mercoledì 15 luglio 2015

Compito della nuova Regione: cambiare modo di decidere in materia ambientale

Dopo quello che sta emergendo dalla vicenda della centrale di Savona TirrenoPower sui "taroccamenti" degli atti autorizzatori, da parte della burocrazia pubblica (dirigenti regionali e del ministero, commissari AIA per non parlare degli amministratori regionali)  per nascondere, con vari artifizi tecnico amministrativi, il rischio sanitario prodotto dalla centrale, la domanda sorge spontanea:  e per gli alti impianti inquinanti quale certezza abbiamo che anche in questo caso non si siano ripetuti gli stessi “taroccamenti”?

Io partecipai come audito alla Conferenza dei servizi istruttoria che fu propedeutica al rilascio dell'AIA per la centrale di Spezia e di fronte alle questioni puntuali poste da me e dal Comitato Speziaviadalcarbone la sensazione fu di chiara e netta reticenza non dico a recepire ma anche solo ad ascoltare. Infatti nel Rapporto Finale della Commissione AIA propedeutico al rilascio della autorizzazione da parte del Ministro dell’Ambiente, le nostre osservazioni (amplissime e documentate) sono state considerate poco più di qualche riga peraltro senza dare risposte a quasi nessuno dei rilievi puntuali posti anche per iscritto oltre che oralmente in sede di audizione.

Certo questo non prova nessun reato ma da il senso del clima che si respira nei luoghi del potere di una burocrazia che pensa di avere il potere discrezionale di interpretare leggi, analisi e dati ambientali e sanitari "adattandoli" ad esigenze che con le norme ambientali non hanno nulla a che fare. 

D'altronde è quello che succede spessissimo con altre situazioni anche nel territorio spezzino e che denuncio da anni nel mio blog: es. impianto di Saliceti, bonifiche del golfo, rumori dal porto, gestione delle cave, impianti rifiuti di Cerri e di frantumazione inerti di Lagoscuro  etc. etc.......

Non credo che quanto sopra sia spiegabile solo ed unicamente con il teorema della “mala fede” del “dolo” e quindi di reati che possono anche sconfinare nella corruzione.  Potrà esserci anche questo e sarà compito della magistratura penale rilevarlo ma c’è anche dell’altro.

Questo altro è forse peggio della corruzione personale di questo o quel personaggio pubblico. La responsabilità penale è personale ma quella politico amministrativa è collettiva nel senso che riguarda un intero ceto dirigente che occupa questo o quell’ente pubblico.

Quello che oggi caratterizza la Pubblica Amministrazione titolare di funzioni in materia ambientale e prevenzione sanitaria è spesso e volentieri l’opacità amministrativa.

L’opacità amministrativa è conseguenza di vari cause:
1. una legislazione sanzionatoria che spesso mette sotto accusa più chi commette reati cartacei di chi inquina vaste aree di un territorio;
2. una legislazione amministrativa confusa nella ripartizione delle competenze, il tutto aggravato recentemente dalla folle (ma penso ci sia del raziocinio dietro questa follia purtroppo) gestione della finta abolizione delle Province, e si sa le finte abolizioni spesso fanno più danni delle non abolizioni;
3. una gestione dei procedimenti autorizzatori che privilegia la chiusura del procedimento con il relativo atto che non il processo che porta all’atto;
4. una carenza di aggiornamento professionale del ceto burocratico che deve gestire le istruttorie di autorizzazione e di controllo ex ante ed ex post;
5. una quasi totale assenza nelle istruttorie che portano alle autorizzazioni di impianti e attività potenzialmente inquinanti, degli aspetti di prevenzione sanitaria. Clamorose in questo senso nella nostra provincia spezzina sono state le vicende della centrale ENEL autorizzata illegittimamente senza Parere Sanitario del Sindaco “bullo” Federici o dell’impianto di trattamento rifiuti di Saliceti rispetto al quale l’ASL locale è “desaparecida” da sempre;
6. un sistema dei controlli pubblici (Arpal in primis) totalmente dipendente dal livello politico: per i finanziamenti e per le modalità di nomina degli organigrammi dirigenziali
7. una mancanza di pianificazione dei controlli ambientali e sanitari in chiave eco sistemica (impatti cumulativi) e non solo del singolo impianto o attività inquinante, pianificazione che renderebbe più trasparente e più efficiente successivamente la decisione finale sul singolo progetto, piano o programma
8. una mancanza di rispetto delle norme sulla trasparenza e l’accesso civico soprattutto in campo ambientale: soprattutto da parte degli enti locali, ragione per cui occorrerebbe anche qui un ruolo di impulso della Regione stabilendo modalità di pubblicazione uguali per tutti ad integrazione di quanto già previsto dalla normativa nazionale;
9. una quasi totale rimozione del ruolo del pubblico (associazioni, comitati, singole
competenze presenti nei territori) nei processi decisionali. Le Inchieste Pubbliche pur previste non vengono avviate neppure per i progetti più pericolosi, le osservazioni del pubblico non vengono analizzate negli atti conclusivi, non esistono minime regole di garanzia per la partecipazione del pubblico, non si utilizzano gli strumenti degli accordi della sussidiarietà orizzontale ove e quando possibili.

Credo, con esclusione del punto 1 che riguardando il sistema sanzionatorio penale è di competenza statale, su tutti gli altri punti la nuova Regione debba assolutamente intervenire modificando le leggi vigenti ma soprattutto promuovendo una vera e propria politica di gestione sostenibile, trasparente e partecipata  delle funzioni pubbliche ambientali.







  

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