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martedì 26 maggio 2015

Renzi Paita al comizio spezzino: il conflitto è il sale della democrazia

Riflettevo ieri dopo le contestazioni a Renzi e Paita  nel loro comizio elettorale spezzino.....
politici (non solo capi di governo) ma anche consiglieri regionali, sindaci, assessori addirittura a volte consiglieri comunali hanno spesso bisogno di pararsi il culo con schieramenti militarizzati di polizia.. 
Basti ricordare, per rimanere a Spezia, il consiglio comunale su Piazza Verdi del luglio 2013 con i carabinieri in tenuta antisommossa che impedivano ai contestatori del progetto di entrare nell’aula consiliare.

A volte, raramente, ci possono essere effettive ragioni di ordine pubblico, soprattutto se parliamo di capi di stato e di governo (vedi rischio terrorismo).

Nella maggior parte dei casi il fenomeno di esagerati schieramenti di polizia alle iniziative politiche è frutto invece non del rischio ordine pubblico ma della fuga dal conflitto di una classe politica chiusa dentro il fortino di istituzioni di democrazia rappresentativa sempre più isolate dalla società civile.

Tutto questo è espressione della mancanza di coraggio di una classe politica che non sa più confrontarsi a viso aperto con i cittadini, che è terrorizzata dal conflitto, che demonizza il conflitto... insomma che ha paura della democrazia.

Chi come il sottoscritto comincia ad avere qualche anno sulle spalle, ricorda perfettamente che una volta (parlo solo di pochi anni fa al massimo un paio di decenni) chi ricopriva cariche politiche non temeva di confrontarsi nelle assemblee più accese anche contro un pubblico completamente ostile.

Nel breve periodo in cui ricoprii la carica di assessore non ho mai mancato di andare proprio alle assemblee dove maggiore poteva essere la contestazione verso l'amministrazione che rappresentavo.
Mi basavo, allora come oggi,  su un principio elementare della democrazia: è più importante confrontarsi con chi dissente da te che con chi invece ti sostiene, perché solo così capisci i tuoi limiti ma anche quelli di chi ti contesta  e soprattutto solo così la democrazia rappresentativa non si sterilizza, non perde il contatto con la sua vera linfa vitale: il conflitto.

Ma il conflitto oggi spaventa le classi politiche dirigenti sia nazionali che locali, anzi viene continuamente demonizzato e, con il conflitto, vengono demonizzati i cittadini attivi, quelli che una volta si chiamavano militanti e che oggi sono considerati dai politici ufficiali alla stregua di “rompicoglioni”, termine utilizzato qualche tempo fa perfino da un sindaco cólto come Cacciari.  Il Sindaco spezzino invece li ha definiti, tra i vari epiteti, come “disinformatori”.

Invece sono proprio questi “disinformatori” che possono costituire una risorsa importante per il futuro della democrazia rappresentativa.
Gabriel Almond, (non un pericoloso black block ma un politologo statunitense del 900), introdusse il termine di ATTENTIVE PUBBLIC per indicare coloro che si trovavano a metà tra i vertici politici - i centri di potere e la gente comune. Si riferiva a coloro che prestavano attenzione alle questioni in discussione e che avrebbero forse potuto specializzarsi su una particolare area delle questioni politiche : gente che non faceva politica  ma nemmeno cittadini comuni. Erano persone con le quali poteva esserci una qualche comunicazione , che potevano mettere in comunicazione le elite politiche con le masse.

Certo la contestazione e il conflitto non possono essere fini a se stessi ma perché questo non avvenga occorre ricostruire una democrazia che sintetizzi democrazia rappresentativa con democrazia partecipativa, e soprattutto occorre non demonizzare il conflitto e  neppure rimuoverlo,  ma considerarlo il sale della democrazia.
Perché come affermava un antico cultore della democrazia: “La Forza Pubblica non è altro che la maggioranza sotto le armi” (A. De Tocqueville: La Democrazia in America).


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