mercoledì 29 gennaio 2020

Il nuovo Piano Nazionale Energia Clima e la centrale a gas spezzina: ULTIME NOVITA'


Pubblicata l’ultima versione del  Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) predisposto dai tre Ministeri: Ambiente. Sviluppo Economico, Trasporti/Infrastrutture.
Secondo il Comunicato ministeriale di avvenuta pubblicazione  il Piano recepisce le novità contenute nel Decreto Legge sul Clima nonché quelle sugli investimenti per il Green New Deal previste nella Legge di Bilancio 2020.
Il PNIEC è stato inviato alla Commissione europea in attuazione del Regolamento (UE) 2018/1999, completando così il percorso avviato nel dicembre 2018, nel corso del quale il Piano è stato oggetto di un proficuo confronto tra le istituzioni coinvolte, i cittadini e tutti gli stakeholder.
Il PNIEC è un documento complesso, qui mi limito a leggerlo in chiave della transizione alla fuoriuscita dal carbone nella generazione termoelettrica e quindi in particolare del progetto di riconversione della centrale a carbone spezzina (ma non solo visto che ci sono altri siti con situazioni simili in Italia) con una centrale a turbogas.
Quella che segue è una analisi oggettiva che mette a confronto il PNIEC.  (Per il testo completo del PNIEC vedi QUI)

IL PIANO CONFERMA L’ESIGENZA DI CENTRALI A GAS NELLA TRANSIZIONE ALLE FONTI RINNOVABILI  E PER GARANTIRE LA INTERCONNETTIVITÀ ELETTRICA   DA QUI AL 2030
Come è noto il Regolamento  (UE) 2019/943 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5 giugno 2019 sul mercato interno dell'energia elettrica impone agli Stati membri di garantire tale funzionamento e affidabilità del sistema elettrico nazionale in rapporto con il resto degli stati membri UE (quanto meno quelli che sono anche indicati nello stesso PNIEC: pagina 86-87 e 236).
Il PNIEC a pagina 86 afferma: “Il Livello di interconnettività elettrica che lo Stato membro intende raggiungere nel 2030 tenuto conto dell'obiettivo di interconnessione elettrica è di almeno il 15 % per il 2030, attraverso una strategia in cui il livello a partire dal 2021 è definito in stretta collaborazione con gli Stati membri interessati, prendendo in considerazione l'obiettivo di interconnessione del 10 % relativo al 2020

Cosa significa in termini di impianti installati e da installare per garantire questi obiettivi di interconnettività il PNIEC lo spiega a pagina 87 dove si afferma che: “Relativamente all’obiettivo 15% al 2030, si fa presente che esso è attualmente calcolato come rapporto tra Net Transfer Capacity (NTC) delle interconnessioni e capacità di generazione netta installata. A tale riguardo, l’elevata potenza da fonti rinnovabili non programmabili prevista al 2030 nello scenario con obiettivi del Piano (50 GW di solo fotovoltaico), fonti caratterizzate peraltro da una producibilità comparativamente ridotta, rendono particolarmente arduo per l’Italia raggiungere l’obiettivo suddetto. L’elevata quantità di fonti rinnovabili non programmabili costringerà inoltre a mantenere disponibile una significativa quota di capacità di generazione termoelettrica, al fine di garantire i necessari margini di riserva per l’esercizio in sicurezza del sistema. Tale difficoltà si aggiunge al fatto che l’Italia è geograficamente un paese periferico dell’Unione e quindi con minori potenzialità fisiche di incremento delle interconnessioni transfrontaliere che, a loro volta, necessitano di essere realizzate in condizioni morfologicamente complesse (attraverso la catena montuosa alpina o in tratti sottomarini), quindi con incrementi significativi dei costi

Quanto sopra conferma quindi una transizione con un mantenimento di impianti da fonti convenzionali per la generazione elettrica.
Si vedano ancora i seguenti passaggi del PNIEC:  

PAGINA 95:  Secondo l’analisi disponibile, il mantenimento di adeguati margini di sicurezza del sistema richiederà lo sviluppo di nuove risorse sostitutive in termini principalmente di generazione rinnovabile, insieme a nuova potenza convenzionale e dispositivi di accumulo in modo coordinato con i previsti sviluppi delle infrastrutture di rete (i risultati dell’analisi e l’elenco delle infrastrutture da realizzare sono allegati alla SEN 2017)”.

PAGINA 96: “Oltre agli impianti di accumulo e alla partecipazione attiva della domanda ai mercati, in considerazione dell’evoluzione attesa della richiesta di energia elettrica e della dismissione degli impianti a carbone e dei rimanenti impianti a olio combustibile, sarà necessario realizzare anche capacità di generazione addizionale alimentata a gas (con conseguente aumento temporaneo dei consumi di gas, a cui non corrisponde al momento nessuna previsione di uno sviluppo infrastrutturale), capacità a gas che contribuirà quindi in maniera strategica alla copertura del fabbisogno”.

