ETS: acronimo
di Emissions Trading System. È il
sistema europeo di scambio di quote di emissione di CO₂, basato sul principio
“cap-and-trade”, che mira a ridurre le emissioni di gas serra nei settori
industriali e dell’energia.
Il sistema ETS è disciplinato dalla Direttiva (UE) 2023/959 (QUI) del Parlamento Europeo e del Consiglio del 10 maggio 2023 che, modificando la Direttiva quadro 2003/87/CE (EU-ETS), ha esteso il sistema di scambio quote emissioni dei gas serra al trasporto marittimo. Per una analisi di questa normativa e per capire il sistema scambio quote di emissioni vedi QUI.
Gli operatori marittimi a cominciare dalla Associazione
degli armatori italiani (Confitarma) da tempo contestano questa normativa che
produrrebbe danni a loro prima di tutto e alla competitività del sistema degli
operatori marittimi.
Nel post che segue dimostrerò:
1. I danni della suddetta normativa sono in realtà stati molto
dimensionati rispetto alla importanza globale della riduzione delle emissioni
dei gas serra.
2. Sono molte le cose non dette sulla problematica della
applicazione del sistema ETS alle navi e soprattutto molto si può fare per una
equilibrata applicazione di detta normativa e di questo fornisco nel post
alcuni esempi.
3. la vera dimostrazione della logica lobbystica degli
armatori emerge dalla loro posizione sulla recentissima proposta della
Commissione UE di revisione della applicazione della Direttiva EU-ETS al
settore marittimo.
IL SISTEMA ETS NON PRODUCE I DANNI ECONOMICI PAVENTATI
DAGLI ARMATORI: LO DIMOSTRANO STUDI UFFICIALI DELLA UE E DI ENTI INDIPENDENTI
Prima di tutto si veda la Valutazione (QUI)
di Impatto ambientale ma anche socioeconomico che la Commissione ha svolto in
vista della approvazione della normativa EU ETS. Valutazione che ha
chiarito come la normativa avrà un impatto minimo sulla competitività dei
porti, nonché marginale sui costi ambientali nella scelta del porto. Infatti secondo
detta Valutazione (punto 6.2.2. parte I): “la fissazione del prezzo del
carbonio nel settore marittimo porterebbe a progressivi miglioramenti
dell'efficienza energetica, in particolare nell'orizzonte temporale successivo
al 2030, contribuendo a ridurre i costi del carburante.” Ma soprattutto la
Valutazione dimostra quello che la logica di pure profitto degli armatori
rimuove del tutto: la riduzione delle esternalità dei costi per la società
determinati dalla riduzione delle emissioni: “In termini di costi esterni,
tutte le opzioni politiche genererebbero importanti risparmi economici, in
quanto porterebbero a una sostanziale riduzione degli inquinanti atmosferici. A
seconda dell'opzione politica e dell'ambito di applicazione selezionati, si
stima che i risparmi sui costi esterni si aggireranno tra i 345 e i 540 milioni
di euro nel 2030 rispetto al valore di riferimento e oltre 13,7 miliardi di
euro nel periodo 2020-2050 in termini di valore attuale netto (ad esempio, fino
a 18,1 miliardi di euro per lo scenario MAR1 , ce ne sono altri 3). Nel MAR1,
l'estensione dell'ETS al settore marittimo comporterebbe una riduzione totale
di 59 Mt di emissioni di CO2 nel 2030 per l'ambito geografico più ampio, 45 Mt
per quello intermedio e 30 Mt per i viaggi intra-UE e le emissioni
all'ormeggio.
Queste stime includono gli effetti aggregati sulla
salute, la perdita di raccolti, la perdita di biodiversità e i danni materiali.”
Stesse conclusioni nei documenti più recenti della
Commissione del 2025:
La Relazione (QUI)
della Commissione UE del 18 marzo 2025 (Monitoraggio
dell'attuazione della Direttiva 2003/87/CE in relazione al trasporto marittimo)
dimostra che la normativa ETS non sta limitando gli investimenti nei porti UE: “gli
investimenti pianificati nei porti, sia nell'UE che nei paesi limitrofi,
non stanno registrando una significativa inversione di tendenza rispetto alle
tendenze già in atto negli ultimi anni, con molti porti che continuano
a pianificare investimenti ambiziosi per aumentare la loro competitività la
quota di mercato, in particolare per le attività di trasbordo di container."
