Nuovo Rapporto (QUI) della Organizzazione Mondiale della Sanità che afferma, in termini autorevoli ma soprattutto scientifici, la necessità di superare nel valutare gli impatti delle attività inquinanti non solo gli indicatori di qualità dell’aria basati sulla concentrazione degli inquinanti (AQI) ma integrarli con parametri strettamente sanitari (AQHI).
Si tratta di una visione che viene sostenuta da tempo da
parte della giurisprudenza migliore nazionale (QUI)
in contrasto soprattutto con le modalità di valutare e autorizzare gli impianti
e le attività inquinanti come pure di controllarle ex post.
Indiscutibile che il modello di costruzione di indici di
qualità aria proposto dal Rapporto qui esaminato, rientri sicuramente nei
compiti del Sistema nazionale prevenzione salute dai rischi ambientali e
climatici (QUI).
Se si vuole sintetizzare la necessità per cui OMS propone
il passaggio agli indicatori AQHI si può riassumere in tre concetti:
1.Gli AQHI riflettono le prove scientifiche che
dimostrano che nessuna soglia inferiore di esposizione è sicura a livello di
popolazione.
2. La stragrande maggioranza di morbilità prematura (ad
esempio, ricoveri ospedalieri) e della mortalità associate all'inquinamento
atmosferico si verificano durante i periodi in cui l'AQI classificava la
qualità dell'aria come molto buona o buona
3. gli effetti combinati di diversi inquinanti sulla
mortalità e morbilità giornaliera superano costantemente gli effetti dei singoli
inquinanti presi singolarmente.
Di seguito riporto una ricostruzione per stralci
ragionati del Rapporto dell’OMS..