lunedì 31 ottobre 2016

La Centrale Enel di Spezia, il rischio di incidente, le lacune amministrative

Leggo sul Secolo XIX di oggi che il Comune di Spezia ha rilasciato l’intesa sul Piano di Emergenza Esterno (PEE) per la centrale termoelettrica di Vallegrande.

Si tratta di un documento fondamentale per la gestione del rischio di incidente industriale per impianti sottoposti alla normativa c.d. Seveso (siamo oggi alla versione III) di derivazione comunitaria.

Questo atto amministrativo obbligatorio e vincolante non è stato fino ad ora pubblicato nei siti previsti dalla legge sia del Comune (deve essere pubblicato nel settore Informazioni Ambientali della sezione Amministrazione Trasparente) ma soprattutto della Prefettura che è l'ente che lo predispone, ma sulle modalità di pubblicazione tornerò più avanti in questo post.  
Posso però dire che già come impostato e alla luce della ricerca che ho svolto nei siti degli enti competenti: Prefettura, Comune, Regione, ci sono gravi lacune amministrative. Lacune che partendo dal rischio incidentale della centrale si estendono ad un area ampia che coinvolge tutto il nostro golfo. Lacune ovviamente in riferimento alla vigente normativa (DLgs 105/2015) che disciplina la materia.

Vediamo quindi a cosa serve il PEE, come deve essere approvato,  come deve rapportarsi al territorio esterno all’impianto a cui si riferisce soprattutto nel caso della esistenza di altri impianti soggetti alla citata normativa Seveso, con quale livello e modalità di informazione e coinvolgimento del pubblico interessato. E sulla base di questa analisi capire i limiti e la lacune tutt’ora esistenti su tutti questi aspetti, in relazione alla centrale Enel di Spezia ma anche agli altri impianti presenti nella zona Golfo spezzino.

venerdì 28 ottobre 2016

Rischio incidente nei porti: analisi critica e una proposta operativa

Come ho avuto modo di analizzare in un post[1] dell’agosto 2015, su questo blog, l’articolo 33 del DLgs 105/2015 (attuazione Direttiva Seveso III sul rischio incidenti rilevanti) ha abrogato il Decreto Ministeriale 16 maggio 2001, n.293 che disciplinava il Rapporto di Sicurezza che la Autorità Portuale doveva presentare e aggiornare per valutare in termini cumulativi (rispetto a tutte le attività a rischio nei porti) il rischio di incidente industriale. 
La questione è tutt’altro che meramente formale non solo perché nei porti (come quelli di Spezia e Genova ad esempio) sono presenti industrie e attività di per se soggette alla normativa Seveso, ma anche per la presenza di sostanze pericolose sulle navi che entrano nei porti italiani potenzialmente associabili alle numerose collisioni che avvengono nei porti. Secondo il Rapporto [2] dell'European Maritime Safety Agency, nel quinquennio 2011-2014, il 42% degli incidenti che hanno visto coinvolte navi mercantili, traghetti, petroliere, bulk passeggeri è avvenuto in acque ristrette e specie nelle acque portuali. A questa percentuale, già significativa,
si aggiunge un 27% di incidenti in acque costiere sotto le 12 miglia, sovente negli spazi dove le navi in attesa di ormeggio danno fonda alle ancore e dove comunque si sviluppa la fase iniziale o quella finale delle manovre che la nave compie per entrare o uscire dal porto. Voglio ricordare che, ad esempio, nel porto di Spezia transitano, tra le altre, navi gasiere e navi militari compresi sommergibili nucleari. Aggiungo che secondo detto Rapporto il 67% degli errori sono dovuti ad errori umani ponendo quindi un ulteriore elemento di rischio in relazione alla formazione del personale e relativi controlli.

Di seguito analizzo la disciplina abrogata e quella che comunque resta in vigore nonché una analisi critica di questa abrogazione per poi concludere con una proposta istituzionale che garantisca una adeguata prevenzione del rischio incidentale anche nelle aree portuali.

mercoledì 26 ottobre 2016

Accesso agli atti interni della P.A. da parte del cittadino

Le Pubbliche Amministrazioni continuano spesso a fare resistenze di ogni genere alle richieste di accesso agli atti in loro possesso da parte dei cittadini singoli e associati. Questo nonostante che la normativa e la giurisprudenza in materia siano da tempo chiarissime. Da ultimo si veda una sentenza del Consiglio di Stato Sez. V n. 3856 del 13 settembre 2016[1] con la quale si è ribadito un principio spesso violato dalle Amministrazioni Pubbliche di ogni livello: quello sul diritto di accesso agli endoprocedimentali o atti interni.
Eppure la normativa sull’accesso in generale e sull’accesso alle informazioni ambientali su questo aspetto è chiarissima così come sull’accesso di atti spesso negati come quelli edilizi. Di seguito un riassunto della principale normativa e giurisprudenza in materia compresa l’ultima sentenza del Consiglio di Stato sopra citata.

lunedì 24 ottobre 2016

Discarica ex cava Fornace MS: tutte le lacune di valutazione e autorizzazione.

La vicenda della discarica della ex cava Fornace  nel Comune di Montignoso MS è l’ennesimo esempio di come le procedure di scelta di siti per impianti a rilevante impatto ambientale spesso e volentieri non rispettino sia la volontà dei cittadini residenti che le norme e le buone istruttorie tecnico amministrative in materia ambientale e della prevenzione sanitaria.
La discarica nata come discarica di inerti assegnata al servizio dello smaltimento dei residui di lavorazioni lapidee (marmettola) della zona, è stata con una serie di autorizzazioni trasformata dal 1993 ad oggi in una vera e propria discarica per rifiuti speciali sia non che pericolosi (amianto compreso).
Quella che segue è la versione completa della relazione che ho tenuto lo scorso sabato alla assemblea organizzata dal Comitato contro la discarica.

mercoledì 19 ottobre 2016

Discarica di Saturnia: la confusione di Acam su progetti e procedure

Oggi sul quotidiano La Nazione di Spezia i dirigenti di Acam si lamentano dei ritardi burocratici per la autorizzazione della discarica di Saturnia.

