martedì 23 luglio 2019

Inchiesta Pubblica su progetto di Biodigestore a Vezzano Ligure: operazione trasformistica e illegittima

Dopo la audizione dei Comuni interessati (Vezzano Ligure, Santo Stefano Magra, Arcola) nonché di comitati e associazioni ambientaliste  nella IV Commissione del Consiglio Regionale, la Giunta Regionale ha prodotto un comunicato  (QUI) ed un documento più tecnico (QUI) che cerca di smentire quanto affermato dagli auditi.
Il documento  è chiaro: il progetto si deve fare dove e come richiede Recos SpA (società di Iren).

Il documento della Regione è chiaro:
1. Il sito di Saliceti, per il progetto di biodigestore, è coerente con la pianificazione vigente provinciale e regionale
2. Il sito di Saliceti è stato valutato all’interno del procedimento che ha portato al Piano di Area Provinciale in quanto coerente con i siti individuati nel vecchio Piano Provinciale del 2003
3. Sarà la VIA a decidere la compatibilità del progetto di biodigestore con il sito di Saliceti

I primi due assunti non rispondono alla lettera degli atti di pianificazione approvati, il terzo invece conferma che l’Inchiesta Pubblica sarà una farsa, rispetto a quanto dichiarato nel documento regionale, in quanto servirà non a discutere di alternative di sito o di tipologia di impianto ma semmai a valutare delle prescrizioni per rendere compatibile il progetto di Recos con il sito di Saliceti.


Dopo questo documento, dopo un atteggiamento di totale chiusura al dialogo con la comunità locale da parte di Provincia e Regione, partecipare alla Inchiesta Pubblica costituisce un triplice errore: politico, metodologico e giuridico.

POLITICO perché è chiaro che dai suddetti documenti la Regione ha già deciso sito, impianto, e quantità di rifiuti da trattare e non tornerà indietro non solo ma alla base di ciò c'è un principio inaccettabile per chi crede nella pianificazione pubblica: i privati possono fare gli impianti dove vogliono a prescindere dai piani.  Il documento della Regione, ipocritamente, lo definisce “regime di liberalizzazione”. In realtà chiedere di spostare il sito da Arcola a Saliceti perché, come affermano i rappresentanti della Regione: "occorre una capacità di trattamento di 60.000 ton/anno e non di 25-30.000 come invece prevede il Piano di Area per il sito di Boscalino in quanto inadeguato a tali dimensioni delle quantità di rifiuto trattate", non  risponde alla verità degli atti. Il piano di Area, approvato nell'agosto 2018, prevedeva le potenziali 60.000 ton/anno anche per Boscalino quindi lo spostamento di sito risponde solo ed unicamente alle esigenze di tecnico/economiche della società Recos.


METODOLOGICO perché, e su questo credo di avere una certa esperienza se me lo consentite, la impostazione della Inchiesta si basa su un pregiudizio tecnico (non esistono alternative al sito di Saliceti) quindi renderà impossibile una valutazione per scenari che peraltro è ulteriormente impossibile, sempre da un punto di vista metodologico perchè occorreva uno strumento di pianificazione e non un confronto sito specifico.  


GIURIDICO perché partecipando alla inchiesta, producendo documenti e interventi verbalizzati si contribuirà a sanare in parte i vizi della procedura fino a ora svolta che riguardano non solo la pianificazione ma anche una adeguata partecipazione del pubblico dentro una procedura per scenari di area vasta come prevede la VAS.



Quindi chi parteciperà, comitati e associazioni, deve sapere che avvallerà questi tre errori e soprattutto con l’ultimo regalerà argomenti giuridico amministrativi a Regione, Provincia e Recos nel loro intento chiarissimo: realizzare il biodigestore a Saliceti “senza se e senza ma”! Buona finta partecipazione... 



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