domenica 1 novembre 2020

ULTIMI STUDI E RICERCHE SUL RAPPORTO TRA COVID 19 INQUINAMENTO E BIODIVERSITÀ

 

Tre studi da istituti di ricerca prestigiosi confermano (vedi studi precedenti QUI) il legame tra inquinamento atmosferico (da particolato in questo caso) e aumento della morbilità e soprattutto mortalità da COVID-19. I titoli dei paragrafi che seguono sono la traduzione letterale dall'inglese dei titoli degli studi.


L’IMPATTO DELLE CONDIZIONI METEOROLOGICHE E INQUINAMENTO ATMOSFERICO SULLA TRASMISSIONE PANDEMICA COVID-19 IN ITALIA 

Pubblicato su Scientific Reports uno studio sul rapporto tra diffusione del Covid-19 l’inquinamento atmosferico.

Lo studio rileva come l'Italia sia stata la prima, tra tutti i paesi europei, ad essere fortemente colpita dall'epidemia pandemica COVID-19 causata dalla grave sindrome respiratoria acuta coronavirus 2 (Sars-CoV-2).

Il virus, dimostrato di essere molto contagioso, ha infettato più di 9 milioni di persone in tutto il mondo (nel giugno 2020). Tuttavia, non è chiaro il ruolo dell'inquinamento atmosferico e delle condizioni meteorologiche nella trasmissione del virus.

Lo studio ha valutato, quantitativamente, come i parametri meteorologici e di qualità dell'aria siano correlati alla trasmissione COVID-19 in due grandi aree metropolitane del Nord Italia come Milano e Firenze e nella provincia autonoma di Trento. Milano, capoluogo della Regione Lombardia, è considerata l'epicentro dell'epidemia di virus in Italia.

Lo studio evidenzia che le variabili correlate alla temperatura e all'umidità sono correlate negativamente alla trasmissione del virus, mentre l'inquinamento atmosferico (PM2.5) mostra una correlazione positiva (in misura minore). In altre parole, la trasmissione pandemia COVID-19 preferisce condizioni ambientali secche e fredde, nonché aria inquinata. Per questi motivi, il virus potrebbe più facilmente  diffondersi in ambienti interni non filtrati con aria condizionata. Tali risultati sosterranno i responsabili delle decisioni per contenere nuovi possibili focolai.

TESTO STUDIO: QUI

 

IL COLLEGAMENTO SEGRETO DEL PARTICOLATO E LA SARS-COV-2 

Studio pubblicato su Frontiers in Genetics parte dal dato di altri studi che supportano l'ipotesi che il particolato fine (PM) possa innescare una risposta infiammatoria a livello molecolare, cellulare e organo.

Su questa base,  lo studio ha sviluppato l'ipotesi che il PM svolga un ruolo come un booster (vettore di spinta) di COVID-19 piuttosto che come vettore di SARS-CoV2.

Lo studio ha quindi analizzato le  tracce molecolari rilevate nelle cellule esposte ai campioni di PM raccolte in una delle aree più colpite dall'epidemia di COVID-19, in Italia. Le cellule di adenocarcinoma mammario umano T47D sono state scelte per esplorare i cambiamenti globali dell'espressione genica indotti dal trattamento con estratti organici di PM2.5. L'analisi dei percorsi del KEGG ha mostrato la modulazione di diverse reti geniche legate alla migrazione transendoteliale leucocito, al citoscheletro e al sistema di adesione. Sono stati identificati tre importanti processi biologici, tra cui la coagulazione, il controllo della crescita e la risposta immunitaria. L'analisi dei geni modulati ha dato prova del coinvolgimento del PM nella malattia endoteliale, nei disturbi della coagulazione, nel diabete e nella tossicità riproduttiva, sostenendo l'ipotesi che il PM, direttamente o attraverso l'interazione molecolare, colpisca gli stessi bersagli molecolari finora noti per la SARS-CoV, contribuendo alla tempesta di citochine e all'aggravamento dei sintomi innescati da COVID-19. Lo studio fornisce prove di una plausibile cooperazione di recettori e proteine transmembrane, mirate dal PM e coinvolte nel COVID-19 e nuove intuizioni sull'interazione molecolare di sostanze chimiche e patogeni che potrebbero essere importanti per sostenere le politiche di salute pubblica e sviluppare nuovi approcci terapeutici

TESTO STUDIO: QUI

 

 

CONTRIBUTI REGIONALI E GLOBALI DELL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO AL RISCHIO DI MORTE PER COVID-19 

Pubblicato su Cardiovascular Research (della società europea di cardiologia) uno studio sul rapporto tra  inquinamento atmosferico e aumento mortalità da COVID-19.  Los tudio è stato elaborato da un gruppo di ricercatori del Centro Internazionale di Fisica Teorica  di Trieste e Istituto Max-Planck per la Chimica.

Lo studio parte dalla analisi degli esiti della sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV-1) nel 2003 e dalle indagini preliminari su quelli per la SARS-CoV-2 dal 2019. Questi esisti hanno fornito  la prova che l'incidenza e la gravità della mortalità da questi virus sono correlate all'inquinamento atmosferico ambientale. Lo studio ha quindi stimato la frazione di mortalità COVID-19 attribuibile all'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico da particolato fine ambientale.

Sotto il profilo della metodologia usata lo studio ha caratterizzato l'esposizione globale al particolato fine sulla base di dati satellitari e calcolato la frazione antropogenica con un modello di chimica atmosferica. Il grado in cui l'inquinamento atmosferico influenza la mortalità da COVID-19 è stato derivato dai dati epidemiologici negli Stati Uniti e in Cina.

I risultati di stima sono stati che l'inquinamento atmosferico da particolato (PM2,5)  abbia contribuito 15% (intervallo di confidenza del 95% 7-33%) alla mortalità COVID-19 in tutto il mondo, 27% (13 – 46%) nell'Asia orientale, 19% (8-41%) in Europa e il 17% (6-39%) in Nord America. A livello globale, il 50-60% della frazione attribuibile e antropogenica è correlato all'uso di combustibili fossili, fino al 70-80% in Europa, Asia occidentale e Nord America.

In particolare le conclusioni dello studio suggeriscono che l'inquinamento atmosferico è un importante fattore che aumenta il rischio di mortalità da COVID-19. Ciò fornisce una motivazione supplementare per combinare politiche ambiziose per ridurre l'inquinamento atmosferico con misure per controllare la trasmissione di COVID-19.

TESTO DELLO STUDIO: QUI

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