Il 25 marzo 2026 la Commissione UE ha adottato le nuove
linee guida (QUI)
per aiutare gli Stati membri ad adattare la rete Natura 2000 di siti naturali
protetti alle crescenti pressioni del cambiamento climatico.
Lo stato della natura come deriva dai documenti ufficiali
UE (richiamati nel seguito del commento) non è buono anzi scarso anche riferito
ai soliti siti classificati Habitat dalla Direttiva UE sulla biodiversità (QUI).
Il rischio è che in questo quadro già compromesso impatti aggiuntivi prodotti dai
mutamenti climatici creino una deriva che possa mettere a rischio la
sopravvivenza di queste aree protette. Questo anche per non linearità del
rapporto tra fattori di impatto climatico e siti habitat.
Le linee guida dimostrano la connessione tra le politiche
di mitigazione dei rischi climatici con quelle di ripristino della natura come
disciplinate dal nuovo Regolamento UE (QUI)
in materia recentemente recepito nel nostro ordinamento nazionale (QUI).
Infatti le linee guida affermano: “Oltre al ripristino, un'ampia gamma di
misure di gestione, manutenzione, riduzione del rischio e adattamento può
ulteriormente rafforzare la resilienza degli ecosistemi”, per poi
aggiungere: “le misure dovrebbero concentrarsi sul rafforzamento della
resilienza in loco, riducendo le pressioni esistenti, migliorando le condizioni
abiotiche, ripristinando gli ecosistemi degradati e potenziando la
connettività, facilitando al contempo la mobilità delle specie laddove
necessario”.
Di seguito una sintesi, dai documenti ufficiali della UE,
sulle criticità della natura in Europa che può essere ulteriormente compromessa dai mutamenti climatici in atto, per poi riportare ampi stralci delle linee
guida ..
LO STATO DELLA NATURA NELLA UE
La questione
assume in significato molto rilevante considerato che l'ultimo Rapporto
dell'AEA sullo "Stato della natura nell'UE" per il periodo 2013-2018
(pubblicato nel 2020) ha
concluso che lo stato di conservazione di quasi la metà delle specie di uccelli
selvatici nell'UE è buono, ma lo stato di conservazione della maggior parte
(63%) delle specie protette ai
sensi della Direttiva Habitat è ancora scarso o cattivo. Lo stato di
conservazione è favorevole solo
per il 15% dei 230 tipi di habitat protetti. Inoltre, l'81% ha uno stato di conservazione scarso o cattivo a
livello UE e il 4% è segnalato come sconosciuto. Rispetto al periodo di
riferimento precedente, la quota di habitat con un cattivo stato di
conservazione è aumentata del 6% (dati
confermati nel 2023 dalla EEA: QUI).
Il suddetto
Rapporto 2013-2018 conclude affermando che le pressioni esistenti e le
minacce future previste che questi habitat e specie devono affrontare sono
ancora troppo significative per consentire loro di riprendersi e di raggiungere
uno stato di conservazione favorevole.
Secondo le nuove
linee guida per molti habitat e specie, anche impatti aggiuntivi
relativamente piccoli legati al clima
possono portare a ulteriori declini e spingere le specie o gli habitat
oltre una soglia oltre la quale la loro sopravvivenza o il loro recupero non
sono più possibili. È quindi importante che le strategie e le azioni di
conservazione per queste specie e habitat tengano conto dei crescenti impatti
del cambiamento climatico, in modo proporzionato e in linea con le circostanze
nazionali.
L'intera gamma di impatti del clima sulla biodiversità è
descritta in Scheffers et al. (2016: QUI).
Nella UE per analizzare gli impatti del clima sulla
biodiversità ed in particolare:
1. ecosistemi terrestri (QUI);
2. oceani ed ecosistemi costieri (QUI);
3. in generale vedi valutazione Europea del Rischio
Climatico (QUI).
Impatti definiti nell’allegato 2 alle nuove linee
guida.
La relazione tra fattori di impatto climatico, habitat e specie può anche essere non lineare, in quanto benefica fino a un certo punto prima di diventare dannosa e/o complessa a causa delle interazioni con altre componenti climatiche o cambiamenti ambientali.
Gli impatti dei cambiamenti climatici interagiscono con
altre pressioni esistenti sugli habitat e sulle specie, come i cambiamenti
nell'uso del suolo, la gestione degli habitat, l'inquinamento e lo sviluppo
delle infrastrutture.
