martedì 12 ottobre 2021

50 milioni per ambientalizzare il porto di Spezia? Vedremo! Intanto evitiamo di sversare i fanghi di dragaggio al largo del nostro golfo!

In arrivo 50 milioni di euro per interventi di tutela ambientale sul porto di Spezia... bene anche se qualcosa di concreto si vedrà forse alla fine di questo secondo decennio del secolo in corso.

Intanto nell'articolo di cui posto il titolo a fianco si parla di interventi vari ma in realtà il primo intervento dovrebbe essere quello di rivedere la ridicola fascia di rispetto attuale totalmente inutile per tutelare la salute dei cittadini del levante spezzino ma costata milioni di euro pubblici. 

Ma lasciamo gli annunci per il futuro e torniamo all'oggi...


... mentre attendiamo di capire meglio quali interventi verranno finanziati sul serio, evitiamo di scaricare i fanghi di dragaggio al largo del golfo. 

Lo scrivo non per fare il processo alle intenzioni ma visto che girano voci in questo senso sarà il caso di mettere le mani avanti e visto che ormai sui dragaggi la legislazione è sempre più permissiva vedi da ultimo la legge 108/2021 (QUI) che oltre a prevedere un piano nazionale dragaggi sostenibili (basta la parola sic!) afferma che le attività di dragaggio nelle infrastrutture portuali del territorio nazionale e nelle acque marino-costiere sono interventi di pubblica utilità e indifferibili e urgenti e costituiscono, ove occorra, variante al piano regolatore portuale e al piano regolatore del sistema portuale!

Ma come occorre dragare correttamente per evitare il ripetersi dei danni al golfo che portarono ad una sentenza della Cassazione negativa per la Autorità di Sistema Portuale? Soprattutto come dimostro in questo post che segue il dragaggio e lo smaltimento dei fanghi è tutto meno che una autocertificazione (come vorrebbe certe voci fatte girare da mesi nei palazzi del potere spezzino e nono solo spezzino).

Come è noto il golfo di Spezia è in gran parte perimetrato dentro un sito di bonifica (quello di Pitelli) ad oggi non ancora completamente bonificato. Grazie alle indecente declassificazione del sito di Pitelli da nazionale a regionale (lascito delle pessime giunte di sinistra che hanno governato in Comune nel passato recente) al dragaggio nel porto di Spezia si applica il Decreto 15 luglio 2016, n. 173 : “Regolamento recante modalità e criteri tecnici per l'autorizzazione all'immersione in mare dei materiali di escavo di fondali marini.” (QUI) Questo Decreto permette di sversare in mare i fanghi di dragaggio a condizioni molto precise e rigorose ma comunque lo permette cosa che se fossimo rimasti nel sito di bonifica nazionale non sarebbe stato possibile (vedi Decreto 172/2016 QUI).

Ma al di là delle procedure da seguire per lo sversamento dei fanghi di dragaggio in mare, che ho illustrato in questo post QUI, l’articolo 4 comma 8 del Decreto 173/2016 applicabile al caso spezzino chiarisce che per autorizzare lo sversamento occorre valutare l’area vasta dal punto di escavo fino quello di immersione. Nel caso del golfo di Spezia sussiste la presenza sia di aree protette che di siti Habitat a cominciare il Parco naturale regionale di Portovenere ed essere inserita come Zona Speciale di Conservazione IT1345104 “ISOLA PALMARIA” nell’ambito della rete Natura 2000, per non parlare del sito Unesco Palmaria e santuario dei cetacei. È indiscutibile che questo aspetto debba essere considerato nella istruttoria della autorizzazione. Il fatto che sia il punto di escavo che quello di possibile immersione possa non rientrare nella perimetrazione di detti siti protetti non è sufficiente considerato che secondo la Corte di Giustizia  (sentenza 7 novembre 2018  causa C461-17 QUI) la normativa sui siti habitat: “sottopone al meccanismo di tutela ambientale ivi previsto qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito”. Non solo ma le stesse Linee guida UE sulla valutazione di incidenza affermano che: “Relativamente al campo di applicazione geografico, le disposizioni dell’articolo 6 paragrafo 3 della Direttiva 92/42/CEE non sono limitate a piano e progetti concernenti esclusivamente un sito protetto e prendono anche in considerazione sviluppi al di fuori del sito ma che possono avere incidenze significative su esso.”.

Da quanto sopra esposto risulta che nel caso in oggetto e tenuto conto di una lettura integrata del citato comma 8 articolo 4 nella istruttoria per il rilascio della autorizzazione all’escavo e immersione occorra coinvolgere il gestore dell’ente Parco nonché del sito habitat contermine alla zona di cantiere.  Non solo ma visto che la citata sentenza della Corte di Giustizia cita l’articolo 6 della Direttiva Habitat 92/43/CEE che al comma 3 richiede una valutazione di incidenza per gli interventi che possano in qualche modo danneggiare il sito protetto, interventi come abbiamo visto anche (in termini areali) esterni al perimetro del sito Habitat.

Ma c’è di più non dimentichiamo che anche se il sito di Pitelli non è più considerato SIN tutta l’area del golfo dentro diga rientra in un sito di bonifica regionale inserito nella anagrafe dei siti di bonifica della Regione Liguria .

Ora il fatto che un SIN sia declassificato a SIR non significa che non debba essere bonificato e non significa quindi che interventi all’interno del perimetro del SIR richiedano non solo una istruttoria specifica a questi ma anche il rispetto delle procedure e dei parametri della normativa sulle bonifiche.

 

Ci sono quindi tutti i presupposti di legge per impedire che i fanghi di dragaggio vengano sversati al largo del nostro golfo. CONCLUDENDO cominciano da qui evitando di fare scelte solo per favorire gli operatori portuali a spese di tutta la collettività come è avvenuto nel passato recente sui dragaggi e sulla inutile fascia di rispetto

 

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