Qualche mese fa (aprile) è uscita, nel silenzio dei mass media che contano e soprattutto della politica ufficiale, la Dichiarazione di Angera per l'Azione sul Metano (QUI)
(di seguito Dichiarazione), firmata da oltre 250 scienziati alla conferenza
Methane Action for People & Planet. La Dichiarazione
invita i decisori ad accelerare la riduzione delle emissioni di metano
attraverso un piano in 10 punti focalizzato su soluzioni comprovate,
monitoraggio più rigoroso, aumento dei finanziamenti e cooperazione
internazionale.
La Dichiarazione è stata commissionata dal Joint Research
Centre (JRC), che è il servizio scientifico e di conoscenza della
Commissione Europea.
PREMESSA COME SI COLLOCA LA DICHIARAZIONE DI ANGERA
ALL’INTERNO DELLE CRITICITÀ DELLE POLITICHE UE ED INTERNAZIONALI SULLA
RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI METANO
La Dichiarazione di Angera fissa all’inizio un punto che ne
dà l’indirizzo complessivo agli obiettivi successivi: “in assenza di
riduzioni rapide e sostenute, le emissioni di metano accelereranno il
riscaldamento”.
Il continuo aumento delle emissioni di metano è confermato,
come si dimostrerà nel seguito del post, dai documenti ufficiali e studi della
Agenzia Internazionale per l’Energia e del Global Methane Status Report. Il
tutto con buona pace degli impegni della UE con i suoi Regolamenti e Direttive contro l'effetto serra, per non
parlare degli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima.
La Dichiarazione di Angera propone obiettivi rigidi e chiari
sulla riduzione del metano che richiederebbero una strategia olistica che esca
dalle contraddizioni stop and go tipiche delle politiche UE approvate negli
ultimi anni. In altri termini quello che
emerge è che le regole introdotte dalla UE per ridurre le emissioni di metano
ci sarebbero ma non vengono applicate per le azioni lobbystiche di stati membri
e soprattutto industrie delle fonti fossili come dimostra la recente
sospensione delle sanzioni a carico degli stati membri e delle imprese che non
rispettano gli obiettivi del Regolamento UE 2024/1787 (QUI).
A prescindere dalle, comunque fondamentali, problematiche della riduzione delle emissioni di metano dall’analisi che segue nel post emerge come la promozione del metano e GNL comporti rischi geopolitici (come dimostra la crisi del Medio Oriente e stretto di Hormuz) che sono compensati dal gas degli USA che però comporta costi notevoli per le economie europee. In particolare, dai vari documenti ufficiali esaminati nel post, si dimostra che il passaggio dell'Europa dal gas da gasdotto al GNL l’ha esposta a prezzi volatili e a nuove forme di interruzione dell'approvvigionamento.
Non solo ma la crisi legata allo stretto di Hormuz conferma,
nonostante le compensazioni USA, la situazione critica dell'architettura
della sicurezza globale dell'approvvigionamento di gas che richiede una
cooperazione internazionale più stretta tra produttori e consumatori. Cooperazione
non scontata nella attuale situazione internazionale.
STUDI E DOCUMENTI ISTITUZIONALI SUL RISCHIO EMISSIONI METANO
DAL CICLO DEL GAS E GNL
1. Il Report (QUI) 2023 della Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) . e più recentemente il Global Methane Tracker 2024 (QUI) dove si afferma che la produzione e l'uso di combustibili fossili abbiano prodotto circa 120 milioni di tonnellate (Mt) di emissioni di metano nel 2023, mentre altri 10 Mt provenivano dalla bioenergia, in gran parte derivanti dall'uso tradizionale della biomassa. Le emissioni sono rimaste intorno a questo livello dal 2019, quando hanno raggiunto un livello record. Poiché l'offerta di combustibili fossili ha continuato ad aumentare da allora, ciò indica che l'intensità media di produzione di metano a livello globale è diminuita marginalmente durante questo periodo.
2. il Global Methane Tracker 2026 (QUI) del
Maggio 2026 ha confermato che: “non ci sono ancora segni che le emissioni di
metano provenienti dalle operazioni di combustibili fossili stiano diminuendo,
nonostante le ben note e comprovate strategie di mitigazione”. La
produzione di petrolio, gas e carbone ha raggiunto livelli record nel 2025, e
l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) stima che le emissioni di metano da
queste attività ammontino a 124 milioni di tonnellate (Mt) all'anno: il petrolio
è la fonte più grande con 45 Mt, seguito dal carbone con 43 Mt, e dal gas
naturale con 36 Mt. Le concentrazioni di
metano atmosferico oggi sono 2,7 volte superiori (QUI) rispetto
a prima della Rivoluzione Industriale e il metano è responsabile di quasi il
30% dell'aumento delle temperature medie globali (QUI) da quell'epoca. Le
misurazioni atmosferiche mostrano che le concentrazioni di metano, insieme alla
CO2, continuano ad aumentare anno dopo anno.