A mio avviso quel progetto è previsto in un sito sbagliato come è emerso con chiarezza anche dalla Inchiesta Pubblica in particolare per le problematiche idrogeologiche ma anche legate alla bonifica complessiva dell’area in cui la nuova discarica verrebbe collocata.  
Ma non è di questo che ora voglio trattare. Ma della superficialità del management di Acam nel presentare/elaborare e gestire proceduralmente i progetti di impianti a rilevante impatto ambientale come una discarica di servizio.

Riparazione navi porto di Genova: gli impatti ambientali esistono e vanno gestiti

La discussione del Consiglio Regionale di ieri ha sofferto troppo della logica di schieramento senza entrare nel problema dell’impatto ambientale delle attività presenti nel porto. Attività presenti peraltro  anche negli altri porti liguri (Savona/Vado e Spezia).
Se si fosse entrati nel merito forse la problematica degli impatti ambientali anche delle attività di riparazione e manutenzione navali sarebbe stata vista in un ottica diversa e le critiche alla gestione ambientale dei cantieri sarebbero state viste come più fondate di quanto non sia stato nello scontro tutto di schieramento nella Assemblea regionale che ha ridotto il tutto all’assurdo conflitto lavoro contro salute. Conflitto che non è nell’interesse di nessuno sia dei cittadini che tanto meno dei lavoratori che dell’impatto sulla salute nei luoghi di lavoro sono i primi a pagare le conseguenze.

Eppure la documentazione non  manca in materia. Faccio due esempi ma il discorso potrebbe essere sicuramente ben più ampio e mi auguro che questo succeda al più presto.

martedì 18 ottobre 2016

La disciplina della pianificazione degli ambienti costieri: porti, cantieri, turismo

La discussione che c’è stata questa mattina in Consiglio Regionale della Liguria sulla ricollocazione dei cantieri di riparazioni navali  a prescindere dalla diverse posizioni in campo,  è stata forse anche per la logica di schieramento tipica delle assemblee elettive  piuttosto limitata sotto il profilo strategico. 
Eppure in Europa su questi temi è in atto un dibattito che ha prodotto strumenti di regolamentazione della pianificazione sostenibile degli ambienti costieri e degli usi che in tali ambienti l’uomo ha realizzato o prevede di realizzare. Strumenti anche di tipo operativo con apposite linee di finanziamento per piani programmi e progetti sostenibili nell’uso delle nostre coste.
Sarebbe interessante che in Consiglio Regionale si discutesse anche su come gli strumenti che descrivono di seguito sono stati o non sono stati recepiti nelle scelte concrete sull’uso delle coste liguri come è noto tra le più “ingolfate” di attività con impatti cumulativi significativi ambientali, sociali ed economici.

Di cosa sto parlando lo spiego in questo post. 

La declassificazione del sito di Pitelli: una enorme presa in giro in danno dei cittadini

L’articolo di oggi, come sempre ben documentato da Sondra Coggio, sul Secolo XIX conferma purtroppo quanto da tempo sostengo sul fallimento totale degli obiettivi per i quali era stato giustificato (dai nostri amministratori locali) la declassificazione del sito di bonifica di Pitelli da nazionale a regionale.
Ora arriva la notizia che la annunciata (vedi articolo Secolo XIX del 24 ottobre 2014 qui a fianco) messa in sicurezza, non quindi una vera e propria bonifica, per l’area della Pertusola  (una parte piccola ma significativa dell’intero sito di Pitelli) non parte perché mancano i finanziamenti.  
Così le tronfie dichiarazioni di due anni fa di amministratori regionali e comunali (vedi QUI)  sono evaporate come neve al sole, comprese le dichiarazioni (vedi QUI) del Sindaco Federici all’epoca “siamo di fronte ad un percorso concreto” condite con le solite insultanti ironie verso chi non la pensava e non la pensa come lui.
Verrebbe voglia di fare della facile ironia anche a me se non fosse che è in gioco la salute e l’immagine del golfo e della città dove vivo.

Ma visto che siamo in zona campagna elettorale e quindi di balle su questa vicenda ne sentiremo ancora molte, mi interessa invece chiarire ancora una volta la enorme presa in giro che è stata nascosta dietro la vicenda della declassificazione del sito di Pitelli da nazionale a regionale. Una declassificazione che sempre di più appare per quello che è: un tentativo di rimuovere le responsabilità di amministratori locali e regionali prima sull’inquinamento delle colline di Pitelli e poi sulla mancata bonifica di queste.

Ma i fatti, gli atti sono li a smascherare questa enorme presa in giro come dimostro nelle note che seguono……

sabato 1 ottobre 2016

Emissioni da navi nei porti: quale trasparenza e quali controlli

In occasione dell’Italian Cruise Day in svolgimento alla Spezia si è riaperta anche nella nostra città la discussione sui rischi legati alle emissioni delle navi che attraccano nei nostri porti: sia navi container  che passeggeri. La associazione Cittadini per l’aria ha chiesto, giustamente, che vengano resi pubblici  in generale gli atti relativi ai controlli e alle eventuali sanzioni.
Ma quali sono questi atti, di chi è la competenza ad eseguirli e pubblicarli, cosa si può fare al di la dei formalismi burocratici per monitorare adeguatamente l’inquinamento dei nostri porti e l’impatto che può produrre sul territorio urbanizzato che lo circonda.