giovedì 20 febbraio 2014

Bonifica Golfo: la verità sui finanziamenti scomparsi!

Il presidente della Autorità Portuale sul quotidiano La  Nazione di oggi esercita ancora il suo sport preferito: quello di parlare d’altro quando viene chiamato in causa.  Le sue affermazioni sullo stato della bonifica del nostro golfo sono totalmente false.   

Afferma il sig. Forcieri ( che ripeto non dovrebbe essere al suo posto perché non ha i requisiti professionali per ricoprire la carica di Presidente della Autorità Portuale): “Nonostante l’assenza di finanziamenti allo scopo, è stata avviata una grande opera di risanamento delle aree più colpite, che sono state messe in sicurezza e in parte bonificate”.

Quello che scrive Forcieri è falso e vi spiego perché…..



PRIMA QUESTIONE: I FINANZIAMENTI CHE NON CI SONO.
I finanziamenti non ci sono per scelta politica dei governi di cui ha fatto parte (sottosegretario alla Difesa) anche il sig. Forcieri.  
Ricostruiamo i fatti e gli atti.

Con Decreto Ministeriale 18/9/2001 n. 468 è stato  previsto il Programma  nazionale  di  bonifica  e  ripristino ambientale dei siti inquinati con particolare riferimento ai siti di bonifica nazionali. Con Decreto Ministeriale 14/10/2003  venne prevista la costituzione nel bilancio dello stato di apposito fondo di rotazione per finanziare la bonifica dei siti di interesse nazionale.  Con Decreto Ministeriale 28 novembre 2006, n. 308 si è modificato il Decreto del 2001 stabilendo nuovi finanziamenti e nuovi criteri per l’assegnazione degli stessi al fine della bonifica dei siti di interesse nazionale.
Con Deliberazione CIPE 2/4/2008  è stato approvato con prescrizioni il Programma straordinario nazionale per il recupero economico produttivo di siti industriali inquinati

Rispetto a questa impostazione programmatico - finanziaria, gli stanziamenti concreti sono diminuiti progressivamente come confermano gli atti parlamentari sui dibattiti in aula per varie mozioni presentate nel 2011: “«Con riferimento agli ultimi provvedimenti legislativi di natura finanziaria per il 2011, lo stanziamento complessivo di competenza iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per il 2011 ammonta a 513,9 milioni di euro. Rispetto al dato assestato si registra, quindi, una diminuzione di ben 232,7 milioni di euro (con una riduzione pari al 31,2 per cento). La missione a cui sono assegnate la gran parte delle risorse a disposizione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è la missione 18 (391,2 milioni per sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente) che, però, registra una diminuzione di 212,9 milioni di euro (pari al 35,2 per cento). In particolare, la dotazione di competenza del programma 18.12 (Tutela e conservazione del territorio e delle risorse idriche, trattamento e smaltimento rifiuti, bonifiche) risulta pari a 164,3 milioni di euro, con una riduzione di 81,1 milioni di euro (pari al 33 per cento)” (vediQUI).

Conclude il
 documento della CGIL nazionale sullo stato delle bonifiche nei siti di interessa nazionale come quello di Pitelli: ” Sul bilancio fallimentare delle bonifiche, ha concorso “il condono tombale” introdotto dalla  legge 13 del 2009, che, con l’art.2 sulla complessa gestione degli interventi di bonifica e sulla pianificazione del futuro delle aree interessate. In aggiunta, si sono ridimensionate le risorse pubbliche destinate agli interventi, permanendo un quadro normativo,  che  anche  a  seguito  dell'ultima  modifica  introdotta  con  il  Decreto Semplificazioni, sembra voler continuare a favorire l’inazione e il mancato risanamento ambientale che alimento i problemi per la salute umana e i costi sanitari.” ((per il testo completo vedi QUI).

A questo occorre aggiungere lo scandalo dei fondi scomparsi per la bonifica delle are militari: la legge finanziaria 2008 (legge 244/2007) aveva ridotto di 10 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2008-2010 la dotazione del fondo per tali bonifiche, fondo poi sparito del tutto negli anni successivi. 





