sabato 11 marzo 2023

IEA: emissioni di metano contro la transizione alla neutralità climatica

Report 2023 (QUI) della Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) sulle ultime stime delle emissioni provenienti dal settore metano – attingendo ai dati e alle letture più recenti dei satelliti e delle misurazioni terrestri – e i costi e le opportunità per affrontare queste emissioni. 

Il Rapporto conferma come le emissioni di metano costituiscano uno dei fattori principali nella crisi climatica in atto.

Le emissioni sono determinate in primo luogo dalla agricoltura e dagli allevamenti intensivi ma anche da una gestione scellerata delle estrazioni di carbone e di gas da parte delle multinazionali dell’energia scaricando i loro risparmi sull’intero pianeta.

Nel Rapporto emergono accordi e impegni anche tra i produttori di fonti fossili per ridurre queste emissioni ma ad oggi risultati se ne sono visti pochi. 

Tutto questo dimostra come puntare come di fatto sta succedendo sul gas come fonte di transizione sia un errore che l’umanità pagherà duramente nei prossimi decenni anche perché a breve termine le fonti rinnovabili pur in aumento non riescono a compensare il forte ritorno delle fonti fossili e del gas in particolare utilizzando l’argomento della guerra e della crisi energetica conseguente come dimostra la decisione di inserire il gas nella tassonomia verde della UE per valutare i progetti della transizione energetica vedi QUI.

Eppure i rapporti ufficiali parlano chiaro:

UNA VELOCE RICOSTRUZIONE SUGLI ULTIMI RAPPORTI UFFICIALI SULLE EMISSIONI DI GAS SERRA E LE CARENZE DELLE POLITICE INTERNAZIONALI - UE E ITALIANE

1. i rapporti IEA dimostrano che il tempo utile per innestare la retromarcia sta per finire vedi QUI;

2. l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia ha dimostrano che gli ultimi anni sono stati pi più caldi mai registrati sul pianeta vedi QUI;

3. la IEA ha dimostrato che anche quando le emissioni di CO2 diminuiscono leggermente questo non è comunque sufficiente per arrestare la crisi climatica vedi QUI.

4. studi autorevoli dimostrano la non strategicità del gas nella transizione ecologica QUI.

A loro volta le lobby delle fonti fossili continuano a influenzare pesantemente i decisori vedi QUI e come dimostra un recente rapporto del gestore dei Mercati Energetici il carbone e il gas sono al centro della transizione ecologica ed energetica vedi QUI

La IEA in un recente rapporto ha chiesto di fermare nuove estrazioni di fonti fossili vedi QUI  

la Corte dei Conti UE ha dimostrato in un recentissimo rapporto che la Commissione spende molto bene di quello che promette per la transizione alla neutralità climatica vedi QUI 

Ancora la Newsletter (QUI) Ottobre 2021 del Gestore dei Mercati Energetici conferma come la filiera del gas naturale è il principale responsabile delle perdite di metano nel settore energia e incide per il 60% nel solo segmento O&G. In Europa questa percentuale sale all’84%, ad evidenza del ruolo centrale che il gas naturale può svolgere nel contenimento delle emissioni di metano. La IEA mostra come le perdite di metano in UE si concentrino soprattutto nel downstream gas, ovvero nel trasporto e nella distribuzione; tuttavia, questo non tiene in considerazione le emissioni provenienti dall’upstream dei paesi da cui viene importato il gas.

Qualche contro tendenza si veda nella UE come il nuovo Regolamento UE su ripresa e resilienza QUI, che chiede di limitare uso del gas ma in realtà quella che sta avvenendo è la sostituzione del gas russo con quello di altro zone geopolitiche a comincia dagli USA come dimostra il Piano Nazionale italiano QUI. Soprattutto non è pensabile che la riduzione del gas sia rimessa alle logiche altalenanti del mercato dell’energia vedi QUI che comunque dovrebbero far riflettere sulla strategicità dei mega progetti.

L’Italia? In continuità con i governi precedenti il nuovo governo Meloni promuove nuove estrazioni di gas nazionale derogando peraltro alle norme ambientali vedi QUI,  e promuove rigassificatori in deroga alle norme ambientali QUI e nel frattempo i rapporti ufficiali dimostrano che tutti questi rigassificatori potrebbero rimanere senza gnl a breve vedi QUI.


