sabato 6 giugno 2015

Vertenze Ambientali della provincia spezzina: cosa si dovrebbe fare…

Questo post potrebbe sembrare una sorta di excusatio non richiesta, in realtà è una accusa anche verso il mondo ambientalista troppo preso da un altra "excusatio" la Excusatio propter infirmitatem, letteralmente: dichiarazione esplicita di inferiorità del locutore, che detto in altri termini  qui si riferisce a quell'atteggiamento tipico di certo ambientalismo che si riassume più semplicemente in questo ragionamento: "io le cose le ho denunciate, contestate etc. ho dichiarato il mio no, quindi non ho altro da dire e fare se la vedano quelli che contano e decidono e controllano". 


Intanto partiamo dai problemi che ha di fronte chi come me si occupa di vertenze ambientali sul territorio: 
1. nella nostra Provincia spezzina, le istituzioni preposte alle problematiche ambientali non svolgono quasi mai fino in fondo il loro ruolo. Questo non viene fatto sia per mala fede (leggi difesa di un sistema di potere locale clientelare e radicato), a volte anche per incompetenza, ma ultimamente anche perchè assistiamo ad una sistematica distruzione dei settori istituzionali preposti all'Ambiente, in primo luogo quello della Provincia, nel totale "assordante" silenzio di  politica, sindacati ufficiali, e, mi dispiace scriverlo ma è così, di ambientalisti molto pronti ad organizzare conferenze di autopromozione ma poco interessati a battersi per far funzionare le istituzioni pubbliche;

2. il mondo ambientalista è assolutamente inadeguato a svolgere questa, purtroppo, necessaria funzione di supplenza delle istituzioni, inadeguato perchè, come spiego nella second parte di questo post, sottovaluta il suo ruolo in questa fase della crisi del nostro Paese; 

3. i cittadini si fidano sempre meno delle istituzioni e allo stesso tempo vogliono risposte chiare rispetto ai loro problemi, quasi come se contemporaneamente contestassero ogni Autorità e chiedessero autorevolezza nelle risposte.


Ecco un elenco di vertenze che sto seguendo insieme a pochissimi altri, direttamente o indirettamente (come supporto tecnico giuridico):
impianto rifiuti pericolosi Cerri di Follo,
impianto inerti Lagoscuro Vezzano Ligure,
impianti rifiuti Saliceti Vezzano Ligure,
variante al Piano Regolatore del Porto (l'AP la chiama adeguamento tecnico funzionale),
dragaggio dell'area portuale,
pianificazione urbanistica varia (piano spiagge marinella, PUC Vezzano Ligure e Ameglia etc. etc.),
mappatura del rischio idraulico aggiornata dalla regione liguria,
verifica rispetto prescrizioni AIA centrale enel, 
questione cave  Monte Parodi e altro
.....
a questi (ma sono solo le più significative) occorre aggiungere la analisi puntuale di tutto quello che viene prodotto a livello di normativa regionale ligure in materia ambientale e  se possibile anche delle principali istituzioni locali....perchè solo così si riescono a capire in anticipo i rischi che potrebbero arrivare e soprattutto i limiti eventuali di normative che poi dovranno essere applicate anche alle vertenze in atto

Tutto questo insieme con pochissimi altri (ripeto due tre persone) viene svolto in modo completamente volontario e quindi inevitabilmente artigianale sia perchè manca la interdisciplinarietà delle competenze (spesso e volentieri) ma anche il tempo materiale.....  

Allora io non faccio più appelli a nessuno sul fatto che:
chi ha competenze dovrebbe mettersi a disposizione,
occorrerebbe creare luoghi e momenti di coordinamento perchè spesso e volentieri molte vertenze si tengono insieme,
occorrebbe anche studiare il modo di trovare un minimo di risorse anche economiche.

Ripeto non è un appello ne ho fatti tanti e sono caduti nel vuoto in questi anni.........la mia è solo ed unicamente la fotografia della situazione...............


