martedì 15 settembre 2026

Gli scienziati UE: riduzioni rapide del metano! L’Europa politica invece va verso il gas

Qualche mese fa (aprile) è uscita, nel silenzio dei mass media che contano e soprattutto della politica ufficiale, la  Dichiarazione di Angera per l'Azione sul Metano (QUI) (di seguito Dichiarazione), firmata da oltre 250 scienziati alla conferenza Methane Action for People & Planet. La Dichiarazione invita i decisori ad accelerare la riduzione delle emissioni di metano attraverso un piano in 10 punti focalizzato su soluzioni comprovate, monitoraggio più rigoroso, aumento dei finanziamenti e cooperazione internazionale.

La Dichiarazione è stata commissionata dal Joint Research Centre (JRC), che è il servizio scientifico e di conoscenza della Commissione Europea.

Di seguito si pubblicano i 10 punti della Dichiarazione integrati da una analisi critica di come la UE, ma anche altri Paesi, siano molto lontani da predisporre adeguate politiche attuative per raggiungere obiettivi rigorosi nella riduzione delle emissioni di metano. 

Nel post troverete: prima una premessa che sintetizza le contraddizioni tra la Dichiarazione e la situazione reale delle politiche energetiche sul gas. Segue una analisi dei principali studi ufficiali sul rischio emissioni metano. Successivamente si riportano i 10 punti della Dichiarazione integrati da una analisi delle criticità in atto su detta riduzione. Infine una analisi che dimostra come la UE nel non raggiungere una drastica riduzione delle emissioni di metano non solo rischia di aumentare il riscaldamento globale ma anche e soprattutto crisi geopolitiche di indipendenza energetica con costi rilevanti a carico dei cittadini europei.  


 


PREMESSA COME SI COLLOCA LA DICHIARAZIONE DI ANGERA ALL’INTERNO DELLE CRITICITÀ DELLE POLITICHE UE ED INTERNAZIONALI SULLA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI METANO

La Dichiarazione di Angera fissa all’inizio un punto che ne dà l’indirizzo complessivo agli obiettivi successivi: in assenza di riduzioni rapide e sostenute, le emissioni di metano accelereranno il riscaldamento”. 

Il continuo aumento delle emissioni di metano è confermato, come si dimostrerà nel seguito del post, dai documenti ufficiali e studi della Agenzia Internazionale per l’Energia e del Global Methane Status Report. Il tutto con buona pace degli impegni della UE con i suoi Regolamenti e Direttive contro l'effetto serra, per non parlare degli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima.

La Dichiarazione di Angera propone obiettivi rigidi e chiari sulla riduzione del metano che richiederebbero una strategia olistica che esca dalle contraddizioni stop and go tipiche delle politiche UE approvate negli ultimi anni.  In altri termini quello che emerge è che le regole introdotte dalla UE per ridurre le emissioni di metano ci sarebbero ma non vengono applicate per le azioni lobbystiche di stati membri e soprattutto industrie delle fonti fossili come dimostra la recente sospensione delle sanzioni a carico degli stati membri e delle imprese che non rispettano gli obiettivi del Regolamento UE 2024/1787 (QUI). 

A prescindere dalle, comunque fondamentali, problematiche della riduzione delle emissioni di metano dall’analisi che segue nel post emerge come la promozione del metano e GNL comporti rischi geopolitici (come dimostra la crisi del Medio Oriente e stretto di Hormuz) che sono compensati dal gas degli USA che però comporta costi notevoli per le economie europee. In particolare, dai vari documenti ufficiali esaminati nel post, si dimostra che il passaggio dell'Europa dal gas da gasdotto al GNL l’ha esposta a prezzi volatili e a nuove forme di interruzione dell'approvvigionamento.

Non solo ma la crisi legata allo stretto di Hormuz conferma, nonostante le compensazioni USA, la situazione critica dell'architettura della sicurezza globale dell'approvvigionamento di gas che richiede una cooperazione internazionale più stretta tra produttori e consumatori. Cooperazione non scontata nella attuale situazione internazionale.

