martedì 25 luglio 2017

Declassificare il sito di bonifica di Pitelli? Ecco come fare ma non basta

Dopo gli ultimi ritrovamenti di rifiuti stoccati illegalmente nelle colline della zona est della città di Spezia ritorna il “tormentone” della riclassificazione del sito di Pitelli da sito di interesse regionale (SIR) a sito di interesse nazionale (SIN) che vorrebbe dire principalmente poter usufruire, in teoria, di finanziamenti pubblici non solo locali per finanziare la bonifica.
Il fallimento della declassificazione del sito di bonifica di Pitelli da interesse nazionale a regionale è nei fatti prima ancora che negli atti.
L’area a mare non bonificata se non per parti secondarie, l’area a terra bonificata solo in parte e in un parti significative neppure caratterizzata, infatti continuano ad affiorare rifiuti stoccati illegalmente .
Una declassificazione che sempre di più appare per quello che è stata: un tentativo di rimuovere le responsabilità dei passati amministratori locali e regionali prima sull’inquinamento delle colline di Pitelli e poi sulla mancata bonifica di queste dando tutta la colpa allo stato centrale.

Ma se i fatti e gli atti sono li a smascherare la enorme presa in giro della declassificazione è altrettanto vero che la riclassificazione a SIN per il sito di bonifica spezzino non può bastare se non è accompagnata da una strategia politica, amministrativa/legale e finanziaria precisa.
Vediamo quindi nel post che segue:
1. perché la declassificazione del sito da SIN a SIR è stata una presa in giro
2. cosa bisogna fare da un di vista normativo e amministrativo per tornare a SIN
3. quali azioni politiche occorre intraprendere per avviare una vera bonifica del sito di Pitelli
 


LE FINTE RAGIONI DELLA DECLASSIFICAZIONE DEL SITO DI BONIFICA DI PITELLI

lo scippo delle finanziarie sulle bonifiche
Prima di tutto occorre dire che la mancata bonifica nel sito di Pitelli quando era nazionale è responsabilità dei vari Governi di centro sinistra succedutesi dalla fine degli anni 90 in poi come ha spiegato nel suo dossier la CGIL (vedi QUI).  
Sui finanziamenti scomparsi per le bonifiche leggete questa mia ricostruzione QUI



lo scippo dei finanziamenti per la bonifica delle aree militari
Intanto nessuno dei nostri amministratori e politici inviati a Roma (senatori, deputati, ministri e sottosegretari) ha sollevato lo scandalo dei fondi scomparsi per la bonifica delle aree militari: la legge finanziaria 2008 (legge 244/2007) aveva ridotto di 10 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2008-2010 la dotazione del fondo per tali bonifiche, fondo poi sparito del tutto negli anni successivi. Questi fondi erano previsti anche per le aree militari del nostro Golfo ovviamente.



le balle amministrative per giustificare la declassificazione del sito e la rimozione della bonifica delle aree militari

1. Non è vero che  cancellando il carattere nazionale del sito di Pitelli  si semplifica la procedura di autorizzazione della bonifica.  Questo per il semplice motivo che la procedura autorizzatoria in materia di bonifiche è la stessa sia per i siti dichiarati di interesse nazionale che per quelli dichiarati di interesse locale/regionale.  Si legga il  comma 4 articolo 252 del DLgs 152/2006. Cambiano solo le competenze nel senso che decidono Comune e Regione senza il coinvolgimento dei Ministeri con quali risultati dopo oltre tre anni dal decreto di declassificazione stiamo notando tutti quanti.

2. L'ex Sindaco Federici ha sostenuto da sempre, mentendo, che la cancellazione del sito di bonifica nazionale è positiva anche perché le procedure erano troppo burocratiche. Non è così in questi anni sono state introdotte varie modifiche che hanno fortemente semplificato le procedure di approvazione dei progetti di bonifica anche per i siti nazionali come quello di Pitelli. Abbiamo assistito a 8 procedure di semplificazione delle procedure di bonifica tanto che la CGIL (non certo un “covo” di ambientalisti estremisti) ha intitolato un suo Report dell’aprile 2012: “La  bonifica  dei  siti  d’interesse  nazionale  (SIN): più che semplificare, occorre un rilancio  urgente  degli  interventi  di completamento e realizzazione dei progetti di bonifica” (per il testo vedi QUI).  


