lunedì 14 gennaio 2013

Note giuridiche sul progetto di P.za Verdi


Sul progetto P.za Verdi contestato da associazioni, comitati e singoli cittadini, si possono scrivere molte cose a cominciare dai costi eccessivi che se pur parzialmente finanziati dalla UE restano sempre soldi pubblici, per non parlare dei futuri costi di gestione a carico del Comune.

Vorrei però qui esaminare la procedura autorizzatoria fino ad ora seguita per il progetto dal punto di vista delle normativa sui vincoli storici architettonici ed archeologici.

Se noi guardiamo gli atti autorizzatori in particolare l’autorizzazione della Soprintendenza  per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria del 7/11/2012 possiamo notare almeno due incongruenze  una procedurale l’altra di merito progettuale.



LA QUESTIONE DELLA VERIFICA DELL’INTERESSE STORICO ARCHITETTONICO E ARCHEOLOGICO DI P.ZA VERDI
Infatti l’autorizzazione fa rinvio per la piazza in generale ad una norma precisa del Codice del Paesaggio  il comma 1 dell’articolo 12.
Questa norma letta in combinato disposto con la lettera g) comma 4 articolo 10 dello stesso Codice prevede che anche le piazze pubbliche la cui esecuzione risalga ad oltre 70 anni siano da considerarsi a tutti gli effetti beni culturali e come tali soggette alla norme vincolistiche di detto Codice salvo che con apposita procedura di verifica si valuti  la sussistenza dell'interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.
A conferma di questo assunto normativo si veda la recente Direttiva 10/10/2012 del Ministero Beni Culturali secondo la quale:  “Discende pianamente  dalla  lettura  della  prescrizione  normativa citata,  insieme  a  quelle  di  cui  all'articolo  10,  comma  1   e all'articolo 12, comma 1, del Codice, che, in ogni caso, anche  tutte le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi urbani per i quali non sia  stato  emanato  un  puntuale  provvedimento   di   vincolo,   ma appartenenti a soggetti pubblici e realizzate da oltre settanta anni, sono comunque sottoposte interinalmente all'applicazione  del  regime di tutela della Parte Seconda  del  Codice  (e,  quindi,  anche  alle previsioni del citato art. 20,  comma  1),  fino  a  quando  non  sia effettuata la procedura di verifica dell'interesse culturale  di  cui all'articolo 12 del Codice. Ne  discende  altresì,  secondo  i  noti principi, che l'applicazione del regime  speciale  di  tutela  potrà cessare unicamente  a  seguito  di  svolgimento  della  procedura  di verifica dell'interesse culturale con esito negativo

L’autorizzazione della Soprintendenza al progetto di “riqualificazione” di P.za Verdi ad un cero punto afferma che: “si invita codesto Ente (Comune di Spezia ndr) ad avviare presso la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria la necessaria procedura di verifica dell’interesse relativo all’immobile medesimo”.

La questione è tutt’altro che di forma (anche se nel diritto amministrativo la forma è sostanza), infatti questa procedura di verifica deve essere svolta secondo parametri bene definiti dalla normativa vigente.
In particolare occorre fare riferimento in primo luogo al Decreto dirigenziale interministeriale del  6 febbraio 2004 (modificato dal DM 28/2/2005): “Verifica dell’interesse culturale dei beni immobili di utilità pubblica (per il testo vedi QUI).  Questo Decreto contiene un allegato tecnico che deve essere compilato dal Comune, nel caso in esame, e che deve contenere dati molti puntuali e particolari come risulta da una lettura dello stesso.

A tutt’oggi non risulta che questa istruttoria sia stata avviata e quindi non si comprende su quali basi possa essere stata data la autorizzazione da parte della Soprintendenza. Non  solo ma a conferma di una certa superficialità nella istruttoria svolta fino ad ora dal Comune si veda anche la verifica preventiva dell’interesse archeologico della P.za (ex comma 4 articolo 28 del Codice). Secondo l’atto (del 25/5/2012) della Soprintendenza dei Beni Archeologici: “la progettazione dell’opera pubblica è stata effettuata in totale difformità” con la vigente normativa in materia di vincolo archeologico.  