 

 


STUDI E DOCUMENTI ISTITUZIONALI SUL RISCHIO EMISSIONI METANO DAL CICLO DEL GAS E GNL

1. Il Report (QUI) 2023 della Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) . e più recentemente il Global Methane Tracker 2024 (QUI) dove si afferma che la produzione e l'uso di combustibili fossili abbiano prodotto circa 120 milioni di tonnellate (Mt) di emissioni di metano nel 2023, mentre altri 10 Mt provenivano dalla bioenergia, in gran parte derivanti dall'uso tradizionale della biomassa. Le emissioni sono rimaste intorno a questo livello dal 2019, quando hanno raggiunto un livello record. Poiché l'offerta di combustibili fossili ha continuato ad aumentare da allora, ciò indica che l'intensità media di produzione di metano a livello globale è diminuita marginalmente durante questo periodo.

 

2. il Global Methane Tracker 2026 (QUI) del Maggio 2026 ha confermato che: “non ci sono ancora segni che le emissioni di metano provenienti dalle operazioni di combustibili fossili stiano diminuendo, nonostante le ben note e comprovate strategie di mitigazione”. La produzione di petrolio, gas e carbone ha raggiunto livelli record nel 2025, e l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) stima che le emissioni di metano da queste attività ammontino a 124 milioni di tonnellate (Mt) all'anno: il petrolio è la fonte più grande con 45 Mt, seguito dal carbone con 43 Mt, e dal gas naturale con 36 Mt.  Le concentrazioni di metano atmosferico oggi sono 2,7 volte superiori (QUI) rispetto a prima della Rivoluzione Industriale e il metano è responsabile di quasi il 30% dell'aumento delle temperature medie globali (QUI) da quell'epoca. Le misurazioni atmosferiche mostrano che le concentrazioni di metano, insieme alla CO2, continuano ad aumentare anno dopo anno.

L'ultimo QUI Bilancio Globale per il Metano (2025) stima che le emissioni globali annuali di metano abbiano raggiunto circa 610 milioni di tonnellate (mt) nel 2020, con l'attività umana che rappresenta quasi due terzi (QUI) del totale e le fonti naturali il resto.

 

3. Vari studi di enti indipendenti dimostra il rischio GNL nei trasporti soprattutto marittimi come ho dimostrato in un post del 5 settembre 2023 (QUI). Si veda anche il Rapporto Progetto SCIPPER 2023 che ha manifestato la necessità di stabilire limiti di emissione per il metano - più rilevanti per il gas naturale liquefatto (GNL) come combustibile per le navi (QUI).

 

4. Studi di Ispra e una Risoluzione del Parlamento UE che smentiscono le rimozioni di Snam sulle emissioni fuggitive di metano, peraltro a conferma si veda anche un recente incidente al rigassificatore di Panigaglia (Spezia) QUI.


 


NONOSTANTE GLI IMPEGNI FORMALI PRESI DAGLI STATI LE EMISSIONI DI METANO CONTINUANO AD AUMENTARE 

La premessa della Dichiarazione richiama il Global Methane Status Report del 2025 (QUI) previsto dal Global Methane Pledge (QUI) promosso all’interno della conferenza ONU sul clima (COP 26 del 2023). La Cina non fa parte del GMP, ma nel 2023 ha adottato un Piano d'Azione Nazionale sul Metano (QUI) che copre i settori dell'energia, dell'agricoltura e dei rifiuti.

Il Report del 2025 comunque evidenzia che, nonostante i programmi internazionali per la riduzione delle emissioni di metano, le concentrazioni atmosferiche continuano ad aumentare.



