martedì 29 gennaio 2019

Se non insulti l’avversario non conti un belino, a Spezia e...


Mi chiedo, oggi il vero parametro per fare carriera politica, oltre anche curricula scarsetti (questo  è un sottoparametro ormai), c'è quello della denigrazione e dell'insulto verso gli avversari? E’ una domanda retorica la mia ovviamente visto che proprio ieri un assessore del Comune spezzino ha così definito un consigliere di opposizione: “commerciante di scarpe”, l’insulto non sta nelle parole ovviamente ma nello squalificare il ruolo politico di una persona per il il lavoro che fa a dimostrazione come l’insulto in politica sia materia malleabile. 
Sia chiaro questo è uno schema diffuso (anche tra i benpensanti moderati europeisti superdemocratici etc.etc.,  andate su un loro profilo fb e ne vedrete delle belle), io che giro per lavoro l'Italia e seguo molti conflitti tra istituzioni e cittadini posso dire che ormai la cifra del dibattito politico è questa.  

mercoledì 23 gennaio 2019

Le emissioni odorigene sono inquinamento atmosferico tranne che per il TAR Toscana


Ieri si è svolta l’udienza al Tar di Firenze sul richiesta di sospensiva della revoca della autorizzazione all’esercizio dell’impianto di produzione bitumi nel Comune di Scarperia San Piero e Sieve.A prescindere dal merito della decisione del collegio giudicante (su cui si tornerà nelle sedi opportune) mi ha colpito una frase del Presidente del collegio che ha affermato: “l’inquinamento atmosferico non c’entra con le emissioni odorigene”.
Si tratta di affermazione gravissima che cancella molte sentenze della magistratura amministrativa e penale di cui ho trattato diffusamente nel mio blog vedi QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI.

giovedì 17 gennaio 2019

Impianto rifiuti Cerri di Follo la Regione non vuole autorizzarlo e valutarlo a termini di legge


L’impianto di gestione rifiuti pericolosi e non in località Cerri di Follo come risulta dal titolo dell’articolo del Secolo XIX di ieri (pubblicato a fianco) è stato sequestrato per i motivi che rilevano in questo post di pochi giorni fa (vedi QUI).
Tutto questo conferma la situazione di grave illegalità in cui l’impianto ha continuato a funzionare fino ad oggi nonostante le prescrizioni autorizzatorie e le diffide della Provincia nonché ben due sentenze della Cassazione che confermavano tale illegalità

In questo quadro già di per se emblematico in Consiglio regionale ieri l’Assessore Regionale all’Ambiente nel rispondere alla interrogazione di un Consigliere 5stelle ha svolto affermazioni molto discutibili che fanno pensare ad una scarsa volontà di affrontare, al di la della questione specifica delle violazioni delle prescrizioni delle autorizzazioni vigenti, una volta per tutte la presenza di un impianto non adeguatamente (fino a oggi) valutato nei suoi potenziali impatti e quindi non autorizzato secondo le norme di legge vigenti. Valutazioni e autorizzazioni a norma di legge che se correttamente applicate, a differenza di quanto sostiene l’Assessore Regionale   avrebbero portato se non a chiudere l'impianto quanto meno a ridimensionarne quantità e tipologia dei rifiuti trattati nonchè la stessa struttura impiantistica. 

venerdì 11 gennaio 2019

Impianti rifiuti Cerri di Follo La Cassazione condanna ma la gestione illecita permane


Guardate la foto qui a fianco è quella della situazione odierna del piazzale dell’impianto di trattamento rifiuti pericolosi e non in località Cerri di Follo (SP) . Come potete vedere ci sono cumuli notevoli di rifiuti probabilmente trattati direttamente all’aperto. Questa è la prima notizia su cui tornerò alla fine del post.

La seconda notizia riguarda la sentenza della Cassazione (sez III Penale) n°  399 del 8 gennaio 2019, per il testo completo vedi QUI.

giovedì 10 gennaio 2019

Corte di Giustizia su come descrivere le alternative nei procedimenti di VIA


La Corte di Giustizia con sentenza del 7 novembre 2018 (causa C461-17, per il testo vedi QUI) è intervenuta in relazione alla interpretazione della norma della Direttiva sulla VIA relativa alla necessità che il committente dell’opera sottoposta a detta procedura di valutazione fornisca una descrizione sommaria delle principali alternative prese in esame dallo stesso, con indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo dell’impatto ambientale.

mercoledì 9 gennaio 2019

Corte di Giustizia: come valutare l'impatto di un progetto sulla Biodiversità


La Corte di Giustizia UE con sentenza dello scorso 7 novembre 2018 (causa C461-17 per il testo QUI) ha definito i contenuti di una corretta Valutazione di Incidenza su progetti che possono riguardare siti di importanza comunitaria disciplinata dalla Direttiva Habitat (QUI)

La sentenza esamina la procedura di valutazione di incidenza su due siti di importanza comunitaria di un progetto di strada  ( 1,5 km) con rotatoria  percorso/pedonale.