Il rapporto dello spazio climatico rappresenta l'area in
cui, in un dato momento, si prevedono condizioni climatiche idonee che
costituiscono una parte dell'areale attuale o recente di un habitat o di una
specie. Si tratta di un parametro importante che indica i potenziali impatti
climatici complessivi. Ad esempio, un rapporto del 25% entro il 2030
suggerirebbe che, entro tale data, l'areale della specie raggiungerà un quarto
della sua area attuale. Un rapporto superiore al 100% indica il potenziale di espansione
della distribuzione della specie, a seconda di altre condizioni, in particolare
la presenza di habitat idonei.
L'aumento della potenziale estensione e superficie di un
habitat dipende dalla presenza di uno spazio climatico adatto che coincida con
aree idonee sotto tutti gli altri aspetti critici (ad esempio, tipo di suolo,
idrologia, altitudine, esposizione). Pertanto, potrebbero essere necessari
interventi umani per favorire la creazione di habitat in nuove aree con uno
spazio climatico adatto.
Potrebbe anche essere necessario molto tempo (forse
decenni) perché gli habitat si sviluppino in nuove aree con un clima adatto,
causando un effetto di ritardo.
Gli impatti osservati su specie ed ecosistemi forniscono prove chiare e solide del fatto che una rete Natura 2000 completa, ben gestita e ben interconnessa, insieme ad altre aree protette, sarà di fondamentale importanza per il futuro degli habitat e delle specie Natura 2000. Per le specie e gli habitat con un elevato grado di sovrapposizione tra lo spazio climatico attuale e quello previsto, ci si può aspettare che i siti Natura 2000 continuino a ospitare un'alta percentuale della loro popolazione biogeografica o area di habitat.
Fattori che contribuiscono alla sensibilità di una specie
agli impatti del cambiamento climatico includono tipicamente:
• dipendenza da un habitat e/o microhabitat
specializzato;
• tolleranze o soglie ambientali che potrebbero essere
superate a causa del cambiamento climatico;
• dipendenza da fattori ambientali che potrebbero essere
alterati dal cambiamento climatico;
• dipendenza da interazioni interspecifiche che
potrebbero essere alterate dal cambiamento climatico;
• rarità;
• ciclo vitale sensibile (ad esempio, lunga durata della
generazione e tassi di crescita lenti);
• elevata esposizione ad altre pressioni (come quelle
derivanti da specie invasive o dall'abbandono del territorio).
I FONDAMENTI SCIENTIFICI DELLE LINEE GUIDA
Le linee guida partono dal presupposto per cui i
cambiamenti climatici stanno già causando spostamenti negli ecosistemi, negli
habitat e nella distribuzione delle specie, spesso verso latitudini e
altitudini più elevate, con impatti particolarmente dannosi sugli habitat e
sulle specie endemiche, rare e minacciate, protette dalle Direttive UE Uccelli
(QUI)
e Habitat (QUI).
Si prevede che questi impatti si intensificheranno nei prossimi decenni.
Molti ecosistemi svolgono un ruolo essenziale nella riduzione delle emissioni di gas serra e offrono soluzioni basate sulla natura per adattarsi ai cambiamenti climatici. Le misure di conservazione degli habitat e delle specie nei siti Natura 2000 contribuiscono in modo significativo a questo scopo. Le soluzioni basate sulla natura possono prevenire la perdita e ripristinare gli ecosistemi ricchi di carbonio e possono affrontare i rischi climatici come inondazioni fluviali e costiere, frane, scarsità d'acqua, erosione (anche a seguito di incendi boschivi) e degrado del suolo, in modo economicamente vantaggioso. Oltre al ripristino, un'ampia gamma di misure di gestione, manutenzione, riduzione del rischio e adattamento può ulteriormente rafforzare la resilienza degli ecosistemi, a seconda delle circostanze e delle priorità nazionali.
I documenti scientifici di riferimento:
1. Rapporto speciale del Gruppo intergovernativo sui
cambiamenti climatici (IPCC) sul cambiamento climatico e la terra (QUI)
2. Rapporto di valutazione sul degrado e il ripristino
del suolo (QUI)
3. Rapporto di valutazione globale IPBES sulla
biodiversità e i servizi ecosistemici (QUI).
4. Quadro globale sulla biodiversità Kunming-Montreal (QUI).
Il quadro IPBES stabilisce obiettivi chiari per la protezione e il ripristino della natura entro il 2030 e obiettivi specifici in relazione alla mitigazione e all'adattamento ai cambiamenti climatici: Ad esempio:
- OBIETTIVO 8: Ridurre
al minimo l'impatto dei cambiamenti climatici e dell'acidificazione degli
oceani sulla biodiversità e aumentarne la resilienza attraverso azioni di
mitigazione, adattamento e riduzione del rischio di catastrofi, anche
attraverso soluzioni basate sulla natura e/o approcci basati sugli ecosistemi,
riducendo al minimo gli impatti negativi e promuovendo quelli positivi
dell'azione per il clima sulla biodiversità.
