giovedì 18 maggio 2017

Dizionario della Partecipazione per candidati "distratti"

In questi giorni di campagna elettorale tutti i candidati si riempiono la bocca della parola partecipazione. La maggior parte lo fanno strumentalmente e sappiamo bene tutti perché.
Ma ci sono anche quelli che se la tirano da “promotori e realizzatori” di partecipazione, addirittura liste che fanno della partecipazione la loro “cifra” di distinzione. Questi sono i più pericolosi perché usano un linguaggio apparentemente forbito sulla materia partecipazione ma di fatto continuano a confondere la partecipazione con la consultazione, la frase classica che smaschera queste operazioni elettoralistiche è. “abbiamo organizzato per mesi incontri nei quartieri, incontrando i cittadini, è questa la vera partecipazione“.  No questa è al massimo uno degli aspetti della partecipazione, la partecipazione (vera o meno gli aggettivi aggiunti servono solo a nascondere la pochezza di pensiero spesso e volentieri) è qualcosa di ben più complesso. Ma entrare in quel complesso vuol dire non solo e non tanto il contatto con i cittadini (questo permettetemi la battuta, lo faceva perfino i fascisti, nazisti e stalinisti) ma mettere in discussione un intero modello di governo e la cultura che lo sostiene ed in particolare il processo che porta alla decisione e le informazioni che stanno dentro il processo: chi le elabora, su quali fonti e analisi, con quale trasparenza di accesso.

E allora proviamo ad entrare nel merito di questo concetto abusato ma in realtà poco approfondito che è la partecipazione…


LE DEFINIZIONI DI PARTECIPAZIONE
Dietro questa parola c’è molto di più che il semplice concetto di coinvolgere i cittadini nelle decisioni che riguardano un territorio.

La partecipazione è regole
Non solo leggi ad hoc di promozione della partecipazione (vedi es. Toscana ed Emilia Romagna), la partecipazione, è anche regole di funzionamento di una istituzione comunale in chiave partecipativa: regolamenti su partecipazione istituti di democrazia diretta, istruttorie partecipate, 
In particolare: una legislazione o regolamentazione sulla  e della partecipazione può avere molte finalità:
1. Una legge di sostegno organizzativo , finanziario , formativo etc. ai processi partecipativi promossi sia dalle istituzioni che dalla c.d. società civile
2. Una legge di regolamentazione dei processi partecipativi  nei diversi processi/procedimenti decisionali oppure che fissi principi generali validi  per tutti i procedimenti settoriali e obblighi per i processi decisionali a maggior rilevanza strategica l’avvio di una inchiesta pubblica
3. Una legge di garanzia e trasparenza sui processi di formazione e comunicazione dei dati informativi a supporto dei processi decisionali
4. Una legge che promuova attività formative del personale regionale sulla cultura della partecipazione, dell’accesso civico: porre in modo netto , anche con previsioni di investimenti organizzativi e finanziari la questione del debito formativo che la PA ha al suo interno rispetto ad una cultura innovativa della partecipazione
5. Una legge sulla partecipazione decisionale  che affronti le questioni della sussidiarietà orizzontale , degli accordi volontari  e del rapporto con i processi decisionali di livello istituzionale
6. Una legge sul rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipata: strumenti di democrazia diretta come i referendum abrogativi e propositivi 

Su ognuno di questi punti esistono già norme nazionali, ed in parte regionali spesso poco applicate, ma su molti di questi punti anche nella nostra Regione mancano norme chiare e puntuali, alcuni di questi punti saranno trattati nei progetti di legge regionali e ne parleranno i proponenti anche nel convegno di questa mattina.


La partecipazione è modello di governo: 
Basti pensare al confronto nato intorno alla proposta di riforma costituzionale (poi bocciata con referendum). Proposta poco discussa sia in positivo che in negativo relativamente alle modifiche proposte per la parte V (federalismo) eppure  questione decisiva anche in chiave partecipativa: perché metteva in discussione la autonomia dei territori in materie decisive come quella della energia.   
Per anni ci hanno fatto credere, con un pensiero unico aggressivo, che dobbiamo smettere di pensare localmente, che dobbiamo smettere di avere radici perché ormai tutto si decide a livello globale..... i fatti dimostrano che non è vero, i fatti dimostrano che gli uomini senza radici senza controllo del territorio dove vivono......diventano solo ostaggi in mano ad una oligarchia senza scrupoli......
NON POSSIAMO PENSARE A GRANDI COSTRUZIONI ISTITUZIONALI INTERNAZIONALI SE PRIMA NON RIPRENDIAMO IN MANO IL CONTROLLO DEL TERRITORIO IN CUI VIVIAMO COME COMUNITA'
D’altronde le Costituzioni democratiche, tutte , non nascono per rafforzare il potere ma per limitarlo nell’interesse dei cittadini


