La Provincia della Spezia hanno
risposto su sollecitazione del Sindaco del Comune di Vezzano Ligure in
relazione ad una istanza con la quale un gruppo di cittadini residenti nell’area
interessata dall’impianto di trattamento rifiuti urbani indiferenziati in
località Saliceti, chiedevano al Sindaco di emettere il parere sanitario previsto dal comma 6 articolo 29-quater del
DLgs 152/2006 nella procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata
a detto impianto nel 2015, parere non emesso quando appunto detta
autorizzazione venne rilasciata.
Intanto una questione di metodo. La istanza era rivolta al Sindaco e si
riferiva al mancato esercizio di una sua funzione ex lege. Non si comprende
quindi perché ilSindaco che ha disposizione funzionari, segretario comunale e
avvocati non abbia risposto direttamente senza rimbalzare la questione alla
Provincia che certamente è l’ente autorizzatore ma non è competente a
rilasciare il sopra citato parere sanitario. Diciamo che il Sindaco di Vezzano Ligure sull’impianto
di trattamento rifiuti di Saliceti ci ha abituati a atteggiamenti tipici da “pesce
in barile” di cui renderà conto alle prossime elezioni (se non lui il suo
partito) e alla sua coscienza (e questa invece riguarda solo lui).
Quanto al merito della risposta
della Provincia (sollecitata dal Sindaco di Vezzano Ligure) in 30 anni di
lavoro nel campo del diritto ambientale raramente mi è capito di leggere una sequenza di assurdità giuridiche come
quelle in questione.
Vediamole queste assurdità con mia
spiegazione punto per punto del perché le ritenga assurde, visto che sono
abituato a criticare sempre nel merito le posizioni che ritengo sbagliate
In corsivo (e nel riquadro) riporto
le assurdità della nota della Provincia seguite dalla mia analisi critica
PRIMA ASSURDITÀ DICHIARATA DALLA PROVINCIA
“1) la citata deliberazione n.1295 è stata
adotta da Regione Liguria nel 2016, successivamente alla data della
Determinazione Dirigenziale n. 187 del 29/10/2015”.
La delibera della Regione Liguria
1295 del 2016 ha disciplinato la procedura di valutazione integrata di impatto ambientale
e sanitaria (VIIAS) nelle procedure di rilascio dell’AIA. La istanza dei
cittadini la citava per dimostrare che esistono modalità istruttorie per
valutare preventivamente l’impatto ambientale e sanitario di un impianto in sede di autorizzazione integrata
ambientale, modalità che potevano essere utilizzati per redigere il Parere
Sanitario previsto dalla procedura di rilascio dell’AIA anche per l’impianto di
Saliceti.
Quanto al fatto che la Delibera della
Regione (2016) è stata approvata dopo il rilascio dell’AIA (2015) non rileva
assolutamente ai fini del ragionamento sviluppato nella Istanza dei cittadini e
per due motivi chiarissimi:
1. La delibera della Regione sulla
VIIASnon ha carattere vincolante ma è solo un insieme di linee guida da seguire
a discrezionalità degli enti, a seconda delle loro diverse competenze, nella
gestione della istruttoria del rilascio dell’AIA
2. Se proprio vogliamo giocare con
le date la delibera della Regione non fa altro che riprodurre le linee guida
dell’Ispra deliberate il 22.04.2015 quindi ben
6 mesi prima del rilascio dell’AIA all’impianto di Saliceti.
SECONDA ASSURDITÀ DICHIARATA DALLA PROVINCIA
“2) il citato parere da esprimere ai sensi
dell’articolo 216 del RD 27 luglio 1934 n. 1265, fa riferimento ad un elenco di
industrie insalubri, in seguito riportato dal Decreto 5 settembre 1984. Nel
citato elenco l’impianto in parola non figura in nessuna delle due classi”
Le due classi che cita la
dichiarazione della Provincia sono quelle di prima classe e seconda classe.
Quelle di prima classe non possono stare vicino a centri abitati salvo si
dimostri da parte del gestore e previa verifica della Autorità Sanitaria
(Sindaco) che non recano nocumento alla salute pubblica. Quelle della seconda
classe possono stare vicino a centri abitati ma previa apposite prescrizioni di
prevenzione sanitaria.