I COSTI DI BONIFICA  E LA MANCATA BONIFICA DELLA PARTE A MARE DEL SITO DI PITELLI RICHIEDONO FINANZIAMENTI NON SOPPORTABILI DALLE ISTITUZIONI LOCALI
Relativamente ai costi di bonifica se noi andiamo a vedere gli scenari di bonifica del documento Icram ci possiamo rendere conto del livello ridicolo di finanziamento annunciato nel 2014  da Regione Liguria e Comune di Spezia: 1,3 milioni di euro per la parte a terra (peraltro vecchi fondi ministeriali) e per l’area di Pertusola: circa 3 milioni di cui solo 1,3 da parte della Regione. Fondi limitatissimi ma come abbiamo visto neppure questi "spiccioli" sono arrivati dopo oltre tre anni di declassificazione del sito. Quindi con la declassificazione abbiamo perso oltre 2 milioni di euro dallo stato (il sito non è più di competenza del Ministero dell'Ambiente) mentre neppure quelli regionali sono arrivati e anche se arrivassero non basterebbero!
Lo studio Icram, solo per la parte a mare, individuava quattro scenari di intervento di bonifica  a seconda del livello di inquinamento, delle aree interessate, della tipologia degli inquinanti e della profondità della rimozione degli inquinanti.  
Il costo  passa  da 201 milioni di euro  ipotesi dello scenario 1 di bonifica minima, a 563 milioni di euro per lo scenario 4 della bonifica integrale della rada della Spezia.
Le bonifiche, nella parte a mare del sito di Pitelli, fino ad ora sono state fatte in zone non rilevanti sotto il profilo dell’inquinamento, ma rilevanti sotto il profilo degli interessi economici  che muovevano.  Facendo esattamente il contrario  di quello che prevede il Progetto preliminare di bonifica dell’ICRAM, secondo il quale: “In considerazione del fatto che gli interventi di bonifica relativi alle diverse aree potrebbero essere attuati in tempi diversi, dovrà essere data priorità a quelle aree in cui livelli elevati di contaminazione dei sedimenti potrebbero determinare situazioni di rischio sanitario-ambientale”.  



COSA OCCORRE FARE PER TORNARE A SIN DA UN PUNTO DI VISTA NORMATIVO

Per tornare a sin occorre modificare la legge  vigente in materia?
Una delle tesi che ha espresso l’ex  Sindaco Federici  nel Consiglio Comunale del 7 luglio 2014 è la seguente: “la bonifica  del sito di Pitelli  può tornare alle competenze del Ministero dell’Ambiente solo con una modifica della legge nazionale e quindi solo con un passaggio nelle aule parlamentari”.

Ma cosa dice questa legge citata dal Sindaco?  

La classificazione dei Siti di Interesse nazionale secondo la legge vigente
L’articolo che definisce ex lege i criteri per classificare i siti di bonifica di interesse nazionale è l’articolo 252 del DLgs 152/2006. Questo articolo è stato parzialmente modificato dall’articolo 36bis della  legge 7 agosto 2012, n. 134  (vedi QUI). Sulla base dei nuovi criteri è stata svolta una ricognizione da parte del Ministero Ambiente che ha portato ad un decreto ministeriale (vedi QUI) che ha cancellato dall’elenco dei SIN  vari siti tra cui anche quello di Pitelli.

Sulla coerenza di questo Decreto con la legge che fissa tutti i criteri per definire un SIN ho già avuto modo di intervenire più volte in questo blog e quindi rinvio chi legge ai miei post (vedi in particolare QUI).  

Nel suo dispositivo, il Decreto che cancella il SIN Pitelli, fa riferimento a tutti i criteri per definire un SIN previsti dall’articolo 252 sopra citato, quindi non solo a quello nuovo aggiunto dalla legge sopra citata e linkata. Già questa costituisce una contraddizione. 

Peraltro, anche rimanendo alla sola Liguria, se andiamo a  vedere gli altri due siti rimasti come SIN vediamo che ad esempio quello di Cengio (SV) viene così definito in relazione alle fonti inquinanti: “Bonifica e ripristino ambientale di area industriale in parte dismessa, di una discarica di rifiuti industriali”. Ora è noto a tutti che nel sito di Pitelli come  afferma la stessa Arpal ( vedi QUI) insistono le seguenti industrie attive e/o dismesse:

Insediamento industriale ex PbO (oggi Penox Italia in liquidazione);
Centrale termoelettrica ENEL “E. Montale” e carbonili;
Stazione elettrica di trasformazione Terna;
Ex fonderia di piombo denominata Pertusola (oggi facente parte delle aree della soc. Navalmare);
Crovara autotrasporti;
EMMECAR s.r.l.;
Ghironi s.r.l.;
Helios s.r.l.;
P.V. TAMOIL n° 8268

Inoltre è presente la  Discarica di Ruffino-Pitelli di rifiuti industriali, per non parlare dell'area portuale definita area industriale dalla normativa sul rumore. 

