allo scalo ligure di navi portacontainer di maggiori dimensioni. Programma che comprende anche il Piano per la gestione integrata e circolare dei rifiuti e materiali che ne garantisca il miglior utilizzo che sarà sversato nei vasconi della futura diga del porto di Genova (da qui piano di riutilizzo).

Vediamo nel post che segue:

1. una sintesi di questa nuova normativa che disciplina in modo derogatorio rispetto alle precedenti norme ambientali la attività di dragaggio e riutilizzo del materiale dragato in mare

2. da dove origina questa nuova normativa

3. una analisi puntuale del contenuto di questo normativa e delle sue criticità rispetto alla normativa ad oggi previgente in materia

giovedì 12 dicembre 2024

Operatori portuali: chiedono ancora deroghe e semplificazioni normative. Hanno la memoria corta!

Ancora richieste, questa volta da parte della Federazione Nazionale delle Imprese di Spedizioni Internazionali (QUI), di semplificazioni e deroghe alle norme sulla disciplina della portualità. 

Si mettono dentro alla richiesta di semplificazioni: pianificazione, autorizzazioni ai progetti, enti di controllo. Poi la parolina magica “un sistema normativo moderno e competitivo”, vedi alla voce non applicare o limitarne il rispetto delle recenti norme europee sulle emissioni delle navi sia per gli inquinanti in generale che per i gas serra (QUI). 

Deroghe e semplificazioni: alle norme europee sui combustibili per il trasporto marittimo (QUI), alle norme internazionali del Comitato per la protezione dell’Ambiente Marino (MPEC) QUI. Il tutto rimuovendo documenti e studi : come quelli della UE sui limiti ed i controlli inadeguati sulle emissioni delle navi QUI, il Rapporto Unctad che conferma come le emissioni di gas serra del settore sono aumentate ulteriormente del 20% nell’ultimo decennio QUI, ai quali mi permetto di aggiungere una mia ricerca sulle criticità delle inquinamento da trasporto marittimo a livello internazionale QUI. Per non parlare di quanto emerso nel Convegno di Livorno dello scorso ottobre alla presenza di esperti a livello internazionale (QUI).

Nonostante i dati e gli atti inoppugnabili sopra ricordati sinteticamente gli operatori portuali continuano a chiedere deroghe e semplificazioni normativa. 

Evidentemente a questi signori le deroghe e semplificazioni già approvate non bastano e allora gliele ricordo io nel seguito del post

lunedì 14 ottobre 2024

Diga di Genova una norma speciale per sversare i fanghi di dragaggio: analisi critica

Il Governo Meloni sta per licenziare un Decreto-legge dal titolo kilometrico che inizia con un incipit apparentemente rassicurante “Disposizioni urgenti per la tutela ambientale del Paese” per poi rivelare, ad una lettura nell’articolato, delle perle che con la tutela ambientale c’entrano come i “cavoli a merenda”.

In particolare, l’articolo 6 di questo Decreto-Legge ha una rubrica dal titolo “Misure urgenti per la promozione di politiche di sostenibilità ambientale ed economia circolare nell’ambito della realizzazione degli interventi infrastrutturali”. Se andiamo nel merito del testo di questo articolo troveremo l’ennesimo esempio di come il nostro legislatore utilizzi le paroline magiche circolare e sostenibilità per nascondere obiettivi esattamente opposti a quelli dichiarati.

Ma veniamo al contenuto di questo articolo 6. La norma modifica la legge 130/2018 (QUI) ed in particolare l’articolo 9-bis (Semplificazione delle procedure di intervento dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale). L’articolo 9-bis definisce, nella sua versione attuale (QUI), i compiti del Commissario Straordinario per l’adozione del programma straordinario di investimenti urgenti per la ripresa e lo sviluppo del porto e delle relative infrastrutture di accessibilità.

Tra i compiti rientranti in detto programma c’è anche quello della realizzazione della diga per il porto di Genova finalizzata a potenziare l’accesso allo scalo ligure di navi portacontainer di maggiori dimensioni. 

