mercoledì 25 novembre 2015

Possibile attacco terroristico al rigassificatore di Panigaglia: quale sicurezza?

Rischio terrorismo: possibile attacco al rigassificatore di Panigaglia.....le istituzioni preposte dichiarano che interverrebbero in tempo i militari a cominciare dagli incursori del ComSubIn...... siamo sicuri? e soprattutto siamo certi che sia sufficiente un intervento militare o la questione è più complessa a partire dalla situazione attuale del rigassificatore e dello stato di attuazione della normativa sulle industrie a rischio di incidente rilevante ma anche di quella sulla tutela delle infrastrutture critiche cioè proprio quelle a rischio terrorismo o comunque ad azione umana diciamo "sconsiderata". 



UN EPISODIO VISSUTO PERSONALMENTE
Qualche anno fa, invitato dai rappresentanti di Gnl Italia visitai l'impianto insieme con alcuni consiglieri provinciali e altri ambientalisti..... mentre eravamo sul pontile e i tecnici dell'impianto mi spiegavano i sistemi di prevenzione anche da eventuali assalti, una barca da pescatore si è avvicinata a pochi metri dal pontile senza che nessuno la segnalasse o le impedisse di avvicinarsi oltre i limiti di sicurezza. La barca era innocua per fortuna, solo un pescatore un po troppo superficiale, ma se non lo fosse stata? Anche un barca piccola se dotata di materiali bellici potrebbe fare danni enormi soprattutto in fase di attracco delle navi gasiere...... Mi auguro che la sicurezza manifestata dalle istituzioni non sia uguale a quella dell'episodio che ho raccontato.... di certo questo è l'ennesimo esempio di come un impianto simile non dovrebbe stare assolutamente in un golfo con le caratteristiche come quello spezzino: sia naturali che di presenza di naviglio militare già di per se a rischio. Peraltro in riferimento a quest'ultimo la differenza è che se esplodesse una nave da guerra potrebbe essere drammatico ma non irreversibile, se esplodesse il rigassificatore, per un attacco terroristico, sarebbe la fine di tutto il golfo, parte a terra compresa. Ovviamente se poi ci mettiamo anche i sommergibili nucleari come dire....... 

Ma, non divaghiamo con le ipotesi e restiamo ai fatti.  Direte ti attacchi ad un episodio? Beh l’episodio è significativo ma c’è dell’altro che non viene citato da chi di dovere.



IL RAPPORTO DEL PENTAGONO
Un rapporto preparato dal Pentagono nel 1982 (toh! i militari quindi di grande attualità) afferma che, se solo esce il 9% del carico di Gnl di una nave gasiera, questo si trasforma in una nube che si espande velocemente lungo la superficie dell’acqua e può arrivare fino a 22 Km di distanza. Se questa si dovesse accendere per varie concause, diventerebbe una palla di fuoco che potrebbe bruciare qualsiasi cosa nel suo raggio di azione. Nello studio si afferma, inoltre, che nel caso di incidente estremo a una gasiera standard con un serbatoio di 125.000 metri cubi, si sprigionerebbe un’energia pari a quella di 55 bombe di Hiroshima prive di radiazioni.
La cosa peggiore, dice sempre il Pentagono, è che al momento e nel prossimo futuro non c’è modo di combattere un grande incendio di Gnl.
Prima domandina perchè lo studio lo ha fatto proprio il Pentagono?  



IL RISCHIO INCIDENTE CATASTROFICO NELLE OFFERTE DI VENDITA DELLE AZIONI SNAM
Alcune parti del Prospetto informativo relativo  all'offerta pubblica di vendita e sottoscrizione e all'ammissione a  quotazione sul mercato telematico azionario organizzato e gestito dalla  Borsa Italiana Spa delle azioni ordinarie redatto da Snam Spa e da  Snam Rete Gas Spa affermano:  “Benché Snam Rete Gas Spa ritenga di svolgere la propria attività nel  sostanziale rispetto di leggi e regolamenti in materia di ambiente e  sicurezza, il rischio di incorrere in oneri imprevisti e obblighi di  risarcimento, ivi comprese le richieste di risarcimento dei danni a  cose e persone, in tema di ambiente e di sicurezza è connaturato alla  gestione di gasdotti e di impianti di rigassificazione . Pertanto non è  possibile escludere a priori che Snam rete Gas Spa non sia in futuro  tenuta a far fronte a oneri od obblighi di risarcimento del tipo sopra  ipotizzato. Inoltre, le attuali coperture assicurative potrebbero non  essere sufficienti a far fronte a tutte le richieste di risarcimento
danni"
. Sempre nello stesso documento, si può leggere a pagina 48:  "...non può escludersi il rischio che eventi di inquinamento ambientale  causati da gasdotti e impianti di rigassificazione facciano sorgere in  capo a Snam Rete Gas oneri od obblighi risarcitori".



