venerdì 20 febbraio 2026

La Corte dei Conti UE critica le politiche UE sulle materie prime critiche

Relazione Speciale (QUI) della Corte dei conti UE N° 04/2026 pubblicata lo scorso 2 febbraio 2026 dal titolo significativo: “Materie prime critiche per la transizione energetica Una politica non certo solida come una roccia”.

La Relazione consiste in un audit che ha per finalità di valutare se le azioni a livello dell’UE garantiscano un approvvigionamento sicuro a lungo termine di materie prime critiche per la transizione energetica dell’UE.

Come è noto le Terre rare sono diventate da tempo le nuove materie prime definite critiche (Critical Raw Materials di seguito CRM) indispensabili alla transizione ecologica. Le criticità rilevate dalla Corte dei Conti sono alla base della crescente militarizzazione della legislazione sulla transizione ecologica di cui ho trattato QUI.

Di seguito la sintesi delle criticità emerse dalla Relazione per poi descriverle più diffusamente nel seguito del post.

 


SINTESI CRITICITÀ SECONDO LA RELAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI UE

1. Difficoltà nella produzione e riciclaggio a livello degli stati membri.

2. Esplorazione di nuovi giacimenti nella UE insufficiente.

3. Le materie prime critiche sono per lo più trasformate al di fuori dell’UE: mancano tecniche e infrastrutture all’interno dei Paesi membri.

4. Affidabilità sulla commerciabilità delle materie prime critiche contenute negli elenchi della normativa UE (QUI).

5. Obiettivi quantitativi di produzione riciclaggio materie prime critiche degli stati membri non sono vincolanti ma soprattutto la metodologia di verifica degli obiettivi è inadeguata.

6. I finanziamenti per le materie prime critiche sono distribuiti in maniera frammentata tra diversi programmi, strumenti e direzioni generali della Commissione che non svolge adeguati monitoraggi sull’utilizzo.

7. Diversificazioni ed eccessiva dipendenza di importazioni di materie prime critiche da Paesi non UE.

8. Inadeguata normativa di tutela ambientale dallo sfruttamento delle materie prime critiche: in particolare sulla tutela dell’inquinamento delle acque.

9. Normativa non adeguata a promuovere sostituzione dei materiali, ad esempio, la normativa comunitaria sull’industria a zero emissioni nette (vedi pagina 38 News/Ambiente Aprile Maggio 2024: QUI).

10. Mancano finanziamenti adeguati per i progetti definiti strategici per le materie prime critiche (vedi elenco allegato 1 al Regolamento UE: QUI).

 

 


COSA HA VERIFICATO LA CORTE DEI CONTI UE NELL’AUDIT

La Corte ha verificato se:

la politica dell’UE riguardante le materie prime stabilisca un percorso chiaro e sia fondata su una solida base;

la diversificazione delle importazioni stia iniziando a mostrare risultati tangibili;

siano state eliminate le strozzature che ostacolano il progresso della produzione nazionale;

si stia sfruttando appieno il notevole potenziale della gestione sostenibile delle risorse;

i progetti strategici dell’UE siano potenzialmente in grado di aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento di materiali critici nell’UE.

 

 

 

CRITICITÀ EMERSE DALLA RELAZIONE

 

Difficoltà nella produzione e riciclaggio a livello degli stati membri

Per garantire l’approvvigionamento sicuro di materie prime critiche, l’UE mira a diversificare le importazioni, aumentare la produzione nazionale e gestire le risorse in modo più sostenibile, ma ha difficoltà a superare le sfide poste da tali obiettivi. Sebbene il Regolamento sulle materie prime critiche stabilisca un percorso strategico, i valori-obiettivo perseguiti non sono giustificati e i dati sottostanti non sono solidi. Gli sforzi di diversificazione delle importazioni devono ancora produrre risultati tangibili e le strozzature ostacolano i progressi nella produzione e nel riciclaggio a livello nazionale. Sebbene i progetti strategici possano beneficiare di autorizzazioni più rapide e di una maggiore visibilità, molti di essi avranno difficoltà a conseguire l’obiettivo di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento dell’UE entro il 2030.

 


Difficoltà e rischi della esplorazione di nuovi giacimenti nella UE

L’esplorazione di giacimenti nell’UE resta sottosviluppata. Gli sforzi intesi a migliorare l’“esplorazione generale”, ossia l’attività volta a determinare se esistano risorse sfruttabili, sono appena iniziati, in particolare attraverso EuroGeoSurveys e programmi nazionali di esplorazione. La prospezione mineraria mirata, più concentrata e avanzata, rappresenta un’impresa ad alto rischio e con un basso tasso di successo.


 

Criticità nella trasformazione delle materie critiche nella UE.

Le materie prime critiche sono per lo più trasformate al di fuori dell’UE. All’interno dell’UE, il processo di trasformazione risente della mancanza di tecnologia e della diminuzione del numero delle strutture. Nel 2025 la Commissione ha avviato una serie di attività per rafforzare la competitività di un’ampia gamma di settori e affrontare gli elevati costi dell’energia. È troppo presto per valutare in che modo o misura tali iniziative contribuiranno a migliorare la situazione della fase di trasformazione delle materie prime critiche nell’UE

 

 

Criticità nella definizione degli elenchi delle materie prime critiche

L’UE utilizza elenchi per individuare le materie prime essenziali. Il primo elenco di materie prime critiche, definite economicamente importanti e soggette a rischi di approvvigionamento significativi, è stato pubblicato nel 2011, seguito poi da altri cinque elenchi. Inoltre, nel 2024 la proposta di regolamento sulle materie prime critiche ha introdotto un elenco di 17 materie prime strategiche. Si tratta di un sottoinsieme di materie prime critiche (figura 2) particolarmente importanti per la domanda futura in settori strategici, compreso quello delle energie rinnovabili. La Corte ha rilevato che tali elenchi sono strumenti utili per definire le priorità e che le informazioni sulla domanda e sull’offerta su cui si basano sono migliorate nel corso degli anni. Tuttavia, vi sono lacune nei dati commerciali utilizzati per stilare gli elenchi dei materiali critici e strategici, nonché problemi inerenti alla metodologia e alle proiezioni della domanda in relazione ai materiali strategici. Tali debolezze riducono l’affidabilità di entrambi gli elenchi.

