giovedì 19 aprile 2012

Controlli ambientali: tra privatizzazioni e strumentalizzazioni politiche!

PREMESSA . IL SIGNIFICATO DI QUESTO POST
Non so se questo post avrà il grande successo di accessi che hanno avuto quelli sull’area ex IP, per certi versi sarebbe normale visto che questi trattavano di un problema specifico spezzino e questo è un blog prevalentemente locale; eppure quello che è successo sulla bonifica dell’area della ex raffineria nel Comune di Spezia e che ho ampiamente spiegato in questi post, si spiega molto meglio se gettiamo lo sguardo un poco più in alto in quello che sta succedendo a livello nazionale e regionale con l’assenso attivo dei due maggiori partiti PDL e PD che poi sono quelli che governano anche gran parte degli enti locali del nostro territorio ligure e spezzino (in questo caso soprattutto PD).




L’ATTACCO ALLA INDIPENDENZA DEL SISTEMA PUBBLICO DEI CONTROLLI AMBIENTALI
Come dimostra, nella nostra città, la vicenda della bonifica dell’area della ex raffineria IP, i controlli ambientali in Italia non stanno passando un buon momento.
E’ in atto da tempo un tentativo di stravolgimento della indipendenza del sistema dei controlli ambientali.
Questo obiettivo è portato avanti in vari modi:
1. prima di tutto con i tagli finanziari al sistema delle agenzie ambientali,
2. in secondo luogo con il controllo politico dei dipartimenti di prevenzione e delle strutture regionali delle Arpa (Agenzie Regionale per la Protezione Ambientale). Non a caso i Direttori Generali delle Arpa sono di nomina politica, i bilanci delle Arpa dipendono dai bilanci delle Regioni e quindi dalla scelte politiche delle Giunte Regionali, le Arpa sono sempre più costrette a mettersi sul mercato delle consulenze private e oltretutto leggi recenti glielo permettono pure!
3. in terzo luogo con le normative degli ultimi anni che mirano sempre di più a sostituire i controlli pubblici con sistemi di autocertificazione.

Nelle note che seguono tratterò soprattutto di questo terzo punto relativamente alla involuzione della normativa sulla autonomia del sistema pubblico dei controlli ambientali fino alla recentissima legge del Governo Monti che potrebbe costituire la mazzata finale alla possibilità di costruire un sistema pubblico indipendente dei controlli ambientali.

Ma c’è un secondo obiettivo strettamente legato a quello di subordinare i controlli pubblici alle logiche delle imprese e dei loro legami con la politica, ed è quello di rimuovere   il valore della partecipazione attiva e consapevole dei cittadini, impedendo la creazione di un sistema agenziale pubblico al servizio delle informazione obiettiva per i cittadini.



UN PRIMO ATTACCO ALL’AUTONOMIA DEL SISTEMA PUBBLICO DEI CONTROLLI AMBIENTALI DA PARTE DEL GOVERNO BERLUSCONI
Con La Legge 133/2008 (c.d. decreto Tremonti) si è previsto:
  1. che per le aziende eco certificate i controlli periodici svolti dagli enti certificatori privati sostituiscano i controlli amministrativi o le ulteriori attività amministrative di verifica, anche ai fini dell'eventuale rinnovo o aggiornamento delle autorizzazioni per l'esercizio dell'attività
  2. venga commissariata l’Agenzia Nazionale per la Protezione Ambientale trasformandola in un confuso istituto scientifico e quindi perdendo l’occasione per creare una vera e propria Autorità Ambientale indipendente con autonomia di funzioni e finanziaria, a supporto della impostazione di decisioni fondate su quadri analitici e valutativi obiettivi e trasparenti.
  3. che nei procedimenti con attività discrezionale da parte dell’Amministrazione ( tra cui quelle a rilevanza ambientale) i soggetti privati accreditati come Agenzie per le imprese svolgano attività istruttorie propedeutiche al processo decisionale all’interno della procedura riformata di sportello unico