PAGINA 111: “ferma restando la necessità di accelerare la crescita delle energie rinnovabili, nell’ambito degli interventi complessivi (accumuli, reti, generazione flessibile, altre opere di rete) da realizzare per il target 2030, alcune modifiche infrastrutturali risultano in particolare connesse allo scenario di phase out dal carbone e in particolare, da avviare nella finestra 2020-2025: - nuova capacità a gas per circa 3 GW, di cui circa il 50% sostanzialmente connesso al phase out, coerentemente con la pianificazione e la regolamentazione (paesaggistica e ambientale) regionale, e nuovi sistemi di accumulo per 3 GW nelle aree centro - sud, sud e Sicilia;”.  

PAGINA 112: “La nuova capacità di generazione a gas e i sistemi di accumulo necessari faranno invece parte dei nuovi investimenti a supporto della transizione che saranno sollecitati attraverso il capacity market (NOTA 1), dal momento che allo stato attuale i segnali di prezzo sui mercati spot non sono tali da sostenere la realizzazione di nuovi investimenti in capacità convenzionale; nel 2019 si sono tenute le prime due procedure d’asta, con periodo di consegna 2022 e 2023, funzionali a permettere proprio di avviare il processo di sostituzione di capacità a carbone o poco efficiente con nuova capacità a gas più efficiente e flessibile. Considerati i tempi medi di autorizzazione del Piano di Sviluppo e dei tempi necessari alla progettazione, autorizzazione e realizzazione delle opere, è necessario monitorare il processo, anche sui volumi di energia rinnovabile che saranno nel frattempo sviluppati, e mettere in campo azioni di accelerazione, in modo da arrivare ad avere e dare certezza sui tempi del processo. Un primo step di verifica può essere posto alla fine del 2020, data in cui occorrerà aver concluso i procedimenti di autorizzazione almeno delle opere principali. In considerazione dell’importanza anche territoriale e sociale di questo cambiamento, il Governo e il MiSE in particolare intendono aprire un confronto sia con gli operatori interessati sia con le organizzazioni dei lavoratori e i rappresentanti degli enti territoriali e locali, valutando anche possibili riconversioni dei siti sempre per finalità energetiche e connesse attività di accompagnamento”.

Quindi da quanto sopra si deduce con chiarezza:
1. nella transizione va garantita la generazione termoelettrica (Pagina 87 PNIEC);
2. si tratterà di impianti termoelettrici nuovi (Pagina 95 PNIEC);
3. si tratterà di impianti termoelettrici a gas (Pagina 96 PNIEC);
4. la capacità a gas nuova da avviate tra il 2020-2025 sarà di 3GW, quindi 3.000 MW (PAGINA 111);
5. entro il 2020 dovranno essere autorizzate le opere, quindi anche le nuove centrali a gas, previste (PAGINA 112);
6. Il PNIEC non indica i siti specifici dove verranno fatte le centrali a gas, ma questi li troviamo nelle procedure in corso presso il Ministero dell’Ambiente, tra questa anche il progetto di centrale a gas spezzino.



IL PNIEC PREVEDE UNA ATTIVITÀ DI CONCERTAZIONE RELATIVAMENTE AI SINGOLI SITI 
Un elemento di novità significativo proprio in relazione ai siti dove sono previste chiusura di impianti a carbone lo troviamo a PAGINA 111 del PNIEC, dove si afferma: “Le valutazioni delle modifiche infrastrutturali eventualmente necessarie ai fini della concreta attuazione del phase out del carbone dalla produzione elettrica si baseranno sul confronto in appositi tavoli settoriali (per zone di mercato elettrico, per singolo sito e specifico per la Sardegna), con gli operatori, le autonomie locali, Terna, le parti sociali e le associazioni ambientaliste e di categoria. I tavoli hanno lo scopo di valutare le condizioni tecniche e normative, le infrastrutture necessarie, nonché le modalità di salvaguardia dell’occupazione (per la quale sono state stanziate apposite risorse)”.



FONDO TUTELA OCCUPAZIONE PER TERRITORI CON CENTRALI A CARBONE DA DISMETTERE: PRIORITÀ A RICONVERSIONE CON FONTI NON FOSSILI
Infine il PNIEC prevede che: “ Dal punto di vista normativo, mediante il Decreto Legge 101 del 3 settembre 2019 si è stabilito che la quota eccedente i 1.000 mln€ dei proventi derivanti dalle aste di allocazione delle quote EU ETS, per un ammontare massimo di 20 mln€ annui, dal 2020 al 2024 è indirizzata al “Fondo per la riconversione occupazionale nei territori in cui sono ubicate centrali a carbone” da istituire presso il Ministero dello Sviluppo Economico.”
Si tratta del Fondo che saràfinanziato da quanto previsto dall’articolo 13 della Legge 128/2019 (conversione Decreto Legge 101/2019 - QUI) che ha  modificato l’articolo 19 DLgs 30/2013 (attuazione Direttiva 2003/87/CE sullo scambio quote di emissione gas serra). L’articolo in questione prevede che la  quota  annua  dei  proventi  derivanti  dalle  aste, eccedente il valore di 1000 milioni  di  euro,  é  destinata,  nella misura massima di 100 milioni di euro per il 2020 e di 150 milioni di euro annui a decorrere dal 2021, al Fondo per la transizione energetica nel settore industriale,  per finanziare interventi  di  decarbonizzazione e di efficientamento energetico del settore industriale e, per  una  quota fino ad un massimo di 20 milioni di euro annui per gli anni dal  2020 al 2024, al "Fondo per la riconversione occupazionale  nei  territori in cui sono ubicate  centrali  a  carbone"  da  istituire  presso  il Ministero  dello  sviluppo  economico,  con  decreto  adottato  entro novanta giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della  presente disposizione dal Ministro dello sviluppo  economico.
In particolare detto articolo 13 della legge 128/2019 istituendo il Fondo per la transizione energetica nel  settore  industriale", prevede che per l’utilizzo delle risorse ivi previste sia data priorità a interventi di riconversione sostenibili, caratterizzati  da  processi  di  decarbonizzazione   che   escludono l'utilizzo di ulteriori combustibili fossili diversi dal carbone.