Inoltre la Relazione del 18 marzo 2025 chiarisce: "L'analisi non mostra evidenze di una riduzione dei servizi di
trasporto marittimo verso le isole o le regioni ultraperiferiche dell'UE, con
il traffico portuale e le attività di trasbordo che rimangono
relativamente stabili.". Con buona pace delle richieste
degli armatori sulla esclusione del sistema ATS ai traffici marittimi per le
isole minori!
Si veda anche lo studio (QUI)
della Associazione Transport & Environment (T&E) che
dimostra la necessità di mantenere sia il sistema ETS che l’accordo IMO Net-Zero
devono essere mantenuti. In particolare, in questo studio si dimostra come i
principali vettori marittimi hanno scelto di trasferire i costi ETS ai clienti
tramite supplementi, a sostegno della tesi del 2021 della Commissione secondo
cui le pratiche commerciali rimarrebbero invariate
Infine, altro studio (QUI)
del maggio 2025 che dimostra come perfino il più blando accordo IMO Net-zero
del 2025 (QUI)
sulle emissioni di gas serra per le attività di navigazione modesti impatti
negativi sulle esportazioni e sul PIL reale. Tuttavia, gli impatti negativi
possono essere parzialmente attenuati ridistribuendo le entrate derivanti
dalla tassa sul carbonio ai paesi più sensibili ai cambiamenti
climatici.
COSA VIENE RIMOSSO DAGLI ARMATORI PER GIUSTIFICARE LE
LORO CRITICHE ALLA APPLICAZIONE DEL SISTEMA ETS ALLE NAVI
Una spedizione di container da Shanghai a Parigi può produrre da 7,3 a 10 tonnellate di CO₂- Senza misure di decarbonizzazione, le emissioni marittime potrebbero raggiungere il 130% dei livelli del 2008 entro il 2050 con l'espansione del commercio (Revisione UNCTAD del Trasporto Marittimo 2023 (Nazioni Unite, 2023). In questo quadro spicca la Relazione 2024 (QUI) della Commissione UE sulle emissioni di CO2 generate dal trasporto marittimo dove si afferma che le emissioni di gas serra nel settore non diminuiscono e restano al livello del 2008! Con l'aggiunta delle emissioni di particolato carbonioso, che rappresentano circa il 7% delle emissioni di gas serra del trasporto marittimo internazionale. Si veda anche la elaborazione dello studio di Transport & Environment QUI. e QUI.
La società francese BuyCo, insieme al suo partner Searoutes, con appositi software (QUI) pianifica i viaggi per favorire rotte e modalità di viaggio con minori emissioni con riduzione al 30%. Ma si veda il gruppo Cga Gmg (trasporto e spedizione container) che utilizzerà algoritmi di intelligenza artificiale per individuare, per ogni viaggio, la combinazione più efficiente in termini di velocità, percorso e gestione energetica, contribuendo a ridurre il consumo di combustibile senza compromettere l’affidabilità dei servizi. Con questo sistema si garantisce una riduzione di 600.000 tonnellate di CO₂ all’anno equivalente alle emissioni annuali di una città di medie dimensioni.
Una notte su una nave da crociera è tassata quasi la metà di una notte in hotel, come mostra un nuovo studio di T&E. Questo nonostante i loro alti costi ambientali e climatici In media, i costi esterni legati al clima del settore crocieristico superano i ricavi dell'ETS di un fattore vicino a due o tre. Per i costi legati all'inquinamento atmosferico, non esiste una tale tassa a livello UE. (studio pubblicato 3 luglio c.a. del centro studi internazionale Transport & Environment: QUI)
Il mancato accordo dell’Imo sul quadro globale per la
riduzione delle emissioni entro il 2050 non ha favorito il consumo dei
combustibili alternativi per la navigazione. Gli operatori continuano a dare
più importanza ai costi che all’ambiente come ha affermato (il 20 maggio 2026 QUI)
il responsabile Fleet Management & Technology del gruppo Maersk. Quindi
sono gli accordi politici e la cultura inadeguata degli operatori non l’ETS
DNV uno dei principali di enti di certificazione
indipendenti a livello globale ha ricordato (QUI)
che esiste un problema sulla qualità dei dati sulle emissioni delle navi che
devono essere prodotti dagli operatori ai fini delle verifiche Secondo DNV sono
arrivati a 4 gli obblighi di segnalazione delle emissioni per le navi che
operano in acque europee, insieme al DCS dell'IMO (QUI)
e all'MRV (QUI)
e all'ETS dell'UE. I rapporti MRV ed ETS del Regno Unito e qualsiasi accordo di
pooling previsto dal FEUM (QUI)
aggiungono ulteriore complessità. "I clienti stanno trovando difficile
rispettare la scadenza della verifica", afferma Conrad Golebski, Global
Sales Manager di MRV, DCS e FuelEU Maritime di DNV. "Ma la mancata
conformità comporta costi, che possono essere piuttosto elevati per le navi che
non raggiungono gli obiettivi di emissione.". DNV nel suo report
dimostra la confusione nella conformità dei dati comporta costi, che possono
essere piuttosto elevati per le navi che non raggiungono gli obiettivi di
emissione.".