LA QUESTIONE DELLA COERENZA DEL PROGETTO E DELLA AUTORIZZAZIONE DELLA SOPRINTENDENZA ALLE BUONE PRATICHE IN MATERIA

L’autorizzazione della Soprintendenza dei Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria  del 7/11/2012 appare sotto il profilo prescrittivo piuttosto generica. Non c’è alcun riferimento alle buone pratiche di restauro.
Come affermato da autorevole e recente dottrina il rifacimento del bene culturale (in questo caso la P.za Verdi): “ dovrà conformarsi ai criteri tecnici che regolano l’attività di restauro, in particolare dovrà fermarsi dove inizia l’ipotesi, secondo la regola espressa dalla Carta italiana del restauro del 1972"  (E. Boscolo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio - pag. 246 - ed. Giuffrè 2012).  Per il testo completo della Carta (vedi QUI). 
Si veda in particolare l’allegato d) alla suddetta Carta: Istruzioni per la tutela dei centri storici.   Leggiamo alcuni passaggi di questo allegato:
Il carattere storico va riferito all'interesse che detti insediamenti presentano quali testimonianze di civiltà del passato e quali documenti di cultura urbana, anche indipendentemente dall'intrinseco pregio artistico o formale o dal loro particolare aspetto ambientale, che ne possono arricchire o esaltare ulteriormente il valore, in quanto non solo l'architettura, ma anche la struttura urbanistica possiede, di per se stessa, significato e valore……..
Ogni intervento di restauro va preceduto, ai fini dell'accertamento di tutti i valori urbanistici, architettonici, ambientali, tipologici, costruttivi, ecc., da un'attenta operazione di lettura storico-critica………
Occorre precisare che per risanamento conservativo devesi intendere, anzitutto, il mantenimento delle strutture viario-edilizie in generale (mantenimento del tracciato, conservazione della maglia viaria, del perimetro degli isolati ecc.);……..”

Sotto il profilo urbanistico ed ed edilizio gli interventi di restauro:
Di particolare importanza è la analisi del ruolo territoriale e funzionale che il centro storico ( di cui la p.za Verdi è elemento storicamente centrale ndr) svolge nel tempo ed al presente……
Riassetto viario: …..Da considerare la possibilità di immissione delle attrezzature e di quei servizi pubblici strettamente connessi alle esigenze di vita del centro…….
Revisione dell'arredo urbano: Esso concerne le vie, le piazze e tutti gli spazi liberi
esistenti (cortili, spazi interni, giardini ecc.), ai fini di una omogenea connessione tra edifici e spazi esterni.”



CONCLUSIONI
Alla luce di quanto sopra e degli atti resi fino ad ora pubblici non risulta che la istruttoria che ha portato alla autorizzazione della Soprintendenza sia stata svolta nel completo rispetto delle procedure e delle motivazioni tecniche come previste dalla normativa e dai documenti ufficiali sopra citati. 




4 commenti:

  1. Complimenti Marco, come al solito puntuale e preciso nelle tue annotazioni. Personalmente, non avendo le tue competenze tecniche, vorrei aggiungere un'annotazione in merito all'opportunità di quest'opera. Quello che mi chiedo è: siamo proprio sicuri che sull'intero territorio comunale Piazza Verdi fosse la zona che avesse più bisogno di essere riqualificata? Non ci sono aree cittadine che vivono un degrado maggiore rispetto alla piazza delle poste?

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  2. certo che si infatti la carta del restauro che cito pone tra le varie questioni anche una analisi in questo senso su tutto il centro storico.

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  3. viviana deruto15 gennaio 2013 02:09

    Il progetto di piazza Verdi, come molti altri, difetta di partecipazione e conoscenza del territorio e delle sue problematiche. Finchè si continuerà a progettare senza contestualizzare si genereranno problemi anche di accettazione da parte dei fruitori, oltre che di impatto ambientale. Complimenti per l'attenta analisi normativa alla quale spero venga data una corretta risposta da parte dei soggetti preposti.

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  4. Caro Marco,noi qui siamo abituati a besi vincolati con vincoli paesaggistici in cui per sopraelevare e fare una mansarda occorrono 2 anni per avere i permessi ma a 170 metri si consente di aprire una discarica.Anche in questo(zona castagneti done ci sono i 2 residence nuovi) non trovi ci sia qualcosa di strano?

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