L'ultimo QUI Bilancio Globale per il Metano (2025) stima che le emissioni globali annuali di metano abbiano raggiunto circa 610 milioni di tonnellate (mt) nel 2020, con l'attività umana che rappresenta quasi due terzi (QUI) del totale e le fonti naturali il resto.
3. Vari studi di enti indipendenti dimostra
il rischio GNL nei trasporti soprattutto marittimi come ho dimostrato in un
post del 5 settembre 2023 (QUI).
Si veda anche il Rapporto Progetto SCIPPER 2023 che ha manifestato la
necessità di stabilire limiti di emissione per il metano - più rilevanti per il
gas naturale liquefatto (GNL) come combustibile per le navi (QUI).
4. Studi di Ispra e una Risoluzione del
Parlamento UE che smentiscono le rimozioni di Snam sulle emissioni fuggitive di
metano, peraltro a conferma si veda anche un recente incidente al
rigassificatore di Panigaglia (Spezia) QUI.
NONOSTANTE GLI IMPEGNI FORMALI PRESI DAGLI STATI LE EMISSIONI DI METANO CONTINUANO AD AUMENTARE
La premessa della Dichiarazione
richiama il Global Methane Status Report del 2025 (QUI)
previsto dal Global Methane Pledge (QUI) promosso all’interno della
conferenza ONU sul clima (COP 26 del 2023). La Cina non fa parte del GMP, ma
nel 2023 ha adottato un Piano d'Azione Nazionale sul Metano (QUI)
che copre i settori dell'energia, dell'agricoltura e dei rifiuti.
Il Report del 2025 comunque evidenzia che, nonostante i
programmi internazionali per la riduzione delle emissioni di metano, le concentrazioni
atmosferiche continuano ad aumentare.
Secondo il Global Methane Tracker 2026 la maggior parte dei
firmatari delle GMP deve ancora intraprendere misure concrete per introdurre
politiche o ridurre le emissioni. Le politiche e regolamenti dettagliati in
vigore oggi ridurrebbero le emissioni di petrolio e gas solo di circa il 20%
entro il 2030 e del 26% entro il 2035, ben al di sotto dell'obiettivo di
riduzione economica globale del GMP di un taglio del 30% entro il 2030. Nel
settore del carbone, l'ambizione è ancora più limitata e il divario di
attuazione è più ampio. Le attuali politiche e regolamenti ridurrebbero le
emissioni di metano correlate al carbone del 12% entro il 2030 e del 22% entro
il 2035. I paesi che desiderano sviluppare tali quadri possono attingere al
sostegno esistente, inclusi i roadmap regolatori dell'Agenzia Internazionale
dell'Energia (IEA) per ridurre le emissioni di metano nei settori del petrolio,
gas (QUI)
e carbone (QUI).
Il Global Methane Tracker 2026 contiene una analisi delle
politiche e normative che vari Paesi hanno introdotto per ridurre le emissioni
del metano, tra questi la UE con il suo Regolamento (QUI).
Dall’analisi di dette politiche e normative si rileva che ad
aprile 2026, 141 paesi avevano presentato aggiornamenti sui loro Contributi
Determinati a livello nazionale (NDC: QUI)
ai sensi dell'Accordo di Parigi per il periodo fino al 2035. Il metano è incluso
nell'ambito di tutte queste attività, ma solo circa 20 prevedono misure
specifiche per ridurre le emissioni delle operazioni a combustibili fossili, e
solo cinque includono obiettivi quantitativi per queste riduzioni. Alcuni
paesi, inclusa la Norvegia (QUI),
hanno adottato obiettivi di riduzione del metano e delineato misure settoriali
nei piani d'azione nazionali che non sono incluse nei loro NDC. Non a caso l’Italia è stata messa in mora (QUI)
per la carenza di controlli nelle emissioni di metano in violazione del
Regolamento UE 2024/1787 (QUI).