Ma vediamo cosa dice questo nuovo Rapporto IEA 

 

giovedì 9 marzo 2023

Emissioni CO2 nel 2022 diminuiscono ma non in modo sufficiente alla crisi climatica in atto

Il nuovo Rapporto (QUIdella Agenzia Internazionale dell'Energia, di seguito IEA, rileva che se da un lato l’aumento delle emissioni di gas serra è stato nel 2022 inferiore alle previsioni grazie alle fonti rinnovabili, allo stesso tempo le emissioni rimangono ancora su una traiettoria di crescita insostenibile, richiedendo azioni più forti per accelerare la transizione verso l'energia pulita e spostare il mondo su un percorso verso il raggiungimento dei suoi obiettivi energetici e climatici.

Il Rapporto è il primo di una nuova serie, il Global Energy Transitions Stocktake (QUI), che riunirà le ultime analisi dell'IEA in un unico luogo, rendendolo liberamente accessibile a sostegno del primo Global Stocktake in vista della Conferenza COP28 sui cambiamenti climatici di novembre (QUI).

Gli aumenti più significativi sono stati quelli degli Stati Uniti e dei Paesi emergenti ad esclusione della Cina come dimostra il Rapporto della Corte dei Conti 2 sull’Alleanza mondiale per il clima (QUI).

La riduzione delle emissioni di gas serra dal metano è stata compensata dal ritorno del carbone.

Gli aumenti significativi di emissioni sono stati nel settore dell’elettricità e del calore, una riduzione invece c’è stata per i processi industriali.

Soprattutto le emissioni sono tornate ad aumentare meno del PIL globale.

Insomma dati contraddittori per cui se si vedono mettendo a confronto gli ultimi due anni sembrano positivi ma strategicamente continuiamo ad essere lontani dagli obiettivi di neutralità climatica della UE (entro il 2050) ma anche da quelli meno ambiziosi degli accordi globali legati a COP 28 (Accordo di Parigi: Per limitare il riscaldamento globale a 1,5 ° C, le emissioni di gas serra devono raggiungere il picco al più tardi entro il 2025 e diminuire del 43% entro il 2030).

Di seguito le parti più significative tratte dal Rapporto:

mercoledì 8 marzo 2023

La autorizzazione ministeriale alle chiatte con GNL nel golfo spezzino e la rimozione dell'AIA scaduta nel 2021

Arrivata (vedi titolo dal Secolo XIX di oggi qui a fianco) la autorizzazione unica al progetto delle chiatte con autocisterne di gnl dal rigassificatore di Panigaglia al porto di Spezia.

Si tratta della autorizzazione ex articolo 10 DLgs 257/2016 (QUI).

Ovviamente informazioni chiare sul contenuto di questa autorizzazione non se ne trovano come al solito se non da parte degli addetti ai lavori come il sottoscritto, tanto i cittadini non contano nulla ovviamente come al solito.

Nuovo Regolamento UE: ridurre uso e produzione materie prime associate alla deforestazione

Proposta di Regolamento (QUI) del Parlamento e del Consiglio relativo alla messa a disposizione sul mercato dell'Unione e all'esportazione dall'Unione di determinate materie prime e determinati prodotti associati alla deforestazione e al degrado forestale e che abroga il Regolamento (UE) n. 995/2010 (QUI), introducendo vincoli maggiori sulla tracciabilità delle materie prime e sulla trasparenza della catena di approvvigionamento. Vedremo se una volta approvato in via definitiva il nuovo Regolamento riuscirà almeno in parte a superare i limiti normativi ma anche attuativi del Regolamento precedente del 2010.

Il Comitato Economico e Sociale della UE (che rappresenta le organizzazioni imprenditoriali e sociali europee) ha espresso in un Parere (QUI) alcuni rischi del nuovo Regolamento a cominciare dalla tutela dei piccoli agricoltori e allevatori ma anche alla necessità di costruire relazioni vincolanti con Paesi extraUE che sono grandi importatori delle materie prime trattate dalla nuova norma europea. 

martedì 7 marzo 2023

Rapporto GME: calo della domanda e della offerta di gas naturale

NewsLetter (QUI) di Febbraio 2023 del Gestore dei Mercati Energetici (GME)che analizza il calo dei consumi del gas dettati da vari fattori: il clima più temperato ma anche i provvedimenti UE e nazionali sulla riduzione del consumo del gas anche in chiave di diversificazione degli stati produttori, si vedano i limiti del piano italiano QUI  e il Regolamento UE QUI.

Ma questi dati si vanno ad aggiungere alla riduzione dell’offerta del gas che continuerà nel medio termine scatenando una pericolosa concorrenza economica, ma anche geopolitica, per conquistare parti sempre maggiori di una produzione ridotta di gas fossile.