- OBIETTIVO 11:
Ripristinare, mantenere e migliorare i contributi della natura alle persone,
comprese le funzioni e i servizi ecosistemici, come la regolazione dell'aria,
dell'acqua e del clima, la salute del suolo, l'impollinazione e la riduzione
del rischio di malattie, nonché la protezione dai pericoli naturali e dalle
catastrofi, attraverso soluzioni basate sulla natura e approcci basati sugli
ecosistemi a beneficio di tutte le persone e della natura
LE LINEE GUIDA PROMUOVONO UNA VISIONE INTEGRATA DELLE
NORMATIVA SULLA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ E RESILIENZA CONTRO I MUTAMENTI
CLIMATICI
L'UE riconosce il ruolo centrale della biodiversità
nell'adattamento ai cambiamenti climatici. La sua strategia del 2021
sull'adattamento ai cambiamenti climatici (QUI)
e la comunicazione sulla gestione dei rischi climatici (QUI)
sollecitano il ripristino e la gestione degli ecosistemi basati su basi
scientifiche. Approcci più integrati e a lungo termine sono essenziali per la
gestione efficace della rete Natura 2000 e per il raggiungimento degli
obiettivi delle direttive Uccelli e Habitat e del Regolamento sul ripristino
della natura (QUI).
Inoltre, la Commissione ha inoltre adottato nel 2021 una
nuova strategia dell'UE per le foreste al 2030 e una strategia dell'UE per il
suolo al 2030 (QUI),
poiché sia le foreste che i suoli sono ecosistemi cruciali sia per la
conservazione della biodiversità che per la mitigazione e l'adattamento ai
cambiamenti climatici.
A sua volta la Legge europea sul clima (QUI) ha stabilito l'obbligo di garantire progressi continui nel
miglioramento della capacità di adattamento, nel rafforzamento della resilienza
e nella riduzione della vulnerabilità ai cambiamenti climatici, in conformità
con l'articolo 7 (QUI)
dell'Accordo di Parigi.
Le esternalità economica della mancata tutela della biodiversità
I suddetti documenti sottolineano le soluzioni su larga scala e a lungo termine basate sulla natura come opzioni economicamente vantaggiose, multifunzionali e "senza rimpianti”.
Una gestione economicamente efficiente della rete Natura
2000 e il ripristino degli ecosistemi degradati contribuiscono alla resilienza
economica, alla prosperità e alla stabilità finanziaria dell'Europa. Nel
febbraio 2026, l'IPBES ha pubblicato una nuova valutazione che evidenzia come
il continuo degrado della natura comporti rischi sistemici non solo per gli
ecosistemi, ma anche per le attività economiche, i modelli di business e la
redditività aziendale a lungo termine, poiché la perdita di biodiversità, il
collasso degli ecosistemi e le pressioni climatiche sono sempre più intrecciati
con il rischio finanziario, l'interruzione delle catene di approvvigionamento e
la perdita di competitività, QUI .
Gli esperti della Banca Centrale Europea hanno ribadito
questo concetto nel loro lavoro, il quale:
a) ha rilevato che nell'area dell'euro circa il 72% delle
imprese non finanziarie (circa tre milioni di aziende, che rappresentano quasi
il 75% dei prestiti bancari alle imprese) dipendono fortemente da almeno un
servizio ecosistemico;
b) ha dimostrato che gli ecosistemi degradati
compromettono la produttività, interrompono le catene di approvvigionamento e
aumentano la vulnerabilità agli shock, creando rischi per l'economia e il
settore finanziario (QUI). Una
gestione economicamente efficiente della rete Natura 2000 e il ripristino degli
ecosistemi degradati contribuiscono alla resilienza economica, alla prosperità
e alla stabilità finanziaria dell'Europa. La sopra citata valutazione dell'IPBES del febbraio 2026, evidenzia come il continuo degrado della
natura comporti rischi sistemici non solo per gli ecosistemi, ma anche per le
attività economiche, i modelli di business e la redditività aziendale a lungo
termine, poiché la perdita di biodiversità, il collasso degli ecosistemi e le
pressioni climatiche sono sempre più intrecciati con il rischio finanziario,
l'interruzione delle catene di approvvigionamento e la perdita di competitività,
QUI.