Il quadro di difficoltà, sopra richiamato, ad attuare gli
obiettivi di riduzione delle emissioni di metano, ha portato la UE a pubblicare
due Raccomandazioni:
1. La prima (QUI
e Allegato QUI)
fornisce linee guida sulle soluzioni di conformità che gli importatori possono
utilizzare per dimostrare prove di conformità alle autorità nazionali,
stabilendo i criteri che gli Stati membri dovrebbero utilizzare nella valutazione
delle soluzioni.
2. La seconda (QUI) cerca di dare risposte al fatto per cui la maggior parte degli Stati membri dell'UE non ha ancora istituito regimi di sanzioni. Le aziende, quindi, non sono in grado di valutare i rischi associati all'approvvigionamento di petrolio e gas potenzialmente non conformi. Questo crea incertezza. Nonostante questa consapevolezza la conclusione è che la seconda Raccomandazione invita gli Stati Membri a sospendere le sanzioni per la mancata conformità per tre anni (dal 2027 al 2029) per evitare interruzioni nell'approvvigionamento. Questo è avvenuto dopo che Stati Uniti, Qatar, gruppi industriali e la maggior parte degli Stati membri dell'UE hanno avvertito che le regole, poiché richiedono che il gas importato soddisfi un monitoraggio equivalente a quello dell'UE a partire da gennaio 2027, potrebbero compromettere la sicurezza dell'approvvigionamento. Il tutto con buona pace degli obiettivi del Regolamento UE sulla riduzione delle emissioni di metano.
I 10 PUNTI DELLA DICHIARAZIONE DI ANGERA
Le premesse della Dichiarazione da sole sono già di per sé
significative e si fondano sui seguenti assunti condivisi dalla comunità
scientifica più autorevole a livello mondiale:
a) il metano è responsabile del 30% dell'attuale
riscaldamento e la sua concentrazione atmosferica continua ad aumentare;
b) intervenire sul metano rappresenta una delle migliori
opportunità per rallentare il riscaldamento globale;
c) in assenza di riduzioni rapide e sostenute, le emissioni
di metano accelereranno il riscaldamento nei prossimi decenni, intensificando
rischi climatici;
d) ridurre le emissioni di metano non solo attenua i rischi
climatici, ma migliora quasi immediatamente la qualità dell'aria riducendo
l'ozono troposferico; ciò giova alla salute pubblica.
Dalle suddette premesse nascono i 10 punti della
Dichiarazione:
1. Accelerare rapidamente l'adozione di soluzioni comprovate
È necessario implementare rapidamente misure comprovate per
la riduzione delle emissioni di metano nei settori dell'energia, dei rifiuti e
dell'agricoltura.
2. Rafforzare la misurazione, il monitoraggio, la
rendicontazione e la verifica
È necessario potenziare il monitoraggio satellitare, aereo e
a terra per colmare le lacune nelle regioni chiave; integrare i dati
atmosferici negli inventari nazionali; rafforzare le capacità nelle regioni con
risorse limitate; e incrementare il numero di misurazioni isotopiche e dei flussi
per distinguere le fonti antropogeniche da quelle naturali.
3. Definire standard chiari e basati su basi scientifiche,
l'integrazione di obiettivi quantificati sul metano nei Contributi Nazionali
Determinati (NDC) all'Accordo di Parigi e in altre politiche climatiche chiave,
e il rafforzamento dell'attuazione. L'azione sul metano dovrebbe essere
integrata in materia di qualità dell'aria, salute pubblica, agricoltura e altri
quadri politici.
4. Promuovere meccanismi di mercato ben concepiti possono rafforzare ulteriormente gli incentivi alla riduzione delle emissioni di metano e mobilitare capitali per iniziative di mitigazione, a condizione che vengano rispettati standard basati su evidenze scientifiche in materia di misurazione, addizionalità e verifica.
5. Integrare il metano in una strategia climatica olistica
Le azioni sul metano devono essere inserite in un quadro
d'insieme multis-gas che preveda riduzioni incisive sia dell'anidride carbonica
che degli inquinanti climatici a vita breve. È necessario superare le metriche
semplificate e valutare le emissioni dei diversi gas in base al loro impatto
sulla temperatura nel corso del tempo.
6. Promuovere investimenti costanti in ricerca, incentivi e
innovazione tecnologica sono essenziali per affrontare le fonti di emissione di
metano di difficile abbattimento: allevamenti di bestiame, discariche, miniere
e giacimenti di carbone in primo luogo.
7. monitorare le emissioni di metano naturali: scioglimento
permafrost, zone umide.