Un Rapporto che fa il paio con quelli già riportati in questo blog: 

1. sui rischi di un eccesso di rigassificatori previsti in italia QUI

2. sulla necessità di puntare più sulle rinnovabili che il gas QUI (viste le criticità del mercato di tale fonte per non parlare delle sue emissioni) nell'affrontare la emergenza energetica attuale legata alla guerra Ucraina e non solo alla guerra perchè sullo sfondo resta strategicamente anche la crisi climatica. 

Vediamo in sintesi per la parti principali del nuovo Rapporto del GME.

lunedì 6 marzo 2023

Rischio incidenti industriali: nuovi piani di emergenza esterni e informazione della popolazione

La Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile con Direttiva del 7 dicembre 2022 (QUI) ha approvato in relazione agli impianti classificati a rischio incidente rilevante (Normativa Seveso III DLgs 105/2015 - QUI):

1. Linee guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna PEE (allegato 1 QUI); 

2. Linee guida per l'informazione alla popolazione (allegato 2 QUI);   

3. Indirizzi per la sperimentazione dei piani di emergenza esterna (allegato 3 QUI).

Il post in premessa sintetizza, per facilità di lettura, le novità più rilevanti della Direttiva per poi analizzare nel merito il suo contenuto nonché le norme previgenti che restano in vigore

sabato 4 marzo 2023

Scontro nel Comitato economico sociale della UE sul prolungamento del nucleare esistente

Il Comitato Economico e Sociale della UE (di seguito CES) con un Parere esplorativo (QUI) richieste dalla Presidenza Ceca ha chiesto alla Commissione di prolungare la durata delle centrali nucleari esistenti come strumento per stabilizzare i prezzi dell’energia nella UE. Ma all’interno del CES molti rappresentanti si sono dichiarati contrari producendo parere di esperti che contestano la tesi passata a maggioranza nel Comitato.

Vediamo nello specifico ed in sintesi le tesi approvate dal CES ma anche quelle che le contestano…

giovedì 2 marzo 2023

Incostituzionale in parti rilevanti la riforma della programmazione portuale

L’articolo 4 della legge 156/2021 modifica l’articolo 5 della legge quadro sui porti - legge 84/1994 (QUI) che disciplina sia il Documento di Programmazione Strategica di Sistema (DPSS) che il Piano Regolatore Portuale (PRP ma prima della riforma PRSP Piano regolatore di sistema portuale).

I capisaldi di questa riforma, come spiegavo criticamente in un post del mio blog (QUI), erano i seguenti:

1. aggirare il più possibile la applicazione di procedure di valutazione ambientale nelle scelte strategiche di pianificazione dell’uso del demanio portuale, a cominciare dalla Valutazione Ambientale Strategica;

2. accentrare le decisioni sull’approvazione degli strumenti di programmazione e pianificazione portuale nelle mani delle Autorità di Sistema Portuale tagliando fuori le Regioni ed in primo luogo i Consigli Regionali;

3. ridurre sempre di più le scelte di pianificazione del demanio portuale a decisioni “tecniche” attraverso l’ampio uso dell’adeguamento tecnico funzionale anche in contrasto con le stesse Linee guida Consiglio Superiore Lavori Pubblici del 2017 sui Piani Regolatori di Sistema Portuali - PRSP QUI che non casualmente vede applicato ai suoi pareri un assurdo meccanismo di silenzio assenso;

4. esclusione dell’interesse paesaggistico attraverso la equiparazione degli ambiti portuali alle zone omogenee B del Decreto 1444 del 1968 QUI;

5. alla approvazione del Documento di Programmazione Strategica di Sistema (DPSS) si applica la procedura della conferenza dei servizi semplificata.

6. non c’è più il riferimento alla approvazione da parte della Regione del DPSS.


La riforma è stata contestata con ricorso da parte di due Regioni: Toscana e Friuli e sul ricorso si è pronunciato unitariamente la Corte Costituzionale con sentenza n° 6 del 23 gennaio 2023 (QUI).

La sentenza ha dichiarato la incostituzionalità di parti rilevanti della riforma del 2021 sopra sintetizzata. Altre parti sono state salvate come vedremo e su questo restano le mie perplessità pur ovviamente prendendo atto della decisione della Corte. Resta il fatto positivo che la sentenza restituisce, almeno in parte, un ruolo attivo a Comuni ma soprattutto alla Regione quanto meno nella programmazione delle scelte strategiche delle aree portuali e limitrofe.  