Secondo il Global Methane Tracker 2026 la maggior parte dei firmatari delle GMP deve ancora intraprendere misure concrete per introdurre politiche o ridurre le emissioni. Le politiche e regolamenti dettagliati in vigore oggi ridurrebbero le emissioni di petrolio e gas solo di circa il 20% entro il 2030 e del 26% entro il 2035, ben al di sotto dell'obiettivo di riduzione economica globale del GMP di un taglio del 30% entro il 2030. Nel settore del carbone, l'ambizione è ancora più limitata e il divario di attuazione è più ampio. Le attuali politiche e regolamenti ridurrebbero le emissioni di metano correlate al carbone del 12% entro il 2030 e del 22% entro il 2035. I paesi che desiderano sviluppare tali quadri possono attingere al sostegno esistente, inclusi i roadmap regolatori dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) per ridurre le emissioni di metano nei settori del petrolio, gas (QUI) e carbone (QUI).

 

Il Global Methane Tracker 2026 contiene una analisi delle politiche e normative che vari Paesi hanno introdotto per ridurre le emissioni del metano, tra questi la UE con il suo Regolamento (QUI).

Dall’analisi di dette politiche e normative si rileva che ad aprile 2026, 141 paesi avevano presentato aggiornamenti sui loro Contributi Determinati a livello nazionale (NDC: QUI) ai sensi dell'Accordo di Parigi per il periodo fino al 2035. Il metano è incluso nell'ambito di tutte queste attività, ma solo circa 20 prevedono misure specifiche per ridurre le emissioni delle operazioni a combustibili fossili, e solo cinque includono obiettivi quantitativi per queste riduzioni. Alcuni paesi, inclusa la Norvegia (QUI), hanno adottato obiettivi di riduzione del metano e delineato misure settoriali nei piani d'azione nazionali che non sono incluse nei loro NDC.   Non a caso l’Italia è stata messa in mora (QUI) per la carenza di controlli nelle emissioni di metano in violazione del Regolamento UE 2024/1787 (QUI).

Il quadro di difficoltà, sopra richiamato, ad attuare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di metano, ha portato la UE a pubblicare due Raccomandazioni:

1. La prima (QUI e Allegato QUI) fornisce linee guida sulle soluzioni di conformità che gli importatori possono utilizzare per dimostrare prove di conformità alle autorità nazionali, stabilendo i criteri che gli Stati membri dovrebbero utilizzare nella valutazione delle soluzioni.

2. La seconda (QUI) cerca di dare risposte al fatto per cui la maggior parte degli Stati membri dell'UE non ha ancora istituito regimi di sanzioni. Le aziende, quindi, non sono in grado di valutare i rischi associati all'approvvigionamento di petrolio e gas potenzialmente non conformi. Questo crea incertezza. Nonostante questa consapevolezza la conclusione è che la seconda Raccomandazione invita gli Stati Membri a sospendere le sanzioni per la mancata conformità per tre anni (dal 2027 al 2029) per evitare interruzioni nell'approvvigionamento. Questo è avvenuto dopo che Stati Uniti, Qatar, gruppi industriali e la maggior parte degli Stati membri dell'UE hanno avvertito che le regole, poiché richiedono che il gas importato soddisfi un monitoraggio equivalente a quello dell'UE a partire da gennaio 2027, potrebbero compromettere la sicurezza dell'approvvigionamento. Il tutto con buona pace degli obiettivi del Regolamento UE sulla riduzione delle emissioni di metano.


 




I 10 PUNTI DELLA DICHIARAZIONE DI ANGERA

Le premesse della Dichiarazione da sole sono già di per sé significative e si fondano sui seguenti assunti condivisi dalla comunità scientifica più autorevole a livello mondiale:

a) il metano è responsabile del 30% dell'attuale riscaldamento e la sua concentrazione atmosferica continua ad aumentare;

b) intervenire sul metano rappresenta una delle migliori opportunità per rallentare il riscaldamento globale;

c) in assenza di riduzioni rapide e sostenute, le emissioni di metano accelereranno il riscaldamento nei prossimi decenni, intensificando rischi climatici;

d) ridurre le emissioni di metano non solo attenua i rischi climatici, ma migliora quasi immediatamente la qualità dell'aria riducendo l'ozono troposferico; ciò giova alla salute pubblica.