Infine sia pure non all’interno del perimetro del SIN ma comunque insistente, sotto il profilo dell’inquinamento del golfo, dentro tale perimetro, nel nostro territorio è stata attiva  per decenni una raffineria di enormi dimensioni  (raffineria IP).  È proprio a tale insistenza che il nuovo criterio introdotto dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 sopra linkata  fa riferimento: “l'insistenza, attualmente o in passato, di attività di raffinerie, di impianti chimici integrati o di acciaierie”.  

Risulta quindi assolutamente contraddittoria la cancellazione del Sin Pitelli e il mantenimento, ad esempio,  di quello di Cengio.  

La sentenza del TAR Lazio sulla declassificazione di un sito nazionale di bonifica
La scelta del passaggio a sito regionale di bonifica del Sito di Pitelli è già stata oggetto di una sentenza del Tar Lazio che ha demolito, sia pure con riferimento ad altro sito nazionale, i motivi della declassificazione da nazionale a regionale, motivi applicabili anche al caso Pitelli, vedi QUI, senza che tutto questo sia mai stato valutato dalla Amministrazione Federici e tanto meno dal governo regionale sia del PD ma fino ad ora anche del centro destra in Regione.


Comunque  anche se il Decreto di cancellazione del SIN fosse legittimo è possibile  riportare  da  SIR a SIN il sito di Pitelli  con un Decreto  Ministeriale
Ma anche volendo restare dentro la logica di chi sostiene che il SIN di Pitelli non risponda più alla  definizione integrata dell’articolo 252, prodotta dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 sopra linkata, e quindi pure la citata sentenza del TAR Lazio non sia applicabile al caso spezzino,   resta non fondata la tesi che per un ritorno al SIN si debba modificare la legge e non sia sufficiente un Decreto Ministeriale.

Infatti la legge 7 agosto 2012 n.134 ha introdotto solo un nuovo criterio per individuare i SIN non ha modificato ne la definizione generale di SIN (comma 1 articolo 252 DLgs 152/2006) ne soprattutto la procedura per la istituzione dei SIN.

La procedura di istituzione del SIN resta sempre la stessa: Decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, d'intesa con le Regioni interessate sulla base della verifica istruttoria del livello di inquinamento della estensione dell’inquinamento , dei rischi per la salute di una ampia fascia di popolazione, della esistenza di fonti inquinanti di origine industriale (comma 1 articolo 252).

Quindi è la suddetta  istruttoria che ha valutato a suo tempo:
1. prima  la istituzione del SIN (nel 2000),
2. poi la sua cancellazione (2013).  

Ora  tale istruttoria potrebbe eventualmente la nuova istituzione nel caso in cui nei prossimi mesi si dimostrasse che l’estensione e la complessità dell’inquinamento sono maggiori di quelli fino ad ora rilevati.   Infatti da nessuna parte della legge, anche modificata, o del Decreto che cancella il SIN di Pitelli si afferma che la declassificazione del SIN a SIR  è dovuta a difficoltà della procedura di istituzione e bonifica del SIN rispetto ad un SIR.

Non solo ma se noi andiamo a vedere le modifiche che la legge del 2012 sopra  citata e linkata ha apportato alla previgente normativa, troveremo che essa prevede due possibilità: una quella attuata per ora per il sito di Pitelli la sua cancellazione dai SIN, l’altra quella di riverificare la perimetrazione (vedi ad es.QUI) del Sin stabilendo le parti che restano nel SIN e quelli che vanno nel SIR a seconda della complessità e diffusione dell’inquinamento ma anche della proprietà delle aree stesse, vedi ad esempio nel caso del sito di Pitelli le aree militari. 



OCCORRE UN PIANO DEL GOVERNO COORDINATI CON REGIONI E COMUNI DI SPEZIA E LERICI
È chiaro quindi che di fronte ad una situazione così complessa occorreva e occorre tutt’ora un piano di governo che coinvolgesse tutti i livelli istituzionali (dal Governo fino ai Comuni) ma anche parti sociali e investitori privati che agiscono da tempo sul territorio. Nessuno ha mai provato a mettere in piedi una operazione di questo tipo anzi non sono state neppure rispettate quelle rarissime deliberazioni che potevano innescare un percorso che portasse al piano di governo prospettato.
Come ho spiegato anche recentemente QUIuna strategia è stata approvata dai Consigli Comunale (Spezia) e Regionale ma non è mai stata avviata.


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