martedì 27 dicembre 2016

Piazza Buren ex Piazza Verdi: il dissenso si affronta non lo si criminalizza

I politici dai capi di governo fino a consiglieri regionali, sindaci, assessori addirittura a volte consiglieri comunali hanno spesso bisogno di pararsi il culo con schieramenti militarizzati di polizia.

A conferma arriva la notizia che oggi si terrà una riunione urgente del Comitato provinciale per l’ordine pubblico che metterà nello stesso calderone: rischio terrorismo, feste di fine anno e contestazione (eventuale) alla inaugurazione della nuova Piazza Buren Vannetti (ex Piazza Verdi).
Poteva essere, quella della inaugurazione, l'occasione per l'Amministrazione Federici di riaprire la comunicazione con la parte ampia della città che non voleva questo Progetto, invece la si vuole trasformare nella ennesima "smargiassata" di questo Sindaco che non perde occasione per dividere la città tra "buoni e cattivi". 

D’altronde sulla vicenda di Piazza Verdi la logica di criminalizzare il dissenso si era vista in precedenza nel consiglio comunale su Piazza Verdi del luglio 2013 con i carabinieri schierati per  impedire ai contestatori del progetto di entrare nell’aula consiliare ed il Prefetto che all’epoca dormiva sonni “tranquilli” della serie non vedo non sento non parlo.

Diciamo la verità a volte, raramente, ci possono essere effettive ragioni di ordine pubblico, soprattutto se parliamo di capi di stato e di governo (vedi rischio terrorismo).

Nella maggior parte dei casi il fenomeno di esagerati schieramenti di polizia alle iniziative politiche è frutto invece non del rischio ordine pubblico ma della fuga dal conflitto di una classe politica chiusa dentro il fortino di istituzioni di democrazia rappresentativa sempre più isolate dalla società civile.

Tutto questo è espressione della mancanza di coraggio di una classe politica che non sa più confrontarsi a viso aperto con i cittadini, che è terrorizzata dal conflitto, che demonizza il conflitto... insomma che ha paura della democrazia.

Chi come il sottoscritto comincia ad avere qualche anno sulle spalle, ricorda perfettamente che una volta (parlo solo di pochi anni fa al massimo un paio di decenni) chi ricopriva cariche politiche non temeva di confrontarsi nelle assemblee più accese anche contro un pubblico completamente ostile.
Nel breve periodo in cui ricoprii la carica di assessore non ho mai mancato di andare proprio alle assemblee dove maggiore poteva essere la contestazione verso l'amministrazione che rappresentavo.

Mi basavo, allora come oggi,  su un principio elementare della democrazia: è più importante confrontarsi con chi dissente da te che con chi invece ti sostiene, perché solo così capisci i tuoi limiti ma anche quelli di chi ti contesta  e soprattutto solo così la democrazia rappresentativa non si sterilizza, non perde il contatto con la sua vera linfa vitale: il conflitto.

Ma il conflitto oggi spaventa le classi politiche dirigenti sia nazionali che locali, anzi viene continuamente demonizzato e, con il conflitto, vengono demonizzati i cittadini attivi, quelli che una volta si chiamavano militanti e che oggi sono considerati dai politici ufficiali alla stregua di “rompicoglioni”, termine utilizzato qualche tempo fa perfino da un sindaco cólto come Cacciari.  Il Sindaco spezzino invece li ha definiti, tra i vari epiteti, come “disinformatori”. 

Invece sono proprio questi “disinformatori” che possono costituire una risorsa importante per il futuro della democrazia rappresentativa.
Gabriel Almond, (non un pericoloso black block ma un politologo statunitense del 900), introdusse il termine di ATTENTIVE PUBBLIC per indicare coloro che si trovavano a metà tra i vertici politici - i centri di potere e la gente comune. Si riferiva a coloro che prestavano attenzione alle questioni in discussione e che avrebbero forse potuto specializzarsi su una particolare area delle questioni politiche : gente che non faceva politica  ma nemmeno cittadini comuni. Erano persone con le quali poteva esserci una qualche comunicazione , che potevano mettere in comunicazione le elite politiche con le masse.

Certo la contestazione e il conflitto non possono essere fini a se stessi ma perché questo non avvenga occorre ricostruire una democrazia che sintetizzi democrazia rappresentativa con democrazia partecipativa, e soprattutto occorre non demonizzare il conflitto e  neppure rimuoverlo,  ma considerarlo il sale della democrazia.
Altrimenti rischiamo di finire nello scenario paventato da un antico cultore della democrazia: “La Forza Pubblica non è altro che la maggioranza sotto le armi” (A. De Tocqueville: La Democrazia in America).




P.S.  A PROPOSITO DI VIOLENZA GRATUITA DALLE ISTITUZIONI: DIZIONARIO DEGLI INSULTI DI FEDERICI AI CITTADINI ATTIVI
Al fine che restino a futura memoria ecco l’elenco degli insulti che Federici rivolge agli oppositori al progetto Vannetti-Buren , nella sua relazione in Consiglio Comunale del luglio 2013:

falsari,
squallidi  approssimatori,
mentitori,
disinformatori,
intimidatori,
diffamatori striscianti,
diffusori di sfiducia,
meschini tecnici dell’uso distorto e manipolante dei social network,
ambientalisti esauriti e usurati  e membri di associazioni dalla vita democratica interna oscura,
regressori antidemocratici,
promotori di sedicente partecipazione,
portatori di piccoli asti politici,
ambiziosi frustrati,
cercatori  di poltrone non avute,
pretenziosi e ambiziosi politicamente,
propugnatori di una città chiusa in se stessa a macerarsi e autoflaggellarsi,
meschini rivolgitori di sguardo all’indietro,
squallidi manipolatori.







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