IL RAPPORTO SICURFIRE
Quattro anni fa è stato pubblicato un Rapporto della società SicurFire, che si occupa in modo specialistico, dei servizi antincendi in area portuali, dal quale emergevano molte criticità sulla sicurezza dell’impianto di Panigaglia:
1. non è previsto alcun mezzo nautico o rimorchiatore con componente antincendio sotto bordo alla nave gasiera in fase di scarico al terminal come invece previsto dalla ordinanza della Capitaneria della Spezia n. 123/2010  per le operazioni di bunkeraggio alle navi gasiere
2. il sistema di gestione delle emergenze per l’impianto di rigassificazione è affidato solo a sistemi automatici. La squadra interna aziendale (attivata in caso di emergenza in quanto normalmente il personale svolge altri compiti) appare troppo limitata per un impianto a rischio di incidente rilevante, non esiste quindi nessuna vigilanza esterna specialistica (con personale appositamente addestrato). 



RAPPORTO SICUREZZA E PIANO EMERGENZA ESTERNO RIMUOVONO RISCHIO TERRORISMO
Gnl Italia, rispondendo al Rapporto Sicurfire sopra riportato,  ha affermato che: “nel 1997 sono finiti i lavori di revisione dei serbatoi del gas nell’impianto in oggetto che li hanno messi in condizioni di sicurezza”.
Ah si? Allora perché nel 2003 al 43° Corso Ispettori Antincendi i Vigili del Fuoco, analizzando il Rapporto di Sicurezza sull’impianto di Panigaglia sostenevano che non era previsto tra gli scenari incidentali quello del rischio legato alla rottura del tetto dei serbatoi di gnl che può verificarsi durante lo scarico delle metaniere e durante il trasferimento del prodotto tra i due serbatoi?

D’altronde l’evento dell’incendio/rottura del tetto del serbatoio non era  previsto neppure nel Rapporto di Sicurezza presentato con la domanda di ampliamento del Rigassificatore, per ora fermata dalla mancata Intesa con la Regione Liguria.
Non solo ma, più in generale,  gli incidenti rilevanti ipotizzabili riportati nel Rapporto di Sicurezza sono relativi a rilasci accidentali di gas naturale liquefatto e di gas naturale per rottura di parti di impianto ( peraltro Gnl si guarda bene dal pubblicare il Rapporto di Sicurezza sul suo sito, vedi QUI
).
Non c’è alcun riferimento al rischio terrorismo infatti il Rapporto si occupa:
B.1.1 EVENTO 1a – ROTTURA BRACCIO DI SCARICO GN 
B.1.2 EVENTO 1b – ROTTURA BRACCIO DI SCARICO – PERDITA GNL
B.1.3 EVENTO 2 – SCATTO VALVOLE DI SICUREZZA DI UN SERBATOIO
B.1.4 EVENTO 4 – FUORIUSCITA GNL DA TUBAZIONE IN ENTRATA SERBATOI
B.1.5 EVENTO 5 – FUORIUSCITA GNL DA POMPE INVIO AI VAPORIZZATORI
B.1.6 EVENTO 6 – FORMAZIONE MISCELA ESPLOSIVA IN CAMERA COMBUSTIONE GASSIFICATORI
B.1.7 EVENTO 7 – ROTTURA TUBO GASSIFICATORE
B.1.8 EVENTO 8 – DANNI AI COMPRESSORI 25-K-201A/B E 25-K-202
B.1.9 EVENTO 9 – USCITA DI GNL DAL CONDENSATORE 20-C-11
B.1.10 EVENTO 10 – FUORIUSCITA FUEL GAS DA LINEA INGRESSO AL TG

Infine il Piano di Emergenza esterno del 2008, non aggiornato da 4 anni come invece prevede la legge vigente, rimuove gli eventi catastrofici come si può dedurre dai consigli per la popolazione in esso contenuti: per quanto concerne la popolazione presente nelle aree abitative limitrofe allo stabilimento, comunque esterne alle tre zone descritte, potrebbero essere consigliati, ove le indicazioni fornite dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco lo facessero ritenere opportuno, i seguenti comportamenti di autoprotezione:

- permanere o portarsi all’interno dei fabbricati;
- chiudere le finestre e le porte;
- staccare gli impianti di condizionamento che aspirano aria esterna;
- stazionare nei locali ubicati in posizione contrapposta rispetto al deposito
.”



