lunedì 6 agosto 2018

Biodigestore spezzino: Boscalino si, Boscalino no, “la Terra dei Cachi”

Il Consiglio Provinciale di stamane ha approvato l’aggiornamento del Piano di Area per la gestione del ciclo di rifiuti e successivamente il Comitato di Ambito a livello regionale ha recepito la integrazione.
Le due decisioni appaiono confuse dal punto di vista dell’iter amministrativo ma anche pericolose per le conseguenze ambientali che le scelte di sito e di tipo di impianto previste potranno produrre nel territorio della provincia spezzina.
Vediamo schematicamente perché con l’impegno di tornare  con motivazioni più tecniche su ognuno dei punti che descrivo di seguito:

1. Vogliono un biodigestore di grandi dimensioni in provincia di Spezia.


2. Individuano Boscalino (Comune di Arcola) come sito prioritario ma con una procedura scelta potenzialmente illegittima e quindi con il rischio che si ritorni ad altri siti (Saliceti ma anche area ex centrale enel Comune di Spezia per capirci) infatti il Parere Motivato di VAS n° 100 del 2018 sui piani di area provinciali (quindi anche Spezia) indicava la necessità di trovare “siti alternativi” (pag. 21). 


3. Le quantità di rifiuti al biodigestore saranno ben di più delle 20.000 scritte citate nella delibera perchè come minimo arriveranno quelli del Tigullio . Si legga a pagina 6  dove si afferma : “si dovrà tenere conto delle esigenze impiantistiche derivanti dalla integrazioni delle Aree omogenee La Spezia e Tigullio in forza della quale la Città metropolitana di Genova si è fatta carico di pianificare sul proprio territorio la discarica di servizio per l’Area omogenea spezzina


4. il Parere motivato di VAS n° 100 del 2018 sui piani di area provinciali (quindi anche quello spezzino) ha valutato la localizzazione, a Boscalino (Comune di Arcola) di un impianto di dimensioni non superiori alle 20.000 tonnellate/anno (pagina 21).


5. Il Parere motivato di VAS n° 100 del 2018 peraltro ha bocciato tale localizzazione affermando che: ”Tale  ipotesi di localizzazione dell’impianto di Boscalino pare di impossibile realizzazione, poiché si osserva che la trasformazione dell’attuale impianto di compostaggio (ora utilizzato come stazione di trasferimento rifiuti) , che era stato progettato per 8.000 tonnellate/anno di rifiuto organico biodegradabl, in quello Illustrato nel Piano di Area, previsto per 20.000 tonnellate/anno, potrebbe presentare criticità in considerazione delle superfici impiantistiche , già ora limitate, sia delle strutture esistenti, anche di tipo murario” (pagina 21)  





6. La delibera approvata oggi in Consiglio Provinciale a Spezia per rimettere in piedi il sito di Boscalino afferma che alle pagine 5  e 6 : “Recos. SpA ha proposto il sito di Boscalino per realizzare un impianto adeguato alle produzioni attese dai Comuni della provincia della Spezia e del flusso previsto dall’area del Tigullio… Recos Spa ha presentato un progetto preliminare dal quale si evince la adeguatezza del sito di Boscalino per la realizzazione dell’impianto proposto… la verifica suggerita da Arpal risulta positivamente risolta dall’esame dei documenti di progetto, documenti che non erano nella disponibilità dell’Arpal in quanto non inclusi tra quelle trasmessi per la VAS”!




7. Quindi,vedi sopra punto 6, la delibera del Consiglio Provinciale afferma testualmente che la procedura che ha portato al Parere Motivato di VAS n° 100 del 2018 era incompleta. Quindi detta procedura ha valutato un Piano e le relative localizzazione per l’Area spezzina che non corrispondono a quelli che oggi sono stati approvati in Consiglio Provinciale.  In questo modo si è violata:
7.1.la finalità della VAS: valutare preventivamente (comma 3 articolo 11 DLgs 152/2006) gli impatti ambientali del piano e delle scelte localizzative previste: un impianto da 20.000 tonnellate è ben diverso da uno da 60.000 tonnellate. Si pensi ai parametri di valutazione quali: popolazione umana e salute e vulnerabilità del progetto a rischio di gravi incidenti (lettera c) comma 1 articolo 5 DLgs 152/2006)  
7.2. la funzione collaborativa tra autorità competente alla VAS (Regione) e il proponente (nel caso la Provincia) e procedente  ( il Comitato di Ambito) del Piano: comma 2 articolo 11 DLgs 152/2006
7.3. la fase delle consultazioni: chi ha presentato o poteva presentare le osservazioni (pubblico) i pareri (autorità amministrative interessate) non ha potuto valutare pienamente il reale contenuto del Piano almeno per l’Area spezzina
7.4. la procedura in caso di modifica, anche minore,  del Piano dopo il Parere Motivato di VAS: che richiede la riapertura quanto meno di una procedura di verifica di assoggettabilità a VAS come previsto dal comma 3 articolo 6 del DLgs 152/2006. Di sicuro una localizzazione diversa dal Parere di VAS (che nel caso in esame aveva bocciato provvisoriamente il sito di Boscalino) con in più la triplicazione dei volumi di rifiuti da trattare era una modifica non certo minore