Intanto è falso quanto dichiarato dalla Provincia in quanto gli impianti che
trattano rifiuti (a prescindere dalla tecnologia usata) rientrano nella
classificazione delle industrie insalubri di prima classe. Infatti per classificare una industria
insalubre di prima classe occorre verificare tre parametri:
Sezione A): le sostanze chimiche
utilizzate nella attività industriale
Sezione B): i materiali e prodotti
trattati nel ciclo produttivo
Sezione C): la tipologia di attività
e impianto
Ora il punto 100 della sezione B)
dell’elenco delle industrie insalubri di prima classe (ex DM 5/9/1994) prevede
tra i prodotti e materiali il cui utilizzo comporta la dichiarazione di
industria insalubre di prima classe proprio i “rifiuti solidi”.
La questione potrebbe chiudersi qui
ma voglio essere ancora più preciso.
Prima di tutto il Parere
Sanitario che deve rilasciare il Sindaco, nel caso disciplinato dal comma 6
articolo 29-quater DLgs 152/2006, non riguarda tanto le industrie insalubri ma
gli impianti assoggettati ad AIA a prescindere siano dichiarati insalubri. Il
fatto che si citi l’articolo 216 è solo per richiamare il fatto che il Sindaco
entra in gioco nella procedura di AIA non come rappresentante del Comune ma
come Autorità Sanitaria sul territorio Comunale. Se così non fosse la normativa
dovrebbe prevedere il parere del Sindaco anche nelle altre procedure
autorizzatorie (Autorizzazione Unica Ambientale, Autorizzazione unica impianti
da fonti rinnovabili e assimilate, tanto per fare due esempi) quando entrano in
gioco industrie insalubri, cosa che non è.
In secondo luogo se è vero che
secondo una certa giurisprudenza il rilascio dell’AIA supera la normativa delle
industrie insalubri è altrettanto vero che detta giurisprudenza afferma che
affinchè il rilascio dell’AIA abbia questo effetto occorre che venga esercitata
la funzione del Sindaco in materia di rilascio del Parere Sanitario ai sensi
del comma 6 articolo 29-quater più volte citato in precedenza in questo post. Infatti “il legislatore ha previsto un
coordinamento fra le due discipline,
imponendo all’autorità che rilascia l’A.I.A. di acquisire, in sede di
istruttoria, le “prescrizioni del Sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del
regio decreto 27 luglio 1934 n°1265”, ovvero del citato TULS in materia di
industrie insalubri, e di tenerne conto nel rilascio dell’autorizzazione;” (TAR TAR Lombardia (BS) Sez. I sent.
1767 del 12 Dicembre 2008).
Quindi
come ben chiarisce questa sentenza il Parere del Sindaco all’interno del
rilascio dell’AIA si « impone » ex lege ed è quindi obbligatorio
tanto più se l’industria in questione è classificata insalubre come ho
ampiamente spiegato in questo post QUI.
TERZA ASSURDITÀ NELLA
DICHIARAZIONE DELLA PROVINCIA
“3) L’ASL 5,
autorità competente nell’ambito del procedimento di rilascio dell’AIA, ha
fornito il seguente parere (nota prot. 6685 del 1/7/2015): non si riscontrano,
nelle modalità di trattamento delle emissioni e di abbattimento degli odori,
elementi ostativi alla concessione del rilascio dell’AIA fatte salve le
prescrizioni di Arpal”
In questo parerino dell’ASL si
riscontrano numerose contraddizioni e incongruenze. Infatti:
Prima questione: l’autorità
competente nell’AIA non è l’ASL ma il soggetto istituzionale che rilascia il
provvediento come affermato dalla lettera p) articolo 5 del DLgs 152/2006, nel
caso ligure la Provincia.
Seconda questione: si afferma che
le uniche prescrizioni sono quelle dell’Arpal e in questo modo si ammette che
nessuna prescrizioni di tipo sanitario sull’impianto in questione sia stata
rilasciata nonostante che come abbiamo visto sopra la legge le preveda
espressamente
Terza questione: il Parere deve
essere rilasciato dal Sindaco non dall’ASL che al massimo può supportare
tecnicamente il Sindaco nell’esercizio di questa funzione cosa che non ha fatto
neppure autonomamente come dimostra proprio la dichiarazione della Provincia
sopra riportata. Non
solo ma come afferma una delle sentenze più chiare (e non appellata) in
materia: “la citata normativa ascrive a
competenze diverse la tutela di distinti interessi (alla ASL quella correlata
alle emissioni; al sindaco quella rapportata al possibile “pericolo o danno per
la salute pubblica” (TAR Lazio sezione I sentenza n° 819 del 14 settembre 2009).
CONCLUSIONE
Trovo
francamente irrituale, per non usare termini più forti, che la Provincia si
presi a rilasciare pareri confusi come quello sopra esaminato solo ed
esclusivamente per coprire una chiara omissione da parte di un Sindaco. Le
istituzioni spezzine hanno fatto così l’ennesima bruta figura!
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