L’ATTACCO DA PARTE DEL GOVERNO MONTI
Con l’articolo 14 della recentissima legge 35/2012 (semplificazione e sviluppo
vedi quiil Governo Monti ha previsto che al fine di promuovere lo sviluppo del sistema produttivo e la competitività delle imprese e di assicurare la migliore tutela degli interessi pubblici, il Governo é autorizzato ad adottare, uno o più regolamenti volti a razionalizzare,  semplificare e coordinare i controlli sulle imprese.
I criteri direttivi a cui dovranno conformarsi questi regolamenti sono tra gli altri:
a) collaborazione con i soggetti controllati al fine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità;
b) razionalizzazione, anche mediante riduzione o eliminazione di controlli sulle imprese, tenendo conto del possesso di certificazione del sistema di gestione per la qualità ISO, o altra appropriata certificazione emessa, a fronte di norme armonizzate, da un organismo di certificazione accreditato da un ente di accreditamento designato da uno Stato membro dell'Unione europea ai sensi del  Regolamento 2008/765/CE (per il testo di questo vedi qui), o firmatario degli Accordi internazionali di mutuo riconoscimento (IAF MLA vedi qui). 

Risulta chiaro l’obiettivo di questa norma, come pure di quella del 2008 del governo Berlusconi: trasformare il sistema pubblico dei controlli nelle sue diverse articolazioni da strumento preventivo per la tutela dell’inquinamento a strumento solo repressivo.

La filosofia è ognuno si controlli da se e dopo se “sgarra” verrà punito. Ma come già rilevato da autorevole dottrina: “Perché mai l’amministrazione, senza interventi strutturali che ne migliorino l’efficienza, dovrebbe riuscire in modo più tempestivo nell’attività di controllo successivo piuttosto che in quello preventivo?” (Rapicavoli, La liberalizzazione delle attività economiche e la coerenza con l’art. 41 della costituzione – le criticità”, in Lexambiente).
Anche perché senza adeguate strutture pubbliche indipendenti che svolgano attività di prevenzione nella commissione dei reati di inquinamento ambientale diventa impossibile una adeguata repressione considerato che a tutt’oggi nel nostro ordinamento penale non esiste, se non in casi limitatissimi, la figura del delitto ambientale. Si veda la Relazione dell’ufficio Massimario della Corte di Cassazione 3/8/2011 relativa al DLgs sulla responsabilità amministrativa delle imprese in materia ambientale: “…Va peraltro ribadito come la tutela penale dell’ambiente nel nostro ordinamento sia storicamente affidata soprattutto ad un sistema di contravvenzioni che nella maggior parte dei casi hanno ad oggetto fattispecie di pericolo astratto.” 

Peraltro questo indirizzo del Governo Monti di separare funzioni di prevenzione (tendenzialmente privatizzate) con funzioni di repressione (pubbliche) va in direzione esattamente opposta agli indirizzi che emergono dal Primo Rapporto sul contrasto all’illegalità ambientale (luglio 2010, vedi qui)  redatto su iniziativa degli uffici del Ministero dell’Ambiente dal quale emerge la conclusione per cui: "l’espressione più efficace di un sistema di sicurezza è rappresentata dalla interazione di controllo, monitoraggio ed attività informativa".


L’AUTOCERTIFICAZIONE NON PUÒ SOSTITUIRE I CONTROLLI PUBBLICI COME SPIEGA L’UNIONE EUROPEA
Come affermato nella Raccomandazione 2001/331 e nella Comunicazione della Commissione UE (Bruxelles, 14.11.2007 COM(2007) 707 definitivo): “Le autorità ispettive sono pubbliche autorità istituite o designate dagli Stati membri e competenti per le materie oggetto della presente raccomandazione, nonché qualsiasi soggetto dotato di personalità giuridica a cui tali compiti sono stati da esse delegati, sotto la loro autorità e supervisione, purché esso non abbia alcun interesse privato nel risultato delle ispezioni che effettua.” Ecco appunto gli enti certificatori sono privati, soprattutto nel caso delle certificazioni ISO, fuori da ogni sistema di verifica pubblica efficace, che vengono pagati dalle aziende che devono controllare.

D’altronde quanto alla efficacia preventiva delle autocertificazione leggete cosa afferma   Robert Reich ( ex ministro USA all’epoca di Clinton) nel suo Supercapitalismo in relazione alle buone azioni volontarie delle aziende : “ dovreste sempre chiedervi perché, se l’obiettivo di carattere pubblico è così meritevole, i politici non si sforzano di disporre una legge che costringa il settore privato a raggiungerlo”. E se lo dicono perfino gli americani....... 








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