 


Dalle suddette premesse nascono i 10 punti della Dichiarazione:


1. Accelerare rapidamente l'adozione di soluzioni comprovate

È necessario implementare rapidamente misure comprovate per la riduzione delle emissioni di metano nei settori dell'energia, dei rifiuti e dell'agricoltura.

 

2. Rafforzare la misurazione, il monitoraggio, la rendicontazione e la verifica

È necessario potenziare il monitoraggio satellitare, aereo e a terra per colmare le lacune nelle regioni chiave; integrare i dati atmosferici negli inventari nazionali; rafforzare le capacità nelle regioni con risorse limitate; e incrementare il numero di misurazioni isotopiche e dei flussi per distinguere le fonti antropogeniche da quelle naturali.

 

3. Definire standard chiari e basati su basi scientifiche, l'integrazione di obiettivi quantificati sul metano nei Contributi Nazionali Determinati (NDC) all'Accordo di Parigi e in altre politiche climatiche chiave, e il rafforzamento dell'attuazione. L'azione sul metano dovrebbe essere integrata in materia di qualità dell'aria, salute pubblica, agricoltura e altri quadri politici.

 

4. Promuovere meccanismi di mercato ben concepiti possono rafforzare ulteriormente gli incentivi alla riduzione delle emissioni di metano e mobilitare capitali per iniziative di mitigazione, a condizione che vengano rispettati standard basati su evidenze scientifiche in materia di misurazione, addizionalità e verifica.

 

5. Integrare il metano in una strategia climatica olistica

Le azioni sul metano devono essere inserite in un quadro d'insieme multis-gas che preveda riduzioni incisive sia dell'anidride carbonica che degli inquinanti climatici a vita breve. È necessario superare le metriche semplificate e valutare le emissioni dei diversi gas in base al loro impatto sulla temperatura nel corso del tempo.

 

6. Promuovere investimenti costanti in ricerca, incentivi e innovazione tecnologica sono essenziali per affrontare le fonti di emissione di metano di difficile abbattimento: allevamenti di bestiame, discariche, miniere e giacimenti di carbone in primo luogo.

 

7. monitorare le emissioni di metano naturali: scioglimento permafrost, zone umide.

 

8. sostenere e potenziare gli sforzi scientifici in corso per comprendere e quantificare il bilancio globale del metano, inclusi i pozzi di assorbimento del gas. Si ricorda che pozzo si intende, ai sensi del Regolamento UE n° 841 del 2018 (QUI), qualsiasi processo, attività o meccanismo che assorbe dall’atmosfera un gas a effetto serra, un aerosol o un precursore di un gas a effetto serra.

Questo è un aspetto rilevante al fine di evitare che l’uso dei pozzi di assorbimento venga utilizzato non come ulteriore strumento di emissioni di gas serra ma per consentire di raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica già posti a livello internazionale ed europeo. Si veda il Regolamento (UE) 2021/1119 (QUI) istituisce un quadro per la riduzione irreversibile e graduale delle emissioni antropogeniche di gas a effetto serra dalle fonti e l’aumento degli assorbimenti dai pozzi regolamentati nel diritto dell’Unione. Nell’articolo 4 di questo Regolamento si prevede che per raggiungere l’obiettivo del 55% di riduzione nette di gas serra si terrà conto anche dei meccanismi di assorbimenti dei terreni forestali. Questo aspetto nella prima versione del nuovo Regolamento non c’era quindi la riduzione del 55% riguardava le emissioni reali da attività antropica.