I principi che afferma la sentenza, trattandosi di rinvio pregiudiziale (QUI) alle decisione della Corte di Giustizia, sono vincolanti per tutti gli stati membri

In particolare questi principi riguardano le modalità con cui deve esser svolta la valutazione di incidenza (ex articolo 5 DPR 357/1997 NOTA 1) del progetto  sui siti tutelati dalla Direttiva Habitat.

Vediamoli questi principi affermati nella sentenza... 

martedì 8 gennaio 2019

La Percezione sociale del rischio ambientale nei documenti ufficiali ma non nelle vertenze territoriali


Quante volte comitati, associazioni ambientaliste e singoli cittadini che su territori si battono per difendere ambiente e salute contro attività palesemente inquinanti si sono sentiti apostrofare da burocrati degli enti  pubblici come pure da amministratori (assessori , sindaci etc.) come
 demagoghi incompetenti”,
produttori  di  allarmismo sociale gratuito”.
delegittimatori della scienza ufficiale  etc. etc.

lunedì 7 gennaio 2019

Consiglio di Stato: l’AIA non rimuove i poteri di autorità sanitaria dei sindaci e dei Comuni


Interessante sentenza del Consiglio di Stato (sentenza n° 6824 del 2018, per il testo completo vedi QUI) su un impianto di raccolta messa in riserva, deposito preliminare e recupero di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

La sentenza  conferma la necessaria integrazione tra poteri sanzionatori in materia di violazione delle prescrizioni di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e poteri di prevenzione sanitaria del Sindaco e dei Comuni in generale ai sensi del Testo Unico delle Leggi Sanitarie del 1934.  

In particolare nel caso affrontato dalla sentenza del Consiglio di Stato la Provincia, territorialmente competente,  aveva infatti sospeso, con apposita determina, l’efficacia dell’AIA a suo tempo rilasciata per l’impianto, dopo aver diffidato la società a realizzare determinate prescrizioni in ordine allo smaltimento del prodotto.   
Vediamo cosa dice la sentenza in questione con particolare riferimento al ruolo del Sindaco in relazione alla prevenzione sanitaria per impianti soggetti ad AIA.

sabato 5 gennaio 2019

Il TAR Liguria: i ritardi su Piazza Verdi frutto anche degli errori del Comune.

Ci sono due passaggi emblematici della sentenza del TAR  Liguria (vedi QUI) che ha accolto solo in minima parte la richiesta milionaria di risarcimento danni contro il Ministero dei Beni Culturali nella vicenda del contestato progetto su Piazza Verdi.
Eccoli questi passaggi:
1. Il “reperimento di fondazioni di vecchi edifici ottocenteschi che avevano richiesto per due volte l’iter per l’autorizzazione alla demolizione; come precisato dalla difesa del Ministero detto rallentamento è imputabile esclusivamente al comune, che ha omesso la previa verifica -in fase progettuale- dell’interesse archeologico ai sensi degli artt. 95-96 del D.Lgs. 163/2006, con conseguente necessità di effettuare gli studi e le indagini in fase esecutiva;
2. anche in considerazione dei ritardi nei lavori direttamente imputabili all’amministrazione civica.

Questi passaggi confermano quanto da me sostenuto, come pure dal Comitato nato contro il progetto Buren – Vannetti, come spiego di seguito

venerdì 4 gennaio 2019

Parco 5Terre: si discute di “careghe” ma Piano e Regolamento non ci sono!


Leggo in giro sui mass media che i politici che "contano" stanno discutendo su chi mettere sulla poltrona della Presidenza del Parco 5Terre. Nomi peraltro caratterizzati da scarsa competenza in materia di aree protette ma ben sponsorizzati politicamente.
Nessuna discussione sugli errori fatti nelle gestioni passate, sulle responsabilità non solo di chi è finito dentro il processo di “Parcopoli” ma di chi doveva controllare e non lo ha fatto senza pagare alcun dazio, non dico penale ovviamente ma almeno politico (vedi QUI).  Soprattutto nessuna discussione vera su limiti attuali di gestione del Parco, su quale modello di governance dell’ente Parco del territorio di riferimento, su quali strumenti di pianificazione, programmazione e regolamentazione il Parco abbia necessità se vuole uscire definitivamente dalle gestioni confuse del passato.
Ci sono due esempi clamorosi che confermano questo mio giudizio: il Piano del Parco e il Regolamento del Parco.