8. sostenere e potenziare gli sforzi scientifici in corso
per comprendere e quantificare il bilancio globale del metano, inclusi i pozzi
di assorbimento del gas. Si ricorda che pozzo si intende, ai sensi
del Regolamento UE n° 841 del 2018 (QUI), qualsiasi
processo, attività o meccanismo che assorbe dall’atmosfera un gas a effetto serra,
un aerosol o un precursore di un gas a effetto serra.
Questo è un aspetto rilevante al fine di evitare che l’uso
dei pozzi di assorbimento venga utilizzato non come ulteriore strumento di
emissioni di gas serra ma per consentire di raggiungere gli obiettivi di
neutralità climatica già posti a livello internazionale ed europeo. Si veda il
Regolamento (UE) 2021/1119 (QUI)
istituisce un quadro per la riduzione irreversibile e graduale delle emissioni antropogeniche
di gas a effetto serra dalle fonti e l’aumento degli assorbimenti dai pozzi
regolamentati nel diritto dell’Unione. Nell’articolo 4 di questo Regolamento si
prevede che per raggiungere l’obiettivo del 55% di riduzione nette di gas serra
si terrà conto anche dei meccanismi di assorbimenti dei terreni forestali.
Questo aspetto nella prima versione del nuovo Regolamento non c’era quindi la
riduzione del 55% riguardava le emissioni reali da attività antropica.
Positivamente, rispetto al quadro normativo sopra
evidenziato, il punto 8 della Dichiarazione ritiene necessario promuovere
iniziative volte a rilevare e comprendere meglio eventuali variazioni nei pozzi
di assorbimento, nonché la complessa chimica atmosferica che influenza la
permanenza del metano in atmosfera e il suo impatto sul riscaldamento globale.
È inoltre necessaria un'ulteriore attività di ricerca per comprendere in che
modo le variazioni nelle emissioni di altri gas, tra cui l'idrogeno, possano influire
sulla permanenza del metano in atmosfera.
9. Far avanzare la frontiera scientifica
Anche la valutazione accelerata di potenziali strategie
climatiche innovative – inclusa la ricerca su soluzioni inedite, come la
rimozione del metano – è importante per ridurre i rischi. Comunque, rispetto a
questo punto il Global Methane Tracker 2026 afferma che: Esistono soluzioni ben
consolidate per ridurre le emissioni di metano dalle operazioni di combustibili
fossili e la loro implementazione non richiede nuove scoperte tecnologiche.
10. Garantire una cooperazione internazionale duratura. Il
metano non conosce confini. Riduzioni durature delle emissioni di metano
richiederanno una costante cooperazione internazionale a lungo termine, sia sul
piano scientifico che su quello delle politiche. Gli standard di misurazione, i
sistemi di dati e i modelli di riferimento dovranno essere armonizzati e
interoperabili per garantire coerenza, trasparenza, latenza minima e
comparabilità tra i diversi Paesi.
Su questo obiettivo 10, occorre ricordare che il Global
Methane Tracker 2026 afferma che i progressi nelle tecnologie di
monitoraggio – in particolare i satelliti – hanno permesso il rilevamento di
grandi eventi di emissione.
Carbon Mapper ospita gratuitamente e pubblicamente
disponibili dati di penna e fonte sul suo portale dati (QUI), mentre GHGSat
notifica governi e industria di grandi eventi di emissione sin dal lancio del
suo primo satellite nel 2016 (QUI).
L'Oil and Gas Climate Initiative (OGCI) ha lanciato una Campagna di
Monitoraggio Satellitare nel 2021 (QUI)
e da allora ha pubblicato linee guida (QUI)
per rispondere alle notifiche satellitari. L'Osservatorio Internazionale delle
Emissioni di Metano (IMEO: QUI)
del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) ha introdotto nel 2023
il Sistema di Allerta e Risposta al Metano (MARS: QUI),
che fornisce allerte satellitari gratuite.