FINALITÀ GENERALI DELLE LINEE GUIDA
Le Linee guida:
1. chiariscono come le disposizioni delle Direttive Natura
possano essere applicate nella designazione e nella gestione dei siti Natura
2000 nel contesto degli impatti dei cambiamenti climatici.
2. individuano le esigenze di pianificazione strategica e le misure pratiche a supporto dell'adattamento a livello della rete Natura 2000, dei singoli siti e dei paesaggi e mari circostanti.
3. promuovono
l'utilizzo di soluzioni basate sulla natura e partenariati strategici con i
settori pertinenti, anche per la prevenzione dei disastri, al fine di ottenere
benefici collaterali per la biodiversità, nonché obiettivi di adattamento e
mitigazione dei cambiamenti climatici.
4. l'adattamento di Natura 2000 ai cambiamenti climatici
dovrebbe basarsi su valutazioni di vulnerabilità e rischio per identificare gli
habitat, le specie e i siti più a rischio, nonché i rifugi climatici
importanti, per orientare le azioni a livello di rete, sito e paesaggio
circostante.
5. le misure dovrebbero concentrarsi sul rafforzamento
della resilienza in loco, riducendo le pressioni esistenti, migliorando le
condizioni abiotiche, ripristinando gli ecosistemi degradati e potenziando la
connettività, facilitando al contempo la mobilità delle specie laddove
necessario.
6. la coerenza della rete Natura 2000 dovrebbe essere
valutata e rafforzata aggiungendo o ampliando i siti o modificando i confini in
risposta agli spostamenti degli areali.
7. Potrebbero essere necessarie misure paesaggistiche più
ampie per ridurre le pressioni esterne, migliorare la connettività e
ripristinare gli habitat in linea con le Direttive Natura e il Regolamento sul
Ripristino della Natura. In particolare, il Regolamento sul ripristino della
natura (QUI)
rappresenta un'ulteriore opportunità per costruire sinergie efficaci nelle
azioni politiche a livello nazionale, regionale e locale, in quanto stabilisce
norme a livello UE sul ripristino degli ecosistemi per garantire il recupero di
una natura ricca di biodiversità e resiliente in tutta l'UE, contribuendo così
agli obiettivi dell'UE in materia di mitigazione e adattamento ai cambiamenti
climatici. Fino al 2030, per gli ecosistemi terrestri e di acqua dolce protetti
a livello europeo, gli Stati membri possono dare priorità alle misure di
ripristino nelle aree che si trovano nei siti Natura 2000.
FASI CHIAVE PER LA CREAZIONE DI UN QUADRO DI ADATTAMENTO
PER LA RETE NATURA 2000 (ALLEGATO 3 ALLE LINEE GUIDA)
Un quadro di adattamento ai mutamenti climatici per la rete Natura 2000 potrebbe essere integrato nei cicli nazionali di pianificazione dell'adattamento, consentendo sinergie con le relative azioni politiche, tempistiche flessibili, utilizzo dei dati e definizione delle priorità. Ciò sarebbe particolarmente rilevante per i piani nazionali di ripristino previsti dal Regolamento sul ripristino della natura e per i Piani nazionali per l'energia e il clima (PNEC).
Preparare il terreno per l'adattamento
• acquisire una comprensione generale iniziale dei cambiamenti climatici previsti, delle pressioni e delle minacce in tutto il paese/le regioni e nella rete Natura 2000;
• identificare le parti interessate e sviluppare capacità
istituzionali e partenariati strategici a supporto della pianificazione e
dell'attuazione.
Creare quadri istituzionali e partenariati con le parti
interessate.
Requisito fondamentale per l'adattamento è il
coinvolgimento di una vasta gamma di parti interessate a supporto di approcci
integrati e transdisciplinari all'adattamento ai cambiamenti climatici nelle
aree protette. Questo perché, per avere successo, l'approccio deve abbracciare
molteplici questioni, come gli obiettivi di conservazione, i potenziali impatti
climatici, altre minacce interagenti, il contesto istituzionale, le politiche,
la legislazione e la società civile. Ciò vale soprattutto per Natura 2000,
poiché la stragrande maggioranza dei siti è soggetta a importanti usi economici
e sociali. Una pianificazione interdisciplinare ben progettata (soprattutto su
larga scala) e l'attuazione delle misure di adattamento in stretta
collaborazione con una vasta gamma di soggetti interessati sono anche modi per
minimizzare il rischio di disadattamento.
Per raggiungere questo obiettivo, un importante passo
preparatorio è garantire la necessaria capacità istituzionale in tal senso
fondamentali sono le Linee guida sulle strategie e i piani di adattamento degli
Stati membri (QUI).
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