sabato 23 novembre 2019

Note su ultime dichiarazioni di Regione Liguria e ReCos SpA sui biodigestori liguri


L’Assessore all’Ambiente della Regione Liguria dichiara (QUI): “Abbiamo bisogno di un biodigestore e di un sito di trattamento meccanico per ogni provincia”.


Si tratta di una dichiarazione che non corrisponde alla realtà delle procedure in corso in Liguria portate avanti dalla Amministrazione Regionale. Una dichiarazione che se applicata tenendo conto di dette procedure ma anche dei dati sui fabbisogni provinciali e regionali contenuti nei piani di area e di ambito regionale, dimostrerebbe la inutilità di un progetto come quello previsto su Saliceti (Vezzano Ligure) quanto meno nelle dimensioni attualmente in sede di autorizzazione.
 
CONTESTUALIZZIAMO LA DICHIARAZIONE DELL’ASSESSORE SUGLI ATTI DI PIANIFICAZIONE VIGENTI E LE PROCEDURE AUTORIZZATIVE IN CORSO
Il Piano di Ambito Regionale approvato nell’agosto 2018 prevede il seguente fabbisogno di  trattamento di rifiuti organici in biodigestori per Provincia:
Imperia: 35.000 ton/anno (stima ottimale: 54.000)
Savona: 40.000  ton/anno (stima ottimale: 60.000)
Genova: 86.000 ton/anno (stima ottimale: 120.000)
Spezia: 29.500(ton/anno  (stima ottimale: 60.000 ma solo se si considerano 26.000 ton/anno dal Tigullio che quindi vanno detratti dai 120.000 di stima ottimale )

Tot fabbisogno reale LIGURIA  190.5000 ton/anno confermato dalla  DGR 331/2019 che istituisce la Inchiesta Pubblica per il progetto di biodigestore spezzino  e che fornisce peraltro un dato leggermente inferiore intorno alle 180.000 ton/anno
Stima evolutiva LIGURIA : 263.500 ton/anno

Attualmente gli impianti in fase di autorizzazione, o comunque previsti dal Piano di Ambito Regionale sono:
1. Progetto di biodigestore di Taggia – Imperia
E’ stata avviata una procedura di VIA unificata con autorizzazione.
CAPACITÀ DI TRATTAMENTO:  103.000 TON/ANNO (DI CUI 54.000 TON/ANNO DI ORGANICI)
2. Progetto  Biodigestore Isola del Cantone – Genova
Attualmente ha avuto la VIA positiva dalla Regione ma non la autorizzazione unica dalla Città Metropolitana. Il TAR Liguria con sentenza n° 877 del 2018 ha annullato la VIA positiva. In attesa di discutere appello al Consiglio di Stato.
CAPACITÀ DI TRATTAMENTO: 33.000 TON/ANNO
3. Progetto Biodigestore Località Scarpino (Ge)
È previsto dal Piano di Ambito Regionale ma non c’è ancora un progetto formalmente presentato.
POTENZIALITÀ IMPIANTO: 60.000 TON/ANNO (MINIME SCRIVE IL PIANO DI AMBITO REGIONALE ma si potrebbe arrivare tranquillamente a 90.000 circa)
4. Progetto biodigestore Saliceti (Vezzano Ligure)
L’impianto sarà in grado di trattare fino a 60.000 t/a di rifiuto organico da avviarsi a Digestione Anaerobica e circa 30.000 t/a di “Verde”.  Il  progetto è sottoposto a procedimento di provvedimento autorizzatorio unico regionale.

A questi progetti e/o impianti occorre aggiungere :
1. Impianto Ferrania Ecologia Srl – Comune Cairo Montenotte: 
Impianto esistente nuovamente autorizzato per ampliamento nel 2018 TOTALE ATTUALE DI CAPACITÀ DI TRATTAMENTO 85.000 TONNELLATE/ANNO
2. Progetto Biodigestore Vado Ligure
È nel Piano di Ambito Regionale ma non è ancora stato presentato un progetto. TOTALE ATTUALE CAPACITÀ DI TRATTAMENTO POENZIALE: 60.000 TON/ANNO