USARE I PROVENTI DELLE QUOTE ETS PER FINANZIARE I
COMBUSTIBILI ALTERNATIVI PER LA NAVIGAZIONE MARITTIMA: LA PROPOSTA DELLA
COMMISSIONE UE
Non sono i costi della normativa ETS il vero problema. Come affermano (22 giugno 2026 QUI) gli stessi armatori le navi adatte a carburanti più sostenibili stanno aumentando ma mancano i combustibili alternativi. Mancano NON perché non sono tecnicamente realizzabili ma per i ritardi del mercato europeo; infatti, l’Asia guida il mercato con il 74% dei progetti di produzione di carburanti sostenibili, mentre l’Europa rappresenta appena il 10%! Gli armatori chiedono di rinvestire i ricavi dell'ETS nella decarbonizzazione del trasporto marittimo in particolare per i combustibili alternativi.
Bene questa richiesta è stata ottenuta. Infatti, pochi
giorni fa la Commissione ha proposto di allocare 110 milioni di quote ETS per
sostenere carburanti puliti e tecnologie di propulsione ((biocarburanti
avanzati, Rfnbo, idrogeno/carburanti a basse emissioni), oltre ai costi di
propulsione a zero emissioni (elettrica, eolica assistita). 110 milioni di
quote ETS corrispondono in media a circa 8 miliardi di euro dal fino al 2040,
un valore medio considerato di quanto varranno le quote di ets al momento della
loro assegnazione ma comunque significativo se spalmato sui singoli anni.
La proposta della Commissione UE prevede anche un
meccanismo di deduzione che permetterebbe alle compagnie di navigazione di
restituire un numero inferiore di quote se le stesse emissioni siano già
tassate a livello IMO evitando troppi pagamenti.
Infine, è previsto fino al 2035 una riduzione per le
grandi portacontainer (da 10mila Teu in su) provenienti da porti extra-Ue con
rotte sopra le 300 miglia.
GLI ARMATORI LOBBYSTI NON SONO CONTENTI DELLA PROPOSTA
DELLA COMMISSIONE UE
Reazione degli armatori? Sono insoddisfatti comunque (QUI).
Vogliono che il 100% dei proventi venga destinato alla decarbonizzazione del
settore marittimo, tradotto a loro! Inoltre, la proposta della Commissione non
esclude uno spostamento dei trasporti in strada limitando le autostrade del
mare, tradotto mantenere il loro ruolo e i loro profitti visto che le navi
emettono CO2 come il trasporto su strada nella situazione attuale.
Infine, per gli armatori: “la proposta non prevede un
meccanismo chiaro che ne assicuri l’allineamento e il progressivo superamento,
una volta operativo il sistema globale equivalente adottato dall’IMO.” Mi
sembra chiaro vogliono eliminare l’ETS alle navi in versione UE per spostarlo
sul prospettato sistema IMO dove loro hanno più audience per ovvi motivi. Tesi perseguita
da tempo dagli armatori come si dimostra da questa posizione dell’8 agosto 2025
QUI.
Invece per ora niente incentivi per i porti come invece
chiedeva (QUI)
FEPORT (associazione europea di società della movimentazione carichi e
logistica nei porti) per sostenere i programmi di elettrificazione e
decarbonizzazione dei porti. Si veda il comunicato (QUI) di FEPORT di fronte alla proposta della Commissione analizzata nel precedente capitolo.
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