P.S. la proposta del Decreto Legge suddetto è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Alla fine di questo post troverete un commento al testo definitivo della norma (QUI) che tratta dello sversamento nei vasconi per realizzare della diga di Genova. 

mercoledì 2 ottobre 2024

Dragaggi in Arsenale Militare la normativa che va rispettata

Come risulta dal Secolo XIX di oggi sono stati pubblicati i bandi per lavori di consolidamento e modellazione del fondale nel bacino dell’Arsenale militare spezzino. Si tratta in particolare di un investimento di ulteriori 291 mila euro, per «attività di spostamento dei sedimenti fangosi e di modellazione del fondale della darsena interna».

Insomma, materiale di derivazione di necessari dragaggi finalizzati all’adeguamento della base all’accosto di navi di dimensioni più moderne e più grandi, rispetto a quelle del passato.

I politici (deputati e senatori di maggioranza) che contano si fanno belli sui finanziamenti stanziati per questi interventi ma nulla dicono sulle procedure da rispettare per evitare ulteriori danni ambientali al nostro golfo.

Visto quanto sopra ci provo io a ricordarglielo... 

giovedì 1 agosto 2024

Inchiesta dragaggi a Genova e lo specchio per le allodole del piano nazionale dragaggi “sostenibili”

Come è noto (vedi titolo articolo del Secolo XIX) la Procura del Tribunale di Genova ha aperto una inchiesta sullo sversamento nel canale tra la diga foranea e l’aereoporto di Genova di materiale dai dragaggi per un totale di 700.000 m3.

L’accusa risulta essere quella di avere smaltito illegalmente rifiuti potenzialmente classificati come pericolosi.

Subito sono partite le richieste di operatori e rappresentanti vari del mondo della portualità per applicare normative che “aiutino” a realizzare in sicurezza (per chi?) le operazioni di dragaggio. Leggo l’intervento di un autorevole ufficiale della MMI (QUI) che contesta la mancata approvazione  soprattutto attuazione del Piano Nazionale dei dragaggi.

Davvero il problema dei dragaggi deve essere affrontato in questo modo? Ma soprattutto in cosa consiste questo piano nazionale dei dragaggi? Perchè invece di cercare deroghe alle norme ambientali, come vedremo, non si mette al centro di ogni percorso decisionale prima di tutto la tutela di un bene collettivo come il nostro mare e le nostre coste?

 

lunedì 13 maggio 2024

LE RADICI LEGISLATIVE E POLITICHE DELLA INCHIESTA SUI PORTI LIGURI. RIDOTTI O CANCELLATI I PRESIDI DI LEGALITÀ E TRASPARENZA

Dopo l’apertura della inchiesta che ha coinvolto il Presidente della Regione Liguria operatori portuali ex dirigenti o commissari della Autorità portuale Genovese, leggo in questi giorni commenti dei giornalisti ed esperti, presunti o reali, che usano toni scandalizzati e preoccupati per quello che sta emergendo sulla gestione del porto di Genova.

La responsabilità penale è personale e verrà vagliata dalla magistratura ma nessuno di questi signori coglie uno dei nodi centrali che sta dietro la vicenda giudiziaria

Il nodo riguarda il modo in cui il legislatore ha, in questi anni, disciplinato la gestione delle aree portuale e il loro sviluppo, norme dettate dalle lobby portuale. D’altronde giornalisti che svolgano inchieste preventive autonome e indipendenti ormai si contano sulle dita di una mano almeno in Liguria. I politici invece si limitano a seconda della parte dove sono collocati a fare il tifo contro l’inchiesta oppure a favore della stessa. D'altronde una classe politica di posteggiatori, che ha sempre subito in questi anni le decisioni delle lobby portuali e non solo queste, non poteva e non può  andare oltre il tifo.

In questi anni, complice la stragrande maggioranza della classe politica di maggioranza o di opposizione, grazie alle normative semplificatorie le aree portuali e retroportuali e i rapporti porti città sono state trasformate/i in terra di conquista dei terminalisti (di conseguenza di scambio di favori tra operatori, burocrati e politici vari). 