Ora anche non volendo considerare l’ultimo impianto (quello di Vado) e senza considerare l’impianto previsto a Spezia il totale di capacità di trattamento previsto è di 232.000 ton/anno (Taggia + Isola + Scarpino + Cairo). Quindi per il fabbisogno ad oggi ritenuto necessario dal Piano di Ambito Regionale (180-190.000 ton/anno) siamo già oltre il tetto necessario. Se vogliamo considerare il fabbisogno potenzialmente evolutivo massimo (c.a. 260.00 ton/anno) allora basterebbe per Spezia un impianto di circa 30.000 ton/anno, guarda caso proprio le dimensioni del progetto iniziale di Re.Cos SpA poi trasformato in impianto da 60.000 ed oltre ton/anno per accogliere i rifiuti organici del Tigullio)
Ora mettiamo che l’appello in Consiglio di Stato bocci definitivamente il progetto di Isola del Cantone, nei calcoli suddetti verrebbero a mancare circa 33.000 ton/anno che potrebbero essere assolutamente colmate realizzando su Scarpino un impianto di capacità simile a Cairo Montenotte.

I calcoli suddetti dimostrano quindi che seguendo il ragionamento dell’assessore insieme con i fabbisogni realistici da qui al 2020 ed oltre non solo sarebbe sufficiente un impianto per provincia ma non ci sarebbe bisogno di un mega impianto in Provincia di Spezia per portarci i rifiuti organici di metà della provincia di Genova.

D’altronde questo è quello che afferma il Piano Regionale di gestione rifiuti del 2015 (vedi scheda riprodotta all'inizio del post). Ma su questo torneremo in seguito per non allungare troppo le dimensioni del presente post.


Ma diciamo la verità il vero problema sta in questo passaggio, che riporto a fianco, della delibera del Comitato di Ambito Regionale per il ciclo dei rifiuti n° 11 del 11 luglio 2019.  Quindi le dimensioni del progetto di biodigestore  su Saliceti dipendono dai ritardi nella realizzazione degli impianti per il bacino di Genova altro che esigenze dichiusura del ciclo dei rifiuti di cui parla l'Assessore Regionale all'Ambiente!


UNA ULTIMA QUESTIONE. NUOVE DICHIARAZIONI DI RECOS SpA
Nell’articolo di Gazzetta della Spezia che riporta le dichiarazioni dell’Assessore Regionale sopra analizzate c’è anche una dichiarazione anche del Consigliere di ReCos SpA dove si afferma: il progetto di biodigestore per Saliceti non è un impianto pionieristico, ce ne sono circa 200 in Italia.”  Francamente dove li abbia visti tutti questi biodigestori questo signore non si riesce a capirlo. Vediamo una fonte ufficiale (non certo di parte ambientalista). L’ultimo rapporto sul recupero energetico da rifiuti in Italia (elaborato da Utilitalia, associazione delle imprese che gestiscono il ciclo dei rifiuti, e da Ispra) afferma che relativamente ai digestori anaerobici:  il 51% delle unità operative (28 impianti) è, infatti, costituito da installazioni la cui capacità di trattamento è compresa tra 15 mila e 60 mila tonnellate annue,  una quota pari al 25% (14 impianti) è dotata di una capacità di trattamento da 60 mila a 200 mila tonnellate annue  ed il 7% è costituito da 4 impianti di capacità superiore a 200 mila tonnellate annue. Il resto delle unità operative è costituito da 3 impianti con una capacità di trattamento compresa tra 6 mila e 15 mila tonnellate annue, pari al 6% del totale nazionale, 2 impianti tra 3 mila e 6 mila tonnellate e 4 impianti con capacità di trattamento inferiore a 3 mila tonnellate annue.  TOTALE 55 impianti. Ora magari qualche impianto può essere sfuggito  a questo rapporto ma addirittura 145 mi parrebbe francamente impossibile per un rapporto così ufficiale.  Tutto questo a proposito di “competenza”.

Sempre il rappresentante di ReCos SpA afferma: “Stiamo portando avanti negoziazioni con i privati che hanno possedimenti nella zona interessata, perchè non ci devono essere abitazioni entro un determinato raggio”. Mi si consenta la battuta, perché questa problematica delle distanze tra impianto e abitazioni civili non venne presa in considerazione quando venne realizzato l’impianto esistente a Saliceti (quello che tratta l’indifferenziato)? Una domandina così tanto per dire ma che dentro nasconde una realtà di oltre 10 anni di odori nauseabondi fatti subire a quelli che ora devono essere spostati!


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