Positivamente, rispetto al quadro normativo sopra evidenziato, il punto 8 della Dichiarazione ritiene necessario promuovere iniziative volte a rilevare e comprendere meglio eventuali variazioni nei pozzi di assorbimento, nonché la complessa chimica atmosferica che influenza la permanenza del metano in atmosfera e il suo impatto sul riscaldamento globale. È inoltre necessaria un'ulteriore attività di ricerca per comprendere in che modo le variazioni nelle emissioni di altri gas, tra cui l'idrogeno, possano influire sulla permanenza del metano in atmosfera.


9. Far avanzare la frontiera scientifica

Anche la valutazione accelerata di potenziali strategie climatiche innovative – inclusa la ricerca su soluzioni inedite, come la rimozione del metano – è importante per ridurre i rischi. Comunque, rispetto a questo punto il Global Methane Tracker 2026 afferma che: Esistono soluzioni ben consolidate per ridurre le emissioni di metano dalle operazioni di combustibili fossili e la loro implementazione non richiede nuove scoperte tecnologiche. 

 



10. Garantire una cooperazione internazionale duratura. Il metano non conosce confini. Riduzioni durature delle emissioni di metano richiederanno una costante cooperazione internazionale a lungo termine, sia sul piano scientifico che su quello delle politiche. Gli standard di misurazione, i sistemi di dati e i modelli di riferimento dovranno essere armonizzati e interoperabili per garantire coerenza, trasparenza, latenza minima e comparabilità tra i diversi Paesi.

Su questo obiettivo 10, occorre ricordare che il Global Methane Tracker 2026 afferma che i progressi nelle tecnologie di monitoraggio – in particolare i satelliti – hanno permesso il rilevamento di grandi eventi di emissione.

Carbon Mapper ospita gratuitamente e pubblicamente disponibili dati di penna e fonte sul suo portale dati (QUI), mentre GHGSat notifica governi e industria di grandi eventi di emissione sin dal lancio del suo primo satellite nel 2016 (QUI). L'Oil and Gas Climate Initiative (OGCI) ha lanciato una Campagna di Monitoraggio Satellitare nel 2021 (QUI) e da allora ha pubblicato linee guida (QUI) per rispondere alle notifiche satellitari. L'Osservatorio Internazionale delle Emissioni di Metano (IMEO: QUI) del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) ha introdotto nel 2023 il Sistema di Allerta e Risposta al Metano (MARS: QUI), che fornisce allerte satellitari gratuite.

MARS utilizza più di 35 strumenti satellitari, combinati con competenze scientifiche e intelligenza artificiale, per notificare ai paesi eventi di emissione attuabili che si verificano nel loro territorio. All'inizio del 2026, 24 paesi e nove governi subnazionali avevano designato un punto di contatto, o "punto focale" (tipicamente all'interno di un ministero, agenzia o compagnia petrolifera nazionale competente), per ricevere notifiche dirette da IMEO. Quando non è stato designato alcun punto focale, le notifiche vengono condivise con il Rappresentante Permanente del PNUE. Sebbene le risposte tempestive alle notifiche MARS abbiano portato a mitigazioni (QUI) di successo in diversi paesi, il coinvolgimento complessivo rimane basso: a livello globale, solo circa il 12% delle notifiche MARS (QUI) ha ricevuto una risposta nel 2025 (n.b: Secondo le procedure IMEO, una notifica è considerata "risposta" quando il punto focale risponde con informazioni sull'evento rilevato. Una risposta non significa necessariamente che siano state intraprese misure di mitigazione).

Prevenire e affrontare rapidamente le grandi perdite o rilasci rimane una leva chiave per ridurre le emissioni, e c'è un ampio margine per migliorare la velocità e l'efficacia dell'azione.