Il tutto come se invece che aree demaniali statali o addirittura comunali fossero parte di uno stato indipendente controllato da una burocrazia pubblica e operatori portuali fuori da ogni circuito democratico. Non casualmente quindi è stata eliminato il potere di approvazione dei piani regolatori di sistema portuale da parte delle Assemblee elettive delle Regioni, mentre gli amministratori locali e regionali sono diventati poco di più di piazzisti immobilari.


Vediamole queste pseudo riforme (io le definirei colpi di mano) sui porti italiani…

giovedì 23 novembre 2023

La riforma dei dragaggi in mano agli operatori portuali

Il Ministro delle politiche del mare ha delegato al Cipom (Comitato Interministeriale per le politiche del mare) la stesura della ennesima riforma, in chiave ultra-semplificatoria, della disciplina dei dragaggi. Come afferma fonte (QUI) non certo tacciabile di ambientalismo estremista la delega viene conferita ad un: “un comitato d’esperti” composto in larga parte da lobbisti portatori di interessi vari (armatori, militari, think thank, ecc.) ma non esaustivi di quelli dal tema dragaggi toccati.”

La delega per una nuova riforma dei dragaggi nasce dal Piano del Mare deliberato proprio dal CIPOM ma siamo di fronte ad una ulteriore riforma voluta dalla lobby portuale rimasta insoddisfatta della proposta di nuovo regolamento (QUI) per la gestione delle terre e rocce di scavo nella parte che riguarda i dragaggi  che speravano invece di poter applicare il nuovo regolamento (che permette di classificare le terre e rocce di scavo come sottoprodotti e non più rifiuti) anche per lo sversamento in mare dei fanghi di dragaggio.

Insomma un altro esempio del tentativo in atto, e in parte già realizzato, di commissariamento del diritto ambientale nei porti (QUI) ed in generale (QUI), con la scusa della TRANS/AZIONE Ecologica!

 

giovedì 28 settembre 2023

Il dragaggio nei porti dopo il nuovo Regolamento su terre e rocce da scavo

Presentata bozza di Regolamento che riforma nuovamente la normativa sulla gestione delle terre e rocce da scavo attualmente disciplinata dal Decreto 120/2017 (QUI) che a sua volta aveva abrogato il precedente Decreto 161/2012 (QUI)

Il testo tratta anche dei materiali di dragaggio e della possibilità di un loro riutilizzo ma solo a terra mentre gli sversamenti in mare restano in vigore i due Decreti ministeriali del 2016 come spiego nel post che segue.  Si dichiarano insoddisfatti (QUI) gli operatori portuali che speravano invece di poter applicare il nuovo regolamento (che permette di classificare le terre e rocce di scavo come sottoprodotti e non più rifiuti) anche per lo sversamento in mare dei fanghi di dragaggio.

In realtà come dimostro nel post le semplificazioni a favore dello sversamento in mare dei dragaggi e comunque una loro gestione molto facilitata sussistono già nella vigente normativa e resta in sospeso un decreto ministeriale che potrebbe ulteriormente permettere sversamenti senza procedura di sicurezza ambientale adeguate nonostante che la Cassazione abbia spiegato da tempo che invece, a prescindere dalla possibilità che la legge fornisce per gli sversamenti, questi devono avvenire solo dopo istruttorie rigorose.

Vediamo di seguito su quale norma di legge si fonda il nuovo regolamento e come quest’ultimo interviene nel disciplinare la gestione dei materiali di dragaggio a terra, le rimozioni nelle critiche di Assoporti alla bozza di regolamento e come attualmente la normativa vigente e la giurisprudenza recente della Cassazione disciplinano lo sversamento di materiali di dragaggio in mare.

N.B. Sulla disciplina delle terre e rocce da scavo in generale nel nuovo Regolamento tornerò a breve con un nuovo post.  