LA SICUREZZA PREVENTIVA E PIANIFICATA è  STATA LIMITATA EX LEGE ANCHE PER L’INTERA AREA PORTUALE SPEZZINA
Recentemente, nel silenzio della politica e dell’ambientalismo ufficiale, è stato abrogato il Decreto Ministeriale 16 maggio 2001, n. 293 che disciplinava il rapporto di sicurezza che la autorità portuale doveva presentare e aggiornare per valutare in termini cumulativi (rispetto a tutte le attività a rischio nei porti) il rischio di incidente industriale ai sensi della Direttiva Seveso.
Il Decreto era uno strumento di garanzia in più per cittadini, peraltro totalmente disinformati su questa normativa...... la lobby degli operatori portuali (sponsorizzati dalle Autorità Portuale che tutto sono meno che istituti di garanzia) chiedeva da anni l'abrogazione di questo decreto, come dimostra questo vecchio post del 2003  vedi QUI.
Io ne ho scritto QUIma  nessuno ha valutato o risposto a quanto scrissi, compresi quelli che ora ci vogliono rassicurare anche dal rischio terrorismo oltre che da quello degli incidenti ordinari.



LA NORMATIVA SUL RISCHIO PER GLI IMPIANTI SENSIBILI/CRITICI
Con DLgs 11 aprile 2011, n. 61 sono state disciplinate (in attuazione della Direttiva 2008/114/CE) le procedure per l'individuazione e la designazione di Infrastrutture  critiche europee (ICE),  nei settori dell'energia e dei trasporti, nonché le modalità di valutazione della sicurezza di tali infrastrutture e le relative prescrizioni minime di protezione dalle minacce di  origine umana, accidentale e volontaria, tecnologica e dalle catastrofi naturali.
Quindi questa normativa riguarda i potenziali attentati terroristici (minacce di origine umana) anche ad impianti come quello di Panigaglia.

Analizzando questa normativa (per un commento più approfondito vedi QUIle domande che sorgono sono le seguenti:
1. è stata individuato il Rigassificatore di Panigaglia tra le infrastrutture critiche come si evince necessariamente dal testo del DLgs?
2. se è stato individuato come infrastruttura critica, è stata elaborata l’Analisi di rischio prevista dal DLgs specificamente per l’impianto spezzino?
3. è stato predisposto il Piano di Sicurezza conseguente alla Analisi di Rischio?
4. il Prefetto, quale responsabile locale delle infrastrutture critiche, sta esercitando la sua funzione prevista dal DLgs?
5. è stato verificato, dalla autorità competenti, il coordinamento tra Analisi di Rischio e Piano di Sicurezza con il Rapporto di Sicurezza previsto per l’impianto di Panigaglia?
6. esiste un Piano di Sicurezza per il porto (Il DLgs riguarda anche i porti come siti critici/sensibili) e se si questo Piano tiene conto anche del rischio legato al Rigassificatore in rapporto al resto delle attività portuali? 











1 commento:

  1. L'episodio da te citato non è l'unico, anzi, potrei citare esperienze personali. Con i miei occhi ho visto anche un piccolo aereo da turismo entrare nella baia e sorvolare pontile e serbatoi (primavera di tre anni fa). Comunque, con i mezzi attuali, non servirebbe neppure andare così vicino. Il pericolo ora maggiormente sentito è quello del terrorismo e l'articolo apparso ieri sul Secolo più che rassicurante mi pare uno spot per gli incursori. Il pericolo che viviamo è costante, dovuto alla natura stessa dell'impianto che mai avrebbe dovuto essere autorizzato in un Golfo delle dimensioni del nostro e così antropizzato. Gli Americani stabiliscono regole strettissime per la navigazione intorno alle gasiere. Un esempio su tutti: nell'avvicinamento al rigassificatore di Everett nel Massachussets le gasiere devono attraversare la baia di Boston. Durante questo attraversamento, che deve essere annunciato con tre giorni di anticipo, nessuna imbarcazione può avvicinarsi a meno di 2 miglia avanti la gasiera, 1 miglio dietro e mezzo migli ai lati. Navi della Guardia Costiera e elicotteri fanno rispettare queste distanze. Ma non solo gli Americani pongono in essere misure così restriitve, basta leggere l'ordinanza della Capitaneria di Porto di Chioggia per la navigazione intorno al rigassificatore off-shore di Rovigo. E' stata istituita un'area ATBA (area dove è proibito l'ancoraggio) di forma circolare avente centro in corrispondenza del terminale e raggio di 1,5 miglia nautiche; è stata istituita anche una Zona di Sicurezza di raggio di 2000 metri dove è vietato il transito, l'ancoraggio, la pesca e ogni altra attività. Provate a riportare queste misure all'interno del nostro Golfo. Con il ventilato progetto di Small Scale i pericoli poi aumentano perché il gas viaggerebbe via mare e via terra (ne abbiamo scritto sul blog dell'associazione Posidonia).
    Gabriella Reboa

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