Le Zone logistiche semplificate (di seguito ZLS) stanno
invadendo i territori delle nostre Regioni grazie ad una normativa che permette
la perimetrazione di queste zone ben oltre le stesse aree di interesse portuale.
Le ZLS nascono per estendere, le agevolazioni e
semplificazione per insediare attività e imprese nelle Zone Economiche
Speciali ZES alle aree portuali del centro nord quindi anche a quella
spezzina e genovese. Ma la possibilità di estendere il perimetro delle ZLS si è
ampliata progressivamente come ho spiegato QUI.
Le ragioni di questa espansione nascono proprio dalle finalità delle ZLS come ben definite dalla normativa di riferimento e dal Regolamento nazionale approvato con DPCM 4 marzo 2024 n° 40: semplificare le autorizzazioni, derogare alle norme ambientali, limitare il ruolo degli enti locali nella pianificazione dei loro territori.
Per una analisi della evoluzione storica della normativa
sulle ZLS fino al DPCM 40/2024 vedi QUI nella prima parte.
Il post che segue è diviso in tre parti:
PARTE 1: una sintesi delle semplificazioni e deroghe
previste dal regolamento nazionale ex DPCM 40/2024.
PARTE 2: una sintesi della normativa e dei parametri
ambientali per lo sviluppo sostenibile non presa in considerazione da parte dei
Piani di sviluppo strategico delle ZLS ad oggi istituite nel nostro Paese
PARTE 3: una analisi dei singoli Piani di sviluppo
strategico delle ZLS nelle varie Regioni mettendone in rilievo le principali
criticità: ambientali, urbanistiche, partecipative delle comunità locali, ma
anche le potenzialità positive quando sussistono.
Quello che segue non è un attacco alle ZLS in quanto tali
ma all’uso che ne viene fatto dalla lobby portuale in accordo con una classe
politica e burocratica di posteggiatori che hanno rinunciato a pianificare il
territorio con una corretta ponderazione degli interessi in esso presenti come
afferma l’articolo 41 della Costituzione.