QUI trovate il testo della bozza di Regolamento sulle terre e rocce di scavo presentata dal Governo

QUI trovate la scheda di confronto tra il testo del Decreto 120/2017 e quello del nuovo Regolamento in fase di pubblicazione.

lunedì 3 luglio 2023

Condizioni recupero materiale dragaggio: chiarimenti dal Ministero Ambiente

Il Ministero Ambiente ha risposto (QUI) ad un interpello (QUI) sulle questioni della gestione del materiale di dragaggio.

In sintesi, secondo il Ministero, le operazioni di recupero dei materiali di dragaggio devono sempre avvenire nel rispetto di quanto prescritto dall’art. 184-quater, D.lgs. 152/2006 (QUI), anche qualora siano effettuate direttamente in sito/ciclo produttivo in quanto fino a completamento della procedura di detto articolo i materiali di dragaggio restano rifiuti e devono essere accompagnati nel loro trasporto dal FIR ((formulazione identificazione rifiuti ex art. 193 Dlgs 152/2006). La dichiarazione di conformità, pertanto, dovrà essere redatta all’esito delle operazioni di recupero, ma prima della verifica delle autorità competenti, ossia prima dell’ultimo adempimento utile per poter qualificare, ai sensi dell’art. 184-quater, D.lgs. 152/2006, come non rifiuti i materiali in parola.

Infine, i materiali di dragaggio possono essere collocati in siti diversi da casse di colmata.

Occorre precisare che la risposa del Ministero riguarda specificamente la procedura di legge delle operazioni di dragaggio ma al di la di questa normativa a seconda di dove avviene il dragaggio e di dove vengono smaltiti i materiali scavati possono scattare ulteriori normative ambientali da rispettare come nel caso del porto di Spezia, QUI

Di seguito le singole domande e relative risposte del Ministero.

venerdì 16 dicembre 2022

NUOVA RIFORMA DEI PORTI? PARLIAMO DELLE RIFORME GIÀ FATTE CONTRO LE LEGGI AMBIENTALI E LE COMUNITÀ LOCALI

Il nuovo Governo sta mettendo in cantiere l’ennesima riforma dei porti. Si vuole favorire una governance (parolina magica abusata per nascondere altro come vedremo) più efficiente da parte delle Autorità di sistema portuale.  

Ma le riforme che contano per i territori sono già avvenute e tutte in danno a norme ambientali (derogate e aggirate o non attuate come nel caso delle emissioni rumorose) al ruolo delle comunità locale e delle loro rappresentanze istituzionali e al ruolo delle stesse Regioni relativamente ai Consigli Regionali dimenticando cosa voglia dire pianificare lo sviluppo dei porti in armonia con i territori che li circondano come spiego da anni su questo blog (per esempio QUIQUI e QUI).

Vediamole queste “riforme”contro ambiente e territori …

lunedì 3 ottobre 2022

PERCHÉ I FANGHI DI DRAGAGGIO DEL PORTO DI SPEZIA NON DEVONO ESSERE SVERSATI IN MARE

Dopo l’incontro con gli ambientalisti di qualche giorno fa, l’Autorità di Sistema Portuale ribadisce la possibilità che una buona parte dei fanghi dei prossimi dragaggi del porto spezzino siano sversati al largo del golfo di Spezia.

Si tratta di una scelta assolutamente discutibile sia sotto il profilo normativo, giurisprudenziale ma soprattutto sotto il profilo delle buone tecniche di gestione dei fanghi di dragaggio in un area sensibile come quella del golfo di Spezia e zone esterne ad esso sedi di aree protette dalla normativa nazionale e comunitaria.


Le questioni che continuano ad essere rimosse dai tecnici della Autorità di Sistema Portuale sono tre:

1. l’esistenza di aree e siti protetti sotto il profilo naturalistico nell’area vasta intorno al golfo spezzino che non è quindi fatto solo di porto

2. la questione del rischio torbidità da fanghi in sospensione a prescindere dal fatto che questi siano inquinati.

3. gli aspetti inquietanti sul ruolo degli Enti competenti, che sono emersi dalla vicenda del dragaggio precedente finito con la nota sentenza della Cassazione primo esempio di applicazione del reato di inquinamento ambientale.