mercoledì 23 dicembre 2020

Biodigestore spezzino: Il Ministero dell’Ambiente se ne lava le mani!

 

Il Ministero dell’Ambiente con una seconda lettera (QUI) alza le mani sul progetto di biodigestore previsto in località Saliceti a Vezzano Ligure  e rinuncia a contestare direttamente la procedura seguita dalla Regione Liguria.

I toni e i contenuti di questa seconda lettera, inviata a Legambiente La Spezia, sono ben diversi da quella precedente (QUI). Intanto la prima lettera era firmata direttamente dal Ministro la seconda da un suo consigliere a me sconosciuto.

Ma soprattutto la differenza sta nel contenuto.

 

Nella prima lettera il Ministro affermava in modo piuttosto perentorio che la procedura seguita non aveva rispettato la pianificazione vigente che prevede come sito per il biodigestore quello di Boscalino e aggiungeva che la procedura corretta sarebbe stata quella di una variante al piano vigente e la applicazione della Valutazione Ambientale Strategica, quindi di fatto dichiarando illegittima la procedura seguita attualmente dalla regione: provvedimento unico regionale comprensivo della Valutazione di Impatto Ambientale e della Autorizzazione Integrata Ambientale.

In particolare la precedente lettera del Ministro così affermava:

Gli approfondimenti svolti dai miei Uffici non consentono di escludere la sussistenza delle predette possibili problematiche della procedura autorizzativa avviata nel 2019, considerato anche che né l’inchiesta pubblica avviata una con DGR n° 331 del 18 aprile 2019, né le integrazioni progettuali chieste dalla Regione Liguria in data 18 ottobre 2019, sembrano poter risolvere la questione della compatibilità con gli strumenti di Pianificazione vigenti nella Regione Liguria. Ritengo pertanto necessario, nello spirito del necessario principio di leale collaborazione fra livello statale e regionale, un momento di confronto con codesta Regione al fine di svolgere ulteriori approfondimenti circa il progetto in questione, considerate le criticità palesate in termini di pregiudizio ambientale e di rischio per la salute da esponenti delle comunità locali e da numerosi portatori collettivi di interessi ambientali

Quindi si prospettava una vera istruttoria da parte del Ministero per verificare le suddette violazioni al fine di applicare quanto previsto dal comma 3 articolo 8 della legge 349/1986 che recita: “3. In caso di mancata attuazione o di inosservanza da parte delle regioni, delle province o dei comuni, delle disposizioni di legge relative alla tutela dell'ambiente e qualora possa derivarne un grave danno ecologico, il Ministro dell'ambiente, previa diffida ad adempiere entro congruo termine da indicarsi nella diffida medesima, adotta con ordinanza cautelare le necessarie misure provvisorie di salvaguardia, anche a carattere inibitorio di opere, di lavoro o di attività antropiche, dandone comunicazione preventiva alle amministrazioni competenti.”

 

Alla luce di quanto sopra mi sarei aspettato che il Ministro con i suoi uffici svolgesse una vera istruttoria secondo la norma sopra citata e in coerenza di quanto avanzato nella lettera da lui firmata.

Invece la seconda lettera, firmata dal suo consigliere si limita a concludere che le questioni poste nella prima lettera non rientrano nella competenza del Ministero.

 

Ora francamente e con tutto il rispetto per il Ministro io mi sento preso in giro e spiego perché.

Che le autorizzazioni agli impianti e la pianificazione in materia di rifiuti siano di competenza della Regione lo sapevamo da anni e non c’era bisogno di due lettere di un Ministero. Quindi nessuno chiedeva al Ministero di sostituirsi alla Regione in queste competenze ma semmai di essere conseguente a quello che ha scritto nella prima lettera: vale a dire in base al principio di leale collaborazione aprire un confronto vero con la Regione sul modo in cui si sta autorizzando il progetto di biodigestore in questione.

 

Ma questo confronto non c’è mai stato come sappiamo visto che la Regione ha “sbeffeggiato” la lettera del Ministro affermando che non la aveva neppure ricevuta!

Tutto questo alla faccia del principio di leale collaborazione tra Stato e Regione citato in entrambe le lettere ministeriali.

 

Ma c’è di più perché a questo punto risulta smascherata anche la ambiguità che avevo notato nella prima lettera quella firmata dal Ministro personalmente: il fatto che non venissero citati i poteri di vigilanza diffida e poteri inibitori che il Ministro ha in caso di rischio di danni all’ambiente per le procedure seguite dalle Regioni (vedi il sopra citato comma 3 articolo 8 legge 349/1986).   Speravo che la mancata citazione fosse solo dovuta al fatto che prima di esercitarli il Ministro voleva far svolgere una istruttoria dai suoi uffici e attendere il confronto con la Regione. In realtà entrambi non ci sono stati come dimostra la seconda lettera del Ministero.

Eppure il rischio di danno potenziale all’ambiente e alla salute pubblica c’ è visto che il sito scelto (in violazione della pianificazione vigente) è troppo vicino sia al fiume Magra oltre, cito dalla prima lettera firmata dal Ministro, alla: “vicinanza del sito alle falde acquifere che alimentano l’approvvigionamento idrico per tutto il comprensorio spezzino con circa 150.000 utenti, rischi che sarebbero avvalorati anche da un autorevole studio geologico presentato in sede d’inchiesta pubblica di VIA e pervenuto al Ministero.”

 

Gli elementi per una vera istruttoria del Ministero c’erano, le norme per intervenire c’erano ma al Ministero alla fine si sono voluti nascondere dietro la ritrita questione delle competenze che in questo caso e nel senso sopra esposto non è neppure vera!

Ci ripenseranno al Ministero? Non lo so per ora le cose stanno come ho scritto sopra... 


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