mercoledì 3 dicembre 2014

I costi di Piazza Verdi sono frutto degli errori del Comune!

Nel post precedente (vedi  QUI) ho trattato della delibera (il testo QUI insieme con tutti gli altri documenti ufficiali sulla vicenda Piazza Verdi) che ha portato il Comune di Spezia a richiedere alla Regione Liguria la approvazione dello spostamento dei fondi europei su piazza verdi ad altri interventi rientranti nel Progetto Integrato a suo tempo presentato dal Comune e finanziabile nell’ambito del Fondo FESR.   
Dopo la ricostruzione storica sulla stretta questione dei finanziamenti UE e delle menzogne del Comune nella vicenda di Piazza Verdi, come descritte nel post precedente, credo sia utile ricostruire, al di la del merito che sarà deciso il prossimo 8 gennaio dal Consiglio di Stato,  gli errori procedurali ed istruttori del Comune che hanno portato alla situazione attuale.  Questo per sgombrare una volta per tutte il campo anche dalle responsabilità reali su chi ha prodotto la attuale situazione di sconvolgimento, che dura da oltre due anni, di un area nevralgica per la nostra città come Piazza Verdi. 



Primo  errore
Se l’Amministrazione Comunale avesse avviato fin dalla autorizzazione della Soprintendenza (poi revocata) del novembre 2012, la procedura di verifica dell’interesse culturale, il Ministero e i suoi organi periferici regionali non avrebbero potuto sospendere il cantiere nel giugno 2013.   Quindi è l'inerzia del Comune e dei suoi dirigenti  che ha prodotto i motivi di illegittimità della procedura.  Certo da un punto di vista legale sulla illegittimità di questo comportamento del Comune la parola fine la dirà il Consiglio di Stato, ma ripeto senza quella stupida ed arrogante inerzia degli uffici Comunali, la Soprintendenza non avrebbe avuto alcun motivo, legale, per sospendere il cantiere.  


Secondo  errore
Se il Comune era sicuro della legittimità del suo operato avrebbe dovuto impugnare subito al TAR la sospensione del giugno 2013,  chiedendo subito la sospensiva ed evitando nelle more di aprire il cantiere. Sarebbero bastate poche settimane. Invece il Comune non ha fatto ricorso, ha aperto il cantiere senza di fatto poter lavorare per molti mesi producendo un danno a tutta la collettività. 

Insomma il Comune non ha ne adempiuto alla richiesta della Soprintendenza (di svolgere la dichiarazione di interesse culturale 2012)  e neppure la ha contestata dopo (con il ricorso giugno 2013), perdendo così almeno 1 anno di tempo.   


Terzo errore
Se la Direttrice delle Istituzioni Culturali non avesse sbagliato clamorosamente la data di piantumazione del filare dei pini, la Soprintendenza non avrebbe avuto molti argomenti per poter contestare il progetto e l’iter della sua elaborazione/approvazione e quindi non avrebbe potuto utilizzare questo come argomento fondante per la revoca della prima autorizzazione del novembre 2012. È sufficiente leggere in questo l’atto di avvio del procedimento di riesame e annullamento di ufficio di detta autorizzazione inviata dalla Soprintendenza in data 19/7/2013 (vedi  QUI).


Quarto errore
Gran parte dei rallentamenti dei lavori del cantiere soprattutto nell’estate scorsa non sono stati determinati dalla opposizione di comitati e associazioni, ma da un ulteriore errore imputabile alla sola Amministrazione Comunale. In particolare  i rallentamenti del cantiere nella parte esterna della piazza per i ritrovamenti di reperti archeologici sono il frutto, anche in questo caso, di una carenza istruttoria già rilevata dalla apposita Soprintendenza  che nel maggio del 2012 sottolineava una non adeguata procedura nella elaborazione del progetto sotto il profilo della normativa sul vincolo archeologico, ricordando che al momento dell’inizio degli scavi doveva essere coinvolta la detta Soprintendenza al fine di verificare che le suddette carenza non potessero produrre danni a beni rientranti in tale vincolo.


Quinto errore
Il quinto errore è in buona parte un aggravamento dei primi tre errori sopra elencati. Infatti aver incaricato avvocati esterni al Comune ha prodotto un ulteriore spesa per le casse comunali ed una chiara delegittimazione dell’ufficio legale del Comune.


Sesto errore
Nonostante la Nota della Direzione Regionale per i Beni Culturali (vedi QUI) che nella giornata del 21 maggio annunciava la decisione di impugnare la sentenza del TAR al Consiglio di Stato, il Comune la mattina dopo decise di tagliare tutti i pini, peraltro dopo aver annunciato formalmente alla stessa Direzione, che avrebbe tagliato solo quelli pericolanti. Non solo ma con la sua Nota la Direzione Regionale comunicava al Comune la propria interpretazione giuridico amministrativa delle conseguenze della sentenza del TAR. Affermando che occorreva comunque una nuova procedura di verifica dell’interesse culturale esistente sulla piazza (filare dei pini compreso) visto che quella precedente era stata annullata dal TAR. Per cui per abbattere i pini occorreva una autorizzazione specifica della Direzione compresi quelli presunti pericolanti.
Nonostante ciò come sappiamo il Comune ha deciso comunque di tagliare in una sola mattinata l’intero filare.
In questo modo, e qui sta l’errore, ennesimo di dirigenti e amministratori, si è esposto il Comune e i suoi rappresentanti al rischio di condanna per danno erariale soprattutto nel caso in cui la sentenza di merito dovesse confermare il pronunciamento, in sede cautelare, del Consiglio di Stato.

  
CONCLUSIONI
Come si vede e a prescindere da quello che deciderà nel merito il Consiglio di Stato è stata l’arroganza e la incompetenza di Amministratori e Dirigenti del Comune a creare i presupposti per il blocco del progetto su Piazza Verdi.
Questo se si vuole fare una analisi obiettiva dei fatti e degli atti a prescindere dalle ragioni in punto di diritto dei diversi contendenti nella vicenda su Piazza Verdi.
A meno qualcuno non voglia sostenere la tesi veramente balzana in una democrazia rappresentativa, che chi si oppone ad una scelta amministrativa usando le vie legali sbaglia a prescindere perché “non bisogna mai disturbare il manovratore”!  

Insomma chi amministra la cosa pubblica non deve preoccuparsi solo di decidere ma anche come decidere e valutare pure le conseguenze delle proprie decisioni! 






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