 


Obiettivi quantitativi degli stati membri non vincolanti metodologia di verifica inadeguate

I valori-obiettivo (Il Regolamento stabilisce chiari parametri di riferimento per le capacità nazionali lungo la catena di approvvigionamento strategica delle materie prime e per diversificare l'approvvigionamento dell'UE entro il 2030.) stabiliti nel Regolamento definiscono il cammino da seguire per gli Stati membri e per l’industria, ma non sono vincolanti, riguardano solo le materie prime strategiche e mancano di giustificazione. Inoltre, non vi è una metodologia che consenta di ponderare il contributo di ciascun materiale al conseguimento dei valori-obiettivo. Non è altresì chiaro in che modo detti materiali contribuiscano al conseguimento degli obiettivi della normativa in materia di energie rinnovabili e del regolamento sull’industria a zero emissioni nette dell’UE.

 


Finanziamenti inadeguati

Benché finanziamenti dell’UE da assegnare a iniziative connesse alle materie prime critiche siano disponibili, sono distribuiti in maniera frammentata tra diversi programmi, strumenti e direzioni generali della Commissione. Quest’ultima non monitora i risultati ottenuti mediante tali finanziamenti e non ne ha valutato gli effetti sull’approvvigionamento dell’UE. Finora, il ricorso ai finanziamenti UE per sostenere progetti in paesi non-UE è stato limitato.

La Commissione si è impegnata a includere criteri di finanziamento sostenibili per l’estrazione e la trasformazione nella tassonomia dell’UE entro la fine del 2021, ma finora non ha presentato alcuna proposta

 


Diversificazioni ed eccessiva dipendenza da Paesi non UE

Attualmente, l’UE dipende fortemente dalle importazioni di materie prime da paesi non-UE. La normativa sulle materie prime critiche impone agli Stati membri di garantire che, entro il 2030, non più del 65 % di ognuna delle 17 materie prime strategiche provenga da un unico paese non-UE. Relativamente alla fase di trasformazione, quattro materie prime strategiche pertinenti per la transizione energetica (litio, magnesio, gallio ed elementi delle terre rare) superano attualmente tale soglia. Relativamente all’estrazione, oltre il 65 % dell’approvvigionamento di boro dell’UE proviene da un paese non-UE

 


Inadeguata normativa sui rischi ambientali

La Commissione ha chiarito le condizioni di estrazione nelle zone Natura 2000, ma non lo ha fatto in relazione alla direttiva quadro sulle acque. Ha inoltre iniziato ad affrontare l’ostacolo delle autorizzazioni nel regolamento sulle materie prime critiche, principalmente mediante soluzioni di sportello unico.

 


Normativa non adeguata a promuovere sostituzione dei materiali

il regolamento sull’industria a zero emissioni nette, che si concentra sull’aumento della capacità di produzione dell’UE di tecnologie a zero emissioni nette, non contempla la sostituzione dei materiali. È probabile che il ritardo nell’adozione degli atti di esecuzione della Commissione determini il rinvio dell’elaborazione e dell’attuazione dei piani nazionali di circolarità. Inoltre, la maggior parte degli obiettivi di riciclaggio dell’UE non incentiva il riciclaggio dei singoli materiali né incoraggia l’adozione di materiali riciclati.

Sebbene il riciclaggio sia già economicamente sostenibile per alcune materie prime critiche, esso è ancora poco sviluppato laddove le quantità utilizzate sono inferiori. La recente normativa è intesa a migliorare ulteriormente la riciclabilità delle materie prime critiche attraverso l’imposizione di requisiti di etichettatura e la promozione della circolarità già nella fase di concezione dei prodotti. Permangono altresì ostacoli normativi (ad esempio quelli che incidono sul commercio dei rifiuti) e di mercato, che limitano la redditività commerciale delle operazioni di riciclaggio.

 


Criticità nei progetti finanziati dalla UE

Il regolamento non prevede alcun finanziamento UE per i progetti strategici.  A partire dal novembre 2025, la Commissione ha pubblicato due soli inviti a presentare proposte per questi progetti (uno nel maggio 2024 e l’altro nel settembre 2025), sebbene il regolamento disponga l’organizzazione di almeno quattro inviti aperti ogni anno, a partire dal 2025. Inoltre, i progetti strategici si concentrano solo sulle materie prime strategiche e non su tutte le materie prime critiche. Ciò significa che i progetti che coinvolgono altri materiali essenziali per la transizione energetica non possono essere riconosciuti come strategici.

 



RACCOMANDAZIONI CONCLUSIVE DELLA CORTE DEI CONTI UE

1. Rafforzare le basi della politica dell’UE in materia di materie prime

2. Far sì che gli sforzi volti a diversificare le importazioni conducano a un approvvigionamento più sicuro di materie prime critiche

3. Affrontare le strozzature di natura finanziaria che ostacolano i progressi nella produzione di materie prime critiche nell’UE

4. Utilizzare meglio la gestione sostenibile delle risorse per ridurre la dipendenza dalle materie prime critiche primarie

5. Aumentare il valore aggiunto dei progetti strategici dell’UE.

 


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