La Partecipazione è cultura politica
Spesso leader politici locali o nazionali affermano :"quando le forze politiche assumono decisioni giuste, i cittadini condividono e partecipano". È  un modo  “furbino” per dire che le decisioni giuste e condivise sono solo quelle che nascono dall'alto, magari con risultato finale definito in partenza! Possiamo dire che a differenza di quanto pensava la filosofa Anna Arendt,  secondo la quale: “la politica era relazione fra gli uomini”, in realtà ormai per molti leader politici  la politica è "pubbliche relazioni", per qualcuno più cattivo di me è “marketing”.


La partecipazione è informazione e trasparenza
Su questo aspetto in relazione alla normativa quadro sulla trasparenza e anticorruzione, recentemente riformata, si tratterebbe di riflettere su come ( comprese le sue procedure attuative Delibera CIVIT  n. 50/2013 “Linee guida per l’aggiornamento del Programma triennale per la trasparenza e l’integrità 2014-2016” ) sia stata rispettata e soprattutto su quanto si è fatto per superare uno dei nodi fondamentali dei conflitti ambientali : la assimetria informativa tra chi detiene il potere o propone progetti e la comunità locale.     


La Partecipazione è formazione del livello tecnico amministrativo di un ente pubblico.
Su questo aspetto non serve avere come riferimento i Comuni ma anche enti più strutturati come la Regione, la Liguria sicuramente, hanno investito sempre poco.   


La Partecipazione è cultura della legalità
Non si tratta solo di rispettare formalmente le norme  ma ancor di più di applicarle e quindi approntare tutti gli strumenti per farlo:
1. regolamenti attuativi,
2. strutture interne adeguate


La Partecipazione è cura delle istruttorie
Valorizzando la fase di valutazione nei processi procedimenti decisionali , perché valutare non è decidere ma creare le condizioni per decidere sulla base di una completa e trasparente ponderazione degli interessi.
Si tratta della gestione delle istruttorie (il c.d. processo decisionale concetto più ampio di quello formalistico di procedimento propedeutico al rilascio della autorizzazione finale) che porta alle decisioni in modo da utilizzare tutti gli strumenti di analisi, valutazione, monitoraggio che la legge riconosce anche prendendo ad esempio le buone pratiche che esistono in materia.
Questo è particolarmente vero nei conflitti ambientali in relazione al c.d rischio sanitario o percezione sociale del rischio.
Quello che dirigenti funzionari e amministratori pubblici devono capire è che di fronte ad un rischio non devono limitarsi a fare i notai :  "abbiamo fatto i rilievi di legge tutto a posto".
No devono spiegare:
1. quali sono i rilievi di legge, 
2. perché sono fatti questi rilievi, 
3. quali sostanze o impatti hanno monitorato e quali non hanno monitorato e perchè, 
4. se esistono al di la delle legge protocolli più aggiornati sul monitoraggio della situazione specifica, 
5. quale è la percezione sociale del rischio al di la di quello che dicono i monitoraggi burocraticamente previsti dalla legge
6. come si può rispondere al disagio manifestato anche se apparentemente i limiti di legge sono rispettati
7. se ci sono buchi nella normativa vigente che possano comportare monitoraggi non adeguati 
quali sono rischi sanitari anche ai valori rilevati ex lege ma pure a quelli che si potrebbero rilevare etc etc.

Insomma occorre dare l'impressione che si sta facendo tutto quello che è possibile fare non solo formalmente ma anche praticamente soprattutto se sono in gioco l'ambiente la salute e la qualità della vita dei cittadini.



PARTECIPAZIONE COME SUPERAMENTO DELLA OPACITÀ AMMINISTRATIVA DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI: UN QUESTIONARIO PER I PUBBLICI AMMINISTRATORI
Insomma partecipazione è anche  e soprattutto prima ancora che promozione di percorsi partecipativi la necessità di superare la opacità amministrativa.

