martedì 21 gennaio 2020

Centrale a gas a Spezia: Regione e Governo giocano a rimpiattino sulla pelle del territorio spezzino

Anche oggi, sul Secolo XIX, leggo dichiarazioni di rappresentanti politici che straparlano sulle responsabilità relative alla autorizzazione del progetto di centrale a gas proposto al posto della attuale centrale a carbone spezzina.

Ormai da oltre 1 anno assistiamo a questo penoso scaricabarile tra le diverse forze politiche a seconda del ruolo istituzionale di governo che ricoprono. 
Eppure stiamo trattando di una questione strategica non solo per il territorio spezzino ma addirittura per l'intero Paese per non parlare dei nostri rapporti energetici con l'Europa.
Eppure quello che occorre fare l'ho scritto da un anno, inascoltato, forse perché non faccio il cantore di nessuna parte politica, e lo riscrivo in questo post...

Il presidente della Regione Liguria che da per scontata la autorizzazione alla centrale a gas rimuovendo i suoi poteri di Intesa sul progetto con lo scopo di scaricare le responsabilità sul governo Nazionale. 

I rappresentanti locali di Italia Viva che annunciano l’ennesima mozione contro la centrale a gas in Consiglio Comunale rimuovendo il fatto che la valutazione di impatto ambientale e la autorizzazione al progetto di centrale a gas sono di competenze di Ministri del governo che loro sostengono in Parlamento: in particolare Ministro Ambiente e Ministro Sviluppo Economico giusto per informazione completa.  



PRIMA QUESTIONE: NON È VERO CHE LA REGIONE PUÒ FARE POCO CONTRO QUESTO PROGETTO.
La Regione può negare l’Intesa, necessaria, alla autorizzazione ministeriale al progetto di centrale a gas. Questo non blocca definitivamente il progetto ma costringe il governo ad avviare una procedura complessa (ben definita anche dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale). La mancata Intesa Stato Regioni può essere superata da una procedura disciplinata da legge statale (vedi comma 8-bis legge 239/2004 (NOTA  [1] ) ma comunque la decisione della Presidenza e del Consiglio dei Ministri non può essere unilaterale, deve permettere una vera trattativa. A sua volta la Regione non può negare a priori l’Intesa ma deve motivare il diniego e non per ragioni strettamente ambientali (qui  torniamo alla competenza esclusiva dello Stato) ma energetico/territoriali.
Quindi sarebbe importante che la Regione quanto meno dichiarasse l’intenzione di usare questo suo potere per riaprire una trattativa su questo progetto anche in chiave di scelte energetiche diverse dalle fonti fossili.



SECONDA QUESTIONE: LE FORZE DI GOVERNO POSSONO FARE DI PIÙ
Le forze di governo anche a livello locale possono impegnare i loro rappresentanti ministeriali a:
1. imporre la VIA ordinaria al progetto come avvenuto per il progetto di riconversione a gas della centrale a carbone di Civitavecchia
2chiedere che all’interno della VIA ordinaria vengano valutate alternative sia di sito che di modalità di produzione energetica, diversa dalle fonti fossili, tenendo conto della variante al piano urbanistico proposta dal Comune
3. chiedere il rispetto dell’obbligo di legge (NOTA [2]), all’interno del procedimento di VIA ordinaria, della applicazione della procedura di Valutazione di Impatto Sanitario sul progetto di centrale a gas e sulle eventuali alternative in chiave di bilancio ambientale e sanitario  
4. quanto sopra può essere definito, in termini sia tecnici che procedurali, anche dal tavolo di confronto aperto a Roma dal Governo con Sindacati, Enel , Enti Locali e Associazioni Ambientaliste; ma soprattutto il Tavolo può essere l’occasione per chiarire di quanti MW necessita la transizione al 2025 (uscita dal carbone per la generazione elettrica) su quali fonti con quali impianti. Ma anche questa è competenza statale (Governo con Terna gestore della rete elettrica nazionale integrata con quella europea) con buona pace delle mozioni “anima e core” di Italia Viva. Si Europa! Cari signori politici, perché le scelte di transizione al 2025 come ho scritto più volte devono fare i conti con il Regolamento UE sul mercato interno della energia elettrica, magari utilizzando i meccanismi di flessibilità che detto atto europeo prevede (QUI).

Insomma datevi una mossa e smettetela di prendere per il culo gli spezzini con le vostre dichiarazioni a “belin di cane” per dirla alla spezzina o alla ligure che non cambia in questo caso!

P.S.
Se volete capire in sintesi come funziona la procedura di autorizzazione del progetto di centrale a gas previsto per Spezia leggete QUI.



[1]  8-bis. Fatte salve le disposizioni in materia di valutazione di impatto ambientale, nel caso di  mancata espressione da parte delle amministrazioni regionali degli atti di assenso o di intesa,  comunque denominati, inerenti alle funzioni di cui ai commi 7 e 8 del presente articolo, entro il  termine di centocinquanta giorni dalla richiesta nonché nel caso di mancata definizione dell’intesa  di cui al comma 5 dell’articolo 52-quinquies del testo unico di cui al d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, e nei casi di cui all’articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 1º giugno 2011, n. 93, il Ministero  dello sviluppo economico invita le medesime a provvedere entro un termine non superiore a  trenta giorni. In caso di ulteriore inerzia da parte delle amministrazioni regionali interessate lo  stesso Ministero rimette gli atti alla Presidenza del Consiglio dei ministri, la quale, entro sessanta  giorni dalla rimessione, provvede in merito con la partecipazione della regione interessata. Le  disposizioni del presente comma si applicano anche ai procedimenti amministrativi in corso e  sostituiscono il comma 6 del citato articolo 52-quinquies del testo unico di cui al d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327
[2] articolo 9  della legge  28 dicembre 2015, n. 221 che ha introdotto l’obbligo di svolgere prima del provvedimento finale di VIA una Valutazione di Impatto Sanitario su iniziativa del proponente in particolare per le centrali termiche e altri impianti di combustione con potenza termica superiore a 300 MW  (punto 2 allegato II alla Parte II del DLgs 152/2006).

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