8. L’Assessore Regionale all’Ambiente in una dichiarazione fatta dopo l’approvazione, da parte del Comitato di Ambito, la integrazione del Piano di Area spezzina  fatta oggi dopo il Consiglio Provinciale fa altre dichiarazioni esplicitamente illegittime e non rispondenti alla verità di fatti e atti.
Intanto l’Assessore afferma una cosa non vero: che i biodigestori previsti per la Liguria (3) tratteranno 60.000 tonnellate/anno di rifiuti organici. In realtà il solo progetto del biodigestore previsto a Taggia (IM prevede una taglia di 102.000 tonnellate/anno, quello di Isola del Cantone (GE) parte da 33.000 tonnellate/anno ma ha già in se previsto una flessibilità per aumentare le quantità di rifiuti da fuori Regione, quello di Cairo Montenotte (SV) dalle 45.000 tonnellate/anno iniziale è stato recentemente autorizzato per trattare altre 40.000 arrivando quindi a 85.000 tonnellate/anno
Secondo l’Assessore fa una affermazione che non rientra nei suoi poteri: il tetto della quantità di rifiuti per i biodigestori liguri non lo decide l’Assessore ma le procedure di VAS e poi successivamente di VIA e l’autorizzazione finale (a mio avviso una AIA). Questa affermazione è la conferma definitiva della superficialità ed arroganza amministrativa della Amministrazione Regionale nel trattare una questione delicata come quella della chiusura del ciclo dei rifiuti


9. Ultimo ma non ultimo la delibera approvata stamane in Consiglio Provinciale rimuove la grave lacuna della VAS regionale sui piani di area compreso quello spezzino. La lacuna consiste nel fatto che non hanno fatto alcuna valutazione di impatto sulla salute come invece prevede una apposita delibera regionale la n° 1295 del 2016

In conclusione sul biodigestore voglio ricordare due cose a quelli che “minacciano” la possibilità che senza biodigestore a Spezia si riparte con la discarica di servizio:
1.il biodigestore non esclude di per se una discarica di servizio, si veda il progetto di Taggia
2. le soluzioni impiantistiche non possono essere frutto di ricatti verso i residenti di territori che non hanno alcuna responsabilità per le emergenze rifiuti che la politica ha prodotto nella nostra Regione delle quali sono certamente responsabili in primo luogo le giunte di centro sinistra ma anche quella del centro destra che ha governato per 5 anni la Liguria solo 10 anni fa!


L’IMPIANTO ESISTENTE IN LOCALITÀ SALICETI (VEZZANO LIGURE –SP)
Infine oltre alla questione del biodigestore la delibera approvata stamane in Consiglio Provinciale conferma l'esistente impianto a Saliceti potenziandolo senza alcun impegno a verificarne l'impatto sanitario. Tra l'altro i potenziamenti precedenti sono anch'essi illegittimi perché non hanno avuto alcuna valutazione di impatto e autorizzazione vedi QUI.



CONCLUSIONI:  IL METODO PER DECIDERE E’ SOSTANZA
Il presidente della Provincia della Spezia ha dichiarato che spetterà ad Iren decidere dove fare il biodigestore. Una dichiarazione frutto sicuramente della confusione amministrativa di questo amministratore ( i siti li decidono Provincia e Comitato di Ambito con la VAS della Regione) che ha già dato prova di se nella vicenda dell’impianto rifiuti di Cerri di Follo (vedi QUI) ma che dimostra che ormai nella nostra Regione la pianificazione dei rifiuti urbani e assimilati è uscita dalle priorità programmatiche delle Pubbliche Amministrazioni
Ma questo è ormai la norma non scritta per le scelte di uso dei territori soprattutto nel campo dei rifiuti.
Gli inglesi distinguono due termini nei processi democratici:  deliberation e decision. La deliberazione precede la decisione, in Italia invece deliberazione e decisione sono continuamente confuse. Ecco chi sono quelli del "SI": quelli che vogliono decidere senza deliberare, in altri termini senza confrontarsi nel merito prima.
In particolare nei rifiuti la tecnica è più esplicita prima per anni non si rispettano le leggi, si autorizzano impianti obsoleti dalla nascita e non li si adeguano alle norme europee poi l’Europa interviene e allora scatta l’emergenza arrivano i commissari, eppoi le scelte a prescindere senza respiro strategico dettate solo per uscire dalla emergenza. Tutto questo con cifre da capogiro comprese le multe della UE.
In tutto questo i cittadini non hanno voce in capitolo. In generale ( tutti quelli che pagano la tassa sui rifiuti)  ed in particolare  (quelli che si beccano gli impianti vicino casa perché c’è l’emergenza e non se ne può fare a meno).
Nel frattempo soldi pubblici ce ne sono sempre meno, ma niente paura c’è il project financing  e così l’emergenza ha sicuramente una utilità per i monopolisti locali e per i gestori della emergenza
Chi paga sono i cittadini tutti e i residenti vicino ad impianti imposti a scatola chiusa sia per il sito che per la tecnologia usata. Ovviamente il tutto supportato da semplificazioni normative di ogni genere  (declassificazione dei rifiuti a materiali – procedure accelerate in variante ai piani urbanistici – interpretazioni delle procedure a favore di chi vuole comunque realizzare l’impianto - valutazioni confuse e incomplete).
Alla fine il cerino acceso resta in mano a chi si oppone: volete prolungare l’emergenza siete degli irresponsabili,  etc etc…



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