LO STATO DELLA BONIFICA DEL SITO DI PITELLI
Sul fatto che la bonifica del golfo è stata fatta solo su aree parziali e non su quelle più inquinate non c’è neppure bisogno di rispondere al Sig. Forcieri. Mi limito qui a sottolineare per l’ennesima volta che gli interventi nel nostro golfo stanno procedendo in palese contrasto con quanto affermato dal progetto preliminare di bonifica del golfo redatto da ICRAM e che afferma: “In considerazione del fatto che gli interventi di bonifica relativi alle diverse aree potrebbero essere attuati in tempi diversi, dovrà essere data priorità a quelle aree in cui livelli elevati di contaminazione dei sedimenti potrebbero determinare situazioni di rischio sanitario-ambientale”.    D’altronde che intervenire per fasi nella bonifica di un area vasta come è il golfo di Spezia non significhi procedere per compartimenti stagni, come invece si sta facendo, lo dimostra la stessa legge in materia: ” …..Nel caso di  interventi di bonifica o di messa in sicurezza di cui al periodo precedente,  che presentino particolari complessità a causa della natura della contaminazione, degli interventi, delle dotazioni impiantistiche necessarie o dell'estensione dell'area interessata dagli interventi  medesimi, il progetto può essere articolato per fasi progettuali distinte al fine di rendere possibile la realizzazione degli interventi per singole aree o per fasi temporali successive” (comma 7 articoo 242 del DLgs 152/2006).  Come si vede non si parla certo di bonificare solo quello che interessa economicamente. Tanto è vero che l’allegato 3 alla disciplina delle bonifiche (nel DLgs 152/2006, vedi  QUIprevede che “per i siti in esercizio laddove un intervento di bonifica intensivo comporterebbe delle limitazioni se non l’interruzione della attività di produzione, il soggetto responsabile dell’inquinamento o il proprietario del sito può ricorrere, in alternativa, ad interventi altrettanto efficaci di messa in sicurezza dell’intero sito, finalizzati alla protezione delle matrici ambientali sensibili mediante il contenimento degli inquinanti all’interno dello stesso, e provvedere gradualmente alla eliminazione delle sorgenti inquinanti secondarie in step successivi programmati….”

Non mi pare che sia stata adottata fino ad ora questa strategia e oltretutto qui sia gli inquinatori (cantieri navali, Enel, ENI, Snam, gestori discariche colline Pitelli) che il proprietario  (demanio marittimo, quindi Autorità Portuale) sono ben conosciuti per la parte a mare con riferimento all’inquinamento chimico come dimostrato dalla mappa ormai famosa con le zone in rosso del nostro golfo che riproduco all’inizio di questo post.

D’altronde che nella parte a mare, del sito di Pitelli,  sia stato fatto quasi nulla fino ad ora lo dimostra la stessa audizione della dott.sa Colonna (direttrice del Dipartimento spezzino dell’Arpal)  alla Commissione Ambiente dove si sono illustrate solo le azioni di messa in sicurezza della parte a terra per la quale comunque, come affermato dalla stessa dott.sa : “…molto c’è ancora da fare” !

Peccato che sono passati ben 15 anni dalla perimetrazione del sito Pitelli sia per la parte a mare che per quella a  terra!



CONCLUSIONI
Come chiedo da tempo gli enti pubblici locali e la Regione dovrebbero attivarsi  per rifinanziare sul serio la bonifica del golfo. Il come  sta scritto sia nelle norme di semplificazione delle bonifiche dei siti inquinati di interesse nazionale, ma anche nella volontà politica di istituire un tavolo a livello governativo che coinvolga anche gli enti energetici e gli operatori portuali presenti nel nostro territorio secondo il principio chi inquina paga.


P.S.
Sarebbe ora che i funzionari pubblici come la direttrice dell’Arpal spezzina la finissero di fare dichiarazioni politichesi  (“Spezia non è la terra dei fuochi”).   Le affermazioni apodittiche le lascino ai politici, loro  facciano il mestiere di cui sono incaricati: tutelare la nostra salute prevenendo l’inquinamento. 

Peraltro, anche da un punto di vista tecnico,  prima di fare affermazioni conclusive sullo stato dell’inquinamento del nostro golfo sarebbe bene svolgere indagini adeguate anche sotto il profilo epidemiologico, indagini  tutt’ora assolutamente insufficienti. Altrimenti si  rischiano dichiarazioni contraddittorie come quella della dott.sa Colonna sulla Nazione di oggi : “Inquinamento c’è nel nostro territorio ma i rischi cancerogeni sono in linea con il resto d’Italia”.   Questa affermazione è basata solo su dati statistici quindi  assolutamente non attendibili: quando saranno state avviate e completate le indagini complessive (ambientali e sanitari) solo allora si potranno fare affermazioni così definitive. 






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