CONCLUSIONI 1: COME USARE GLI SPAZI APERTI DAL PNIEC
Visto dal punto di vista dei progetti di riconversione in centrali  gas di centrali a carbone esistenti (come nel caso spezzino) il PNIEC contiene la conferma che centrali a gas nuove verranno realizzate e autorizzate entro questo anno ma restano due spazi non banali che i territori possono usare per trasformare progetti, che ad oggi sembrano solo nuove servitù energetiche (viste dal locale), in progetti territorio ambiente fondati non sulle fonti fossili anche se gli spazi appaiono molto esigui come si rileva dall’analisi svolta sopra. Di certo tutto questo conferma la necessità di far uscire la vertenza sul progetto di centrale a gas spezzino dalle ristrette visioni della polemica politica locale. Ci riusciranno i nostri rappresentanti locali ? Vedremo


CONCLUSIONI 2: IL RISCHIO DI PROROGA DELLA CENTRALE A CARBONE SPEZZINA E IL POSSIBILE "RICATTO OBBLIGATO" SUL GAS
Ma non dobbiamo dimenticare che questa discussione va sempre vista con l’occhio alle esigenze della interconnessione e stabilità del sistema elettrico citate dal PNIEC come abbiamo visto all’inizio di questo post. Il che potrebbe significare in una situazione di stallo sulla attuazione di quanto sopra descritto la proroga delle centrali a carbone esistenti.
Non a caso, sfuggito ai vari commentatori locali, nelle Premesse alle Prescrizioni (Paragrafo 9) contenute nel Rapporto Istruttorio allegato al Decreto di revisione AIA (NOTA 2), pur confermando l’impegno Enel a dismettere la centrale a carbone spezzina entro il 2021 si aggiunge: “fermo restando il pronunciamento del Ministero dello Sviluppo Economico in merito alla sicurezza ed affidabilità del funzionamento del sistema elettrico nazionale”. 
Ricordo che il Regolamento UE 2018/1999 (sopra citato) permette di mantenere fino al 2025 impianti con rilevanti emissioni di CO2 accedibili agli incentivi suddetti. Infatti L’articolo 22 (commi 4 e 5 vedi QUI)  del Regolamento UE sopra citato prevede che  le centrali elettriche esistenti che  emettono più di 550 gr di CO2 di origine fossile per kWh e 350 kg di CO2 in media all'anno per kW installati non potranno partecipare ai meccanismi di capacità dopo il 1° luglio 2025. Questo spiega la data di dismissione delle centrali a carbone di cui si parla in Italia e che permette ad Enel a Spezia di porre il ricatto o centrale a gas subito oppure restiamo fino a che possiamo con il carbone e fino al 2025 con le remunerazioni supplementari appunto del  meccanismo capacity market.
Non a caso la prescrizione n°8 del Paragrafo 9.3. del Rapporto istruttorio allegato alla nuova revisione dell’AIA afferma che: ”ferma restando la fermata definitiva della unità SP2al31/12/2021 di cui alla prescrizione (6), ai sensi del SEN 2017 e del PNIEC 2019, l’utilizzo del carbone quale combustibile per la alimentazione del gruppo SP3 sarebbe stata ammissibile solamente fino al 31/12/2025”.

Tutto questo potrebbe non significare automaticamente la proroga al funzionamento della centrale a carbone dopo il 2021 ma potrebbe invece favorire la autorizzazione della centrale a gas (attualmente oggetto di procedura di verifica di assoggettabilità a VIA presso il Ministero dell’Ambiente) nel senso di una sorta di ricatto "obbligato" per garantire al continuità del servizio nazionale di trasmissione in rete della energia elettrica.






[NOTA 2] si tratta del  Decreto Ministeriale n° 351 del 6/12 /2019  (QUI) con il quale è stata approvata la revisione della Autorizzazione Integrata Ambientale (di seguito AIA) per la sezione a carbone della centrale Enel spezzina. Il Decreto è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica N° 302 del 27/12/2019


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