Un questionario per gli amministratori pubblici che sintetizzi lo stato delle definizioni di partecipazione sopra esposte:  
1. come vengono impostate le decisioni in questa città: su quali analisi, dati, bisogni reali dei cittadini e degli interessi che rappresentano?
2. come vengono condotte le istruttorie da parte delle istituzioni competenti, istruttorie che costituiscono poi la sostanza su cui si basano gli atti decisori finali?
3. come e quando viene coinvolto il cittadino direttamente o indirettamente interessato?
4.  come vengono rispettate le norme su accesso, trasparenza da parte delle istituzioni pubbliche. Rispetto di queste norme, inteso, come premessa per consentire un dibattito pubblico informato, consapevole ma soprattutto con i tempi adeguati rispetto ai tempi amministrativi ma anche tecnico economici delle decisioni;
5. i limiti delle istruttorie dipendono da carenze legislative, organizzative, di formazione del personale?
6. gli enti preposti alla vigilanza e prevenzione di illeciti e illegittimità seguono protocolli standardizzati corretti e trasparenti come richiesto dalla normativa europea e nazionale  e soprattutto dalle buone pratiche  italiane ed estere? 
7. gli enti preposti ai controlli hanno la sufficiente autonomia organizzativa, funzionale, finanziaria da livello politico amministrativo
8. il livello tecnico amministrativo degli enti pubblici preposti alle politiche ambientali ha una adeguata formazione culturale nell’affrontare i conflitti ambientali con la cultura della ricerca del confronto trasparente con i cittadini



INFINE LA PARTECIPAZIONE RICHIEDE ANCHE   CULTURA DI GOVERNO DA PARTE DEI SOGGETTI ORGANIZZATI ESPRESSIONE DELLA SOCIETÀ CIVILE
Spesso l’atteggiamento di associazioni e comitati più identitari all’interno di conflitti come quelli ambientali si può riassumere nella seguente frase: "io le cose le ho denunciate, contestate etc. ho dichiarato il mio no, quindi non ho altro da dire e fare se la vedano quelli che contano e decidono e controllano".

In questi anni di degenerazione della democrazia rappresentativa, quasi per reazione negativa, dal versante società civile emerge spesso un disinteresse verso la crisi e la perdita di sovranità delle istituzioni pubbliche come pure di una riorganizzazione delle stesse, come se ci fosse una fuga verso un neocorporativismo comunitario e territoriale anti-istituzionale per principio.  

Chi ha fatto vertenze ambientali o ha presso parte a processi partecipativi in questi anni ha notato sicuramente il prevalere di una cultura dei percorsi partecipativi vissuti non come occasione per contribuire a modificare il modello decisionale  ma come strumenti tattici per imporre il proprio punto di vista con mezzi tradizionali , interni all’attuale modello decisionale :
1. ricorsi alla magistratura,
2. liste civiche,
3. manifestazioni se non addirittura trattative dirette con i politici che contano.



CONCLUSIONI E UN CASO "STUDIO" 
Tutti gli elementi sopra descritti devono tenersi insieme per poter parlare di corretta partecipazione. Un esempio recente è  quello del taglio "compulsivo" delle piante nella Scalinata Cernaia a Spezia sottoposte a vincoli precisi entrambe (piante  e scalinata). In questo caso c'è stata una istruttoria aperta coinvolgendo un comitato attivo, c'è stata una perizia condivisa ma poi stravolgendo istruttoria partecipata e conclusione peritale Sindaco e dirigente del Comune hanno deciso il taglio. Ecco questo un esempio piccolo ma significativo di come tutto deve tenersi insieme compresa la cultura politica di chi amministra e la buona fede di chi politicamente sostiene gli amministratori che non può come è avvenuto in questo caso sostenere che "si c'è stato un difetto di comunicazione ma il taglio andava fatto per ragioni di sicurezza" perché semplicemente questo non è quanto emerso dalla istruttoria tecnico amministrativo partecipata. Ecco perché prima di tutto per dichiararsi "partecipativi" bisogna essere trasparenti con se stessi soprattutto se si pretende di candidarsi alle elezioni e rappresentare i cittadini! 


INSOMMA NON C’È PARTECIPAZIONE EFFICACE  SE NON SI RICOSTRUISCE UN CIRCUITO DI FIDUCIA CITTADINO – ISTITUZIONI.  A QUESTO DEVONOCONTRIBUIRE TUTTI MA E’ CHIARO CHE I PRIMI AD AGIRE DEVONO ESSERE COME SEMPRE QUELLI CHE DETENGONO IL POTERE


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