Certo:
se le istituzioni funzionassero e soprattutto le facessero funzionare,
se i funzionari pubblici si preoccupassero prima di tutto di fare il loro dovere e non di sentire i tempi e le esigenze della politica e degli interessi forti che si muovono i territori,

allora forse gran parte delle esigenze sopra esposte cadrebbe…ma viviamo un epoca di crisi profonda delle istituzioni pubbliche e della democrazia rappresentativa come la abbiamo conosciuta fino ad ora.

Non si tratta di subire questa crisi ma di gestirla:
1. da un lato aprendo vertenze per riformare e rendere più efficienti e trasparenti le istituzioni pubbliche preposte alla tutela ambientale
2. dall’altro organizzando meglio la cittadinanza attiva nel suo ruolo di supplenza ai vuoti delle istituzioni e della politica ufficiali .



LA ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ DEI CITTADINI ATTIVI SU COME SI STA DENTRO I CONFLITTI E SU COME SI GUARDANO LE ISTITUZIONI DA DENTRO I CONFLITTI
In questi anni di degenerazione della democrazia rappresentativa, quasi per reazione negativa, dal versante società civile emerge spesso un disinteresse verso la crisi e la perdita di sovranità delle istituzioni pubbliche come pure di una riorganizzazione delle stesse, come se ci fosse una fuga verso un neocorporativismo comunitario e territoriale anti-istituzionale per principio.  
Chi ha fatto vertenze ambientali o ha presso parte a processi partecipativi in questi anni ha notato sicuramente il prevalere di una cultura dei percorsi partecipativi vissuti non come occasione per contribuire a modificare il modello decisionale ma come strumenti tattici per imporre il proprio punto di vista con mezzi tradizionali , interni all’attuale modello decisionale : ricorsi alla magistratura, liste civiche, manifestazioni se non addirittura trattative dirette con i politici che contano.

In realtà la crisi della democrazia rappresentativa e dei partiti tradizionali come li abbiamo conosciuti nel secolo scorso richiede un ruolo sempre più attivo delle comunità locali anche e soprattutto nelle articolate forme con le quali queste reagiscono alla suddetta crisi: associazioni, volontariato, comitati.  Ma se la crisi della democrazia rappresentativa è entro certi limiti irreversibile e se non vogliamo che questa crisi produca svolte populiste ed autoritarie allora i movimenti devono uscire dal loro settorialismo e agire sempre di più come soggetti politici. Soggetti politici che non devono porsi il problema delle elezioni (quello resterà compiti dei partiti, rinnovati fin che si vuole ma sempre dei partiti) ma devono invece porsi il problema della riforma della Pubblica Amministrazione vista dentro una democrazia rappresentativa che dovrà riconoscere un ruolo autonomo alle forme di autorganizzazione della società civile.

Occorre un programma che potrebbe riassumersi in un slogan Promuovere Intelligenza Territoriale. Sviluppare l'intelligenza territoriale significa, raccogliere informazioni e dati sui diversi processi e fenomeni attivi sul territorio, utilizzare strumenti per la loro analisi e diffusione, con l'obiettivo di accrescere il livello di know-how delle persone e delle organizzazioni presenti sul territorio, e utilizzare questo know-how nella ricerca di strategie per la governance territoriale e lo sviluppo competitivo.

D’altronde questo ruolo di soggetto politico autonomo dei nuovi movimenti della società civile che, per comodità, abbiamo racchiuso dentro la  definizione di CITTADINI ATTIVI & REATTIVI,  è stato recentemente riconosciuto dalla Corte Costituzionale con la sentenza N. 1/2004  (vedi  QUI).

In particolare la Corte Costituzionale ha ribadito due principi fondamentali contenuti nella nostra Costituzione e che ne dimostrano la attualità soprattutto nella Parte I. 
1. I partiti e, quindi i rappresentati eletti nei partiti, non acquisiscono ruolo costituzionale ma sono solo strumenti di  esercizio del diritto di associazione che la costituzione riconosce ai cittadini
2. la sovranità popolare appartiene costituzionalmente ai cittadini anche dopo le elezioni.



Nessun commento:

Posta un commento