 

 

 

IL MODO MIGLIORE PER RIDURRE LE EMISSIONI DI METANO È AGIRE A MONTE: ESTRAZIONE – TRASPORTO

I 10 punti sopra elencati non affrontano con decisione la questione posta dal Global Methane Tracker 2026 già citato in precedenza. Secondo questo Rapporto della Agenzia Internazionale dell’energia: nel settore petrolifero e del gas, la maggior parte delle emissioni di metano proviene dalle attività a monte, che rappresentano l'80% del totale. Questi includono sistemi di estrazione, raccolta e impianti di lavorazione, sia che si trovino a terra che al largo. Il restante 20% proviene dalle operazioni a valle, principalmente il trasporto del gas, incluse le perdite dovute a condotti di trasmissione e distribuzione, nonché le emissioni legate al trasporto del gas naturale liquefatto (GNL) e alla rigassificazione. Ulteriori fonti a valle includono strutture di stoccaggio, raffinerie e trasporto petrolio.

 


IL RISCHIO GEOPOLITICO DEL GNL

Il 6 maggio 2025 la Commissione UE ha presentato, con apposita Comunicazione (QUI), la tabella di marcia per garantire la piena indipendenza energetica della UE dalla Russia rilanciando il GNL (QUI). Ma il consumo di gas dell'UE nel 2025 è stato superiore del 5% rispetto all'obiettivo di quell'anno in Fit for 55, il pacchetto UE che mira a ridurre le emissioni di gas serra del blocco di almeno il 55% entro il 2030. Il consumo di gas è stato inoltre superiore del 9% rispetto all'obiettivo 2025 previsto da REPowerEU, la strategia dell'UE per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi. REPowerEU mira a una diminuzione del 44% della domanda di gas UE tra il 2025 e il 2030. Fit for 55 mira a un calo del 18% nello stesso periodo (QUI).

 


Il rapporto sul mercato del gas della Agenzia Internazionale per l’energia (IEA) dell’aprile 2026.

Il Rapporto (QUI) rileva che il commercio globale di GNL è cresciuto del 12% su base annua (ovvero 29 bcm) durante il periodo ottobre 2025-febbraio 2026, supportato da una serie di nuovi progetti di liquefazione, in particolare in Nord America, e da una produzione più forte da parte di selezionati esportatori tradizionali. Solo lo stabilimento di GNL Plaquemines in Louisiana rappresentò quasi la metà dell'offerta incrementale di GNL in questo periodo e giocò un ruolo chiave nell'allentamento dei fondamentali di mercato.

La crisi del Medio Oriente rappresenta uno shock importante nell'offerta per i mercati globali del gas e del GNL. La produzione globale di GNL è diminuita dell'8% (o 4 miliardi di dollari) su base annua a marzo. I carichi provenienti da Qatar e Emirati Arabi Uniti sono diminuiti di 9,5 bcm rispetto all'anno scorso. Questo forte calo è stato in parte compensato da una maggiore produzione di GNL proveniente da nuovi progetti in Nord America e Africa. I fornitori stanno adottando misure per aumentare le consegne di GNL. Negli Stati Uniti, il Dipartimento dell'Energia ha autorizzato l'impianto di GNL di Plaquemines a metà marzo ad aumentare le sue esportazioni del 13% (ovvero 4,6 bcm/anno) sia verso paesi di libero scambio che non con accordi di libero scambio. 

Comunque, secondo l'ultima newsletter (QUI) IEA le interruzioni di fornitura gnl si faranno sentire anche per tutto il 2027. Questo dimostra come la crisi legata allo stretto di Hormuz confermi, nonostante le compensazioni USA, la situazione critica dell'architettura della sicurezza globale dell'approvvigionamento di gas che richiede una cooperazione internazionale più stretta tra produttori e consumatori. Cooperazione non scontata nella attuale situazione internazionale.

Sul GNL il “Tracker europeo di GNL” (maggio 2026: QUI) del IEEFA conferma l’ampliamento dell’acquisto di GNL statunitense da parte della UE dimostrando che questo si potrebbe ridurre invece che aumentare. In particolare, lo studio del IEEFA afferma che la crisi energetica del 2026 mostra come il passaggio dell'Europa dal gas da gasdotto al GNL l’ha esposta a prezzi volatili e a nuove forme di interruzione dell'approvvigionamento.