MARS utilizza più di 35 strumenti satellitari, combinati con
competenze scientifiche e intelligenza artificiale, per notificare ai paesi
eventi di emissione attuabili che si verificano nel loro territorio. All'inizio
del 2026, 24 paesi e nove governi subnazionali avevano designato un punto di
contatto, o "punto focale" (tipicamente all'interno di un ministero,
agenzia o compagnia petrolifera nazionale competente), per ricevere notifiche
dirette da IMEO. Quando non è stato designato alcun punto focale, le notifiche vengono
condivise con il Rappresentante Permanente del PNUE. Sebbene le risposte
tempestive alle notifiche MARS abbiano portato a mitigazioni (QUI)
di successo in diversi paesi, il coinvolgimento complessivo rimane basso: a
livello globale, solo circa il 12% delle notifiche MARS (QUI)
ha ricevuto una risposta nel 2025 (n.b: Secondo le procedure IMEO, una notifica è considerata
"risposta" quando il punto focale risponde con informazioni
sull'evento rilevato. Una risposta non significa necessariamente che siano
state intraprese misure di mitigazione).
Prevenire e affrontare rapidamente le grandi perdite o
rilasci rimane una leva chiave per ridurre le emissioni, e c'è un ampio margine
per migliorare la velocità e l'efficacia dell'azione.
IL MODO MIGLIORE PER RIDURRE LE EMISSIONI DI METANO È AGIRE A MONTE: ESTRAZIONE – TRASPORTO
I 10 punti sopra elencati non affrontano con decisione la
questione posta dal Global Methane Tracker 2026 già citato in
precedenza. Secondo questo Rapporto della Agenzia Internazionale dell’energia:
nel settore petrolifero e del gas, la maggior parte delle emissioni di metano
proviene dalle attività a monte, che rappresentano l'80% del totale. Questi includono
sistemi di estrazione, raccolta e impianti di lavorazione, sia che si trovino a
terra che al largo. Il restante 20% proviene dalle operazioni a valle,
principalmente il trasporto del gas, incluse le perdite dovute a condotti di
trasmissione e distribuzione, nonché le emissioni legate al trasporto del gas
naturale liquefatto (GNL) e alla rigassificazione. Ulteriori fonti a valle
includono strutture di stoccaggio, raffinerie e trasporto petrolio.
IL RISCHIO GEOPOLITICO DEL GNL
Il 6 maggio 2025 la Commissione UE ha presentato, con
apposita Comunicazione (QUI),
la tabella di marcia per garantire la piena indipendenza energetica della
UE dalla Russia rilanciando il GNL (QUI).
Ma il consumo di gas dell'UE nel 2025 è stato superiore del 5% rispetto
all'obiettivo di quell'anno in Fit for 55, il pacchetto UE che mira a ridurre le
emissioni di gas serra del blocco di almeno il 55% entro il 2030. Il consumo di
gas è stato inoltre superiore del 9% rispetto all'obiettivo 2025 previsto da
REPowerEU, la strategia dell'UE per ridurre la dipendenza dai combustibili
fossili russi. REPowerEU mira a una diminuzione del 44% della domanda di gas UE
tra il 2025 e il 2030. Fit for 55 mira a un calo del 18% nello stesso periodo (QUI).
Il rapporto sul mercato del gas della Agenzia Internazionale per l’energia (IEA) dell’aprile 2026.
Il Rapporto (QUI) rileva che il commercio globale di GNL è cresciuto del 12% su base annua (ovvero 29 bcm) durante il periodo ottobre 2025-febbraio 2026, supportato da una serie di nuovi progetti di liquefazione, in particolare in Nord America, e da una produzione più forte da parte di selezionati esportatori tradizionali. Solo lo stabilimento di GNL Plaquemines in Louisiana rappresentò quasi la metà dell'offerta incrementale di GNL in questo periodo e giocò un ruolo chiave nell'allentamento dei fondamentali di mercato.
La crisi del Medio Oriente rappresenta uno shock importante nell'offerta per i mercati globali del gas e del GNL. La produzione globale di GNL è diminuita dell'8% (o 4 miliardi di dollari) su base annua a marzo. I carichi provenienti da Qatar e Emirati Arabi Uniti sono diminuiti di 9,5 bcm rispetto all'anno scorso. Questo forte calo è stato in parte compensato da una maggiore produzione di GNL proveniente da nuovi progetti in Nord America e Africa. I fornitori stanno adottando misure per aumentare le consegne di GNL. Negli Stati Uniti, il Dipartimento dell'Energia ha autorizzato l'impianto di GNL di Plaquemines a metà marzo ad aumentare le sue esportazioni del 13% (ovvero 4,6 bcm/anno) sia verso paesi di libero scambio che non con accordi di libero scambio.
Comunque, secondo l'ultima newsletter (QUI) IEA le interruzioni di fornitura gnl si faranno sentire anche per tutto il 2027. Questo dimostra come la crisi legata allo stretto di Hormuz confermi, nonostante le compensazioni USA, la situazione critica dell'architettura della sicurezza globale dell'approvvigionamento di gas che richiede una cooperazione internazionale più stretta tra produttori e consumatori. Cooperazione non scontata nella attuale situazione internazionale.