La Corte conferma la riforma del 2021 nella parte che toglie il potere regionale di intesa e approvazione del PRP, però boccia quella che non prevede l’Intesa sul DPSS che se ben esercitata può colmare il non riconosciuto ruolo della Regione e dei Comuni sull'approvazione del PRP ma solo a condizione che anche il DPSS sia sottoponibile a Valutazione Ambientale Strategica (di seguito VAS) come spiego, nella parte finale di questo post. 

Si può dire che la sentenza della Corte Costituzionale, in modo contraddittorio, riconosce un grande rilievo istituzionale al DPSS tanto da sottoporlo alla Intesa con la Regione e al contempo rimuove che ad esso non si applica l’unico strumento di valutazione (la VAS) che ne garantisce una procedura di approvazione trasparente e soprattutto rispettosa dei molteplici interessi che si muovono sull’area vasta (termine usata proprio dalla sentenza) interessata dal DPSS.

Inoltre altro aspetto rilevante della sentenza della Corte Costituzionale questa fa salve le norme paesaggistiche che erano state cancellate dalla riforma del 2021.  

Nel post che segue riporto in sequenza:

1. la ricostruzione, da parte della Corte Costituzionale, delle norme previgenti su programmazione e pianificazione portuale

2. la ricostruzione delle principali modifiche che la riforma del 2021 aveva apportato all’articolo 5 della legge quadro sui porti relativamente a programmazione e pianificazione portuale

3. le parti della riforma dichiarate incostituzionali con relativa motivazione

4. le parti della riforma per le quali è stata dichiarata non fondata la questione di costituzionalità con relativa motivazione

Ancora nuovi leggi che derogano alla Valutazione di Impatto Ambientale

Un nuovo Decreto Legge (n° 13 del 2023 QUI) che introduce deroghe alla applicazione della Valutazione di Impatto Ambientale (di seguito VIA), dopo le scuse per l’emergenza guerra ed energia (vedi rigassificatori offshore QUI) ora la scusa è l’attuazione dei progetti previsti dal PNRR e dei piani complementari. Quasi sempre procedure che servono per giustificare impianti a forte emissioni di gas serra.

Tutto questo mentre:

1. il Piano nazionale integrato energia e clima dovrà essere rivisto radicalmente  entro giugno 2023 proprio per garantire nuovi obiettivi verso la neutralità climatica QUI;

2. il Gestore dei Mercati Energetici in un suo report (QUI) dello scorso giugno ha dimostrato che le nuove infrastrutture per il GNL non serviranno per affrontare l’emergenza Ucraina, per cui, sempre in altro rapporto, il GME afferma che i nuovi rigassificatori, approvati in deroga alle norme della VIA e della Seveso III, rischiano di diventare "beni incagliati" (QUI);

3. la Corte Costituzionale con sentenza del 3 dicembre 2021 n° 233 (QUI) ha affermato: "La protezione dell'ambiente non è, d'altronde, contrapposta alla semplificazione, ma è anzi perseguita proprio attraverso «una migliore qualità ed efficienza dei procedimenti”;

4. Rapporto Corte dei Conti su attuazione PNRR: difficoltà di spesa e di organizzazione della Pubblica Amministrazione locale, QUI;

5. si bloccano le assunzioni necessarie per meglio svolgere le istruttorie al Ministero dell'Ambiente (prima Transizione Ecologica) sia per il PNRR che per la difesa idrogeologica QUI.


In sintesi il nuovo Decreto legge:

1. Permette con un accordo tra Ministri di evitare la applicazione della VIA a progetti che ordinariamente la richiederebbero

2. Le conclusioni della conferenza dei servizi comprendono la VIA anche fuori dei casi in cui questo è previsto dalla legge (ad esempio vedi Provvedimento autorizzatorio unico regionale)

3. Le Autorità ambientali che partecipano al procedimento (compresi Enti Locali e Regioni) possono fare opposizione alle conclusioni della Conferenza dei Servizi ma a condizione di “tenere conto delle esigenze di appaltabilità del progetto” sic!

4. Le Autorità Ambientali coinvolte nel procedimento non possono essere esprimere un diniego al progetto ma devono indicare le prescrizioni per realizzarlo comunque migliorandone gli impatti ambientali a condizione però che quantifichino i costi di dette prescrizioni e questi non siano eccessivi (hanno inventato la VIA positiva per ragioni finanziarie)

5. nelle istanze di richiesta di avvio della VIA non devono essere più presentate le verifiche dell’interesse archeologico e la relazione paesaggistica