L'Europa ha più che triplicato le sue importazioni di GNL statunitense dal 2021 al 2025. Considerando le continue interruzioni delle esportazioni dal Quatar, l'Europa fornirà due terzi delle sue importazioni di GNL dagli Stati Uniti nel 2026 come confermano gli stessi dati della Energy Information Administration degli USA (QUI). 



Il briefing del IEEFA : divieti import gas russo e cosa fare per uscire dal rischio interruzioni forniture

1. Secondo IEEFA restano le contraddizioni degli obiettivi di divieto di importazione del gas russo. Come afferma il briefing del IEEFA (dello scorso agosto 2026) la politica europea verso la Russia sta tirando in due direzioni. Il divieto dell'UE di importare GNL russo entra in pieno vigore dal 1° gennaio 2027, con il gas per gasdotti che seguirà dall'autunno 2027. Eppure, gli ambasciatori UE hanno approvato giovedì il 21° pacchetto di sanzioni del blocco solo dopo aver concesso alla Grecia una deroga: le aziende UE potrebbero continuare a trasportare GNL russo in paesi terzi per un periodo rinnovabile di 12 mesi, limitato a 2025 volumi e limitato ai contratti stipulati prima di febbraio 2022. La richiesta è stata sostenuta da Dynagas, il mittente greco le cui petroliere servono l'impianto russo di GNL Artico Yamal. In cambio, la Grecia accettò un congelamento annuale del tetto del prezzo del petrolio russo a 44,10 dollari al barile

 

2. L'Europa potrebbe non avere controllo sulle interruzioni nell'approvvigionamento di GNL, ma può adeguare il proprio consumo energetico e diversificare verso alternative più pulite per ridurre la dipendenza dalle importazioni. 


3. attuare gli obiettivi di RepowerEU

La nuova strategia AccelerateEU dell'UE, presentata nell'aprile 2026, mira ad accelerare questa transizione e a rafforzare la resilienza del blocco agli shock dell'approvvigionamento energetico. Questo si basa su REPowerEU (testo piano QUI), lanciato dall'UE nel 2022 per porre fine alla sua dipendenza dai combustibili fossili russi entro il 2027 e che ha contribuito a ridurre la domanda di gas dell'UE.

Secondo il Piano RepowerEU  la valutazione regionale del fabbisogno supplementare di infrastrutture del gas per REPowerEU dimostra che sarà possibile compensare del tutto l'equivalente delle importazioni russe di gas con una combinazione di riduzione della domanda, aumento della produzione interna di biogas/biometano e idrogeno, e aggiunte limitate all'infrastruttura del gas. Le esigenze più importanti riguardano il soddisfacimento della domanda nell'Europa centrale e orientale [Due corridoi di trasporto del gas estremamente importanti per la sicurezza dell'approvvigionamento nell'Europa centrale e orientale sono il corridoio transbalcanico (Turchia-Bulgaria-Romania) e il corridoio verticale (interconnettore Grecia‑Bulgaria, interconnettore Romania-Bulgaria e BRUA) che agevoleranno la fornitura da paesi terzi.] e nella Germania settentrionale, nonché il rafforzamento del corridoio meridionale del gas. Tale espansione limitata delle infrastrutture, come descritto nell'allegato 3 di RepowerEU, dovrebbe rispondere al fabbisogno per il prossimo decennio, senza comportare una dipendenza dai combustibili fossili né creare attivi non recuperabili che ostacolano la transizione a lungo termine verso un'economia climaticamente neutra.

In tal modo l'UE potrebbe ridurre le importazioni di GNL del 29% entro il 2030 e ridurre la propria esposizione al rischio geopolitico. Peccato che questo è un condizionale la realtà come abbiamo visto sopra è un altra!

 

 

 

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