Sul GNL il “Tracker europeo di GNL” (maggio 2026: QUI)
del IEEFA conferma l’ampliamento dell’acquisto di GNL statunitense da parte
della UE dimostrando che questo si potrebbe ridurre invece che aumentare. In
particolare, lo studio del IEEFA afferma che la crisi energetica del 2026
mostra come il passaggio dell'Europa dal gas da gasdotto al GNL l’ha esposta a prezzi
volatili e a nuove forme di interruzione dell'approvvigionamento.
L'Europa ha più che triplicato le sue importazioni di GNL
statunitense dal 2021 al 2025. Considerando le continue interruzioni delle
esportazioni dal Quatar, l'Europa fornirà due terzi delle sue importazioni di
GNL dagli Stati Uniti nel 2026 come confermano gli stessi dati della Energy
Information Administration degli USA (QUI).
Il briefing del IEEFA : divieti import gas russo e cosa fare per uscire dal rischio interruzioni forniture
1. Secondo IEEFA restano le contraddizioni degli obiettivi
di divieto di importazione del gas russo. Come afferma il briefing del IEEFA
(dello scorso agosto 2026) la politica europea verso la Russia sta tirando in
due direzioni. Il divieto dell'UE di importare GNL russo entra in pieno vigore
dal 1° gennaio 2027, con il gas per gasdotti che seguirà dall'autunno 2027.
Eppure, gli ambasciatori UE hanno approvato giovedì il 21° pacchetto di
sanzioni del blocco solo dopo aver concesso alla Grecia una deroga: le aziende UE
potrebbero continuare a trasportare GNL russo in paesi terzi per un periodo
rinnovabile di 12 mesi, limitato a 2025 volumi e limitato ai contratti
stipulati prima di febbraio 2022. La richiesta è stata sostenuta da Dynagas, il
mittente greco le cui petroliere servono l'impianto russo di GNL Artico Yamal.
In cambio, la Grecia accettò un congelamento annuale del tetto del prezzo del
petrolio russo a 44,10 dollari al barile
2. L'Europa potrebbe non avere controllo sulle interruzioni nell'approvvigionamento di GNL, ma può adeguare il proprio consumo energetico e diversificare verso alternative più pulite per ridurre la dipendenza dalle importazioni.
3. attuare gli obiettivi di RepowerEU
La nuova strategia AccelerateEU dell'UE, presentata nell'aprile 2026, mira ad accelerare questa transizione e a rafforzare la resilienza del blocco agli shock dell'approvvigionamento energetico. Questo si basa su REPowerEU (testo piano QUI), lanciato dall'UE nel 2022 per porre fine alla sua dipendenza dai combustibili fossili russi entro il 2027 e che ha contribuito a ridurre la domanda di gas dell'UE.
Secondo il Piano RepowerEU la valutazione regionale del fabbisogno supplementare di infrastrutture del gas per REPowerEU dimostra che sarà possibile compensare del tutto l'equivalente delle importazioni russe di gas con una combinazione di riduzione della domanda, aumento della produzione interna di biogas/biometano e idrogeno, e aggiunte limitate all'infrastruttura del gas. Le esigenze più importanti riguardano il soddisfacimento della domanda nell'Europa centrale e orientale [Due corridoi di trasporto del gas estremamente importanti per la sicurezza dell'approvvigionamento nell'Europa centrale e orientale sono il corridoio transbalcanico (Turchia-Bulgaria-Romania) e il corridoio verticale (interconnettore Grecia‑Bulgaria, interconnettore Romania-Bulgaria e BRUA) che agevoleranno la fornitura da paesi terzi.] e nella Germania settentrionale, nonché il rafforzamento del corridoio meridionale del gas. Tale espansione limitata delle infrastrutture, come descritto nell'allegato 3 di RepowerEU, dovrebbe rispondere al fabbisogno per il prossimo decennio, senza comportare una dipendenza dai combustibili fossili né creare attivi non recuperabili che ostacolano la transizione a lungo termine verso un'economia climaticamente neutra.In tal modo l'UE potrebbe ridurre le importazioni di GNL del 29%
entro il 2030 e ridurre la propria esposizione al rischio geopolitico. Peccato che questo è un condizionale la realtà